mercoledì 24 dicembre 2008

AUGURI






Occupando con un certo senso del limite questo spazio web,potenzialmente illimitato, mi limito a
ad auguri /web sentiti, anche se formali, di buone feste 2008/2009 a chiunque capitasse qua.
Agli amici fisicamente sconosciuti oppure conosciuti che lo hanno visitato con simpatia, lasciando i loro commenti, a chiunque, anche ai visitatori silenziosi.
A chi mi ha incoraggiato ad aprirlo e a continuarlo,a chi mi ha detto a voce che andava bene.
E,poiche' anche se 'accusata' di malinconia, ho al fondo sempre una dose di speranza,chiederei, per il prossimo anno, pareri operativi,consigli, ragionamenti ,anche indiscreti e scomodi ,sul modo di utilizzarlo .
Che diventi piu' vivace, meno autoreferenziato,piu' interattivo,piu' utile.
Un abbraccio a tutti.




lunedì 22 dicembre 2008

PACCHI DI NATALE




Sotto l'albero di Natale 2008 ci sono per la gente comune licenziamenti e cassintegrazioni a pioggia.
Ne ho presente due,in situazioni diverse e vicinissime,che mi hanno emozionato e fatto sentire ancora una volta da che parte stare,in questo tempo contorto.
La riflessione che faccio è che se si volesse attuare la mobilità,consona alla domanda di lavoro reale, una caratteristica dovrebbe essere l'intelligenza nell'individuazione delle opportunità.
Invece vedo una scure lanciata a tappeto su fasce deboli, giovani che tentano di entrare e che vengono defenestrati, donne cariche di competenze e persone diverse che hanno in famiglia, come regalo di natale 2008, il pacco-dono dello spettro dell'esclusione e dell'indigenza.
Faccio fatica ,quest'anno, a seguire la retorica degli auguri di buone feste.
Le auguro, sì, ma intanto a tutti questi che vivono ai margini di un sistema violento e incapace a garantire il minimo di sicurezza per vivere.
Ed inoltre:
venendo da una tradizione familiare e culturale di onesta' senza appelli possibili alle eccezioni ,auguro buone feste a chi, sotto l'albero, mette la sua, di onesta', unico bene che vale, unica grande ricchezza.

domenica 14 dicembre 2008

FELICI E CONTENTI


La Biblioteca Comunale di Misano Adriatico ha promosso, tra Ottobre e Novembre,un bel ciclo di conferenze filosofiche-con relatori di grosso calibro-sul tema della FELICITA'.
Consapevole delle mie inattitudini filosofiche gravissime-so che esiste un pensiero analitico che non possiedo con rigore-,carica dei miei umori esistenziali quasi sempre rabbuffati e un po' visionari, me ne sono sorbita un paio.
Lodevole l'afflusso di pubblico, l'attenzione e il look radical-convinto e variegato dello stesso.
Lodevoli queste piccole perle di pensiero lanciate in una Riviera che pratica ben altro.
Ma.
Mi chiedo:forse ,cito a caso, il tema scottante dell'untore,del capro espiatorio storico ,per esempio indagato con cura da un libretto a impostazione storiografica come 'La chimera', di Sebastiano Vassalli, o un convegno su quella dimenticata opera giovanile di Marino Moretti, 'I puri di cuore', con sfondo gli anni venti in Romagna e il nascente facismo, avrebbero avuto lo stesso successo di pubblico?-
Non credo, parlare di felicità è piu' accomodante, meno scomodo,meno indigesto.
Riempie la bocca e il cuore,affratella e puo' finire in un drink innocuo, a fine serata.
Altro tema urticante in Riviera:ilrischio oncologico altissimo, gia' descritto da un comunicato dell'ordine dei Medici a fine estate.
Ne avevo chiesto chiarimenti, in una lettera al Sindaco oncologo mai pubblicata, per fedeltà ai tanti amici che se ne sono andati o sono malati e stanno lottando eroicamente.
Come puo' una zona assente di industrie, sul mare, avere queste percentuali cosi' inquietanti?.
Temi scomodi.
Un altro:i tanti 'desaparecidos'della citta' ,che li ha rigettati ,chiusi nelle case,di fatto non li vuole piu'.
Ne parlavo giusto l'altra sera, al bar 'Ferrari', in mezzo ad una decina di tamarri, con un caro amico diversamente abile, uscito dopo cena per miracolo,appoggiato al braccio di un amico,stupefatto di essere li', nella sua città,come uno straniero.
Temi scomodi,ma ad essere felici ci si puo' provare,anche attraversandoli.

sabato 13 dicembre 2008

OMICIDI NEGLI SCANTINATI




La vicenda del ricercatore catanese Emanuele Patane' ,morto a ventinove anni di tumore ,con il suo memoriale-shock ,ha aperto ancora il bubbone delle condizioni di vita dei giovani ricercatori italiani,nonche' la piaga, piu' planetaria, dell'abuso sconsiderato della chimica.
Giovani vittime di una noncuranza colpevole ricordano il luogo comune italico che la ricerca è relegata negli scantinati, luoghi insalubri,mal protetti, luoghi di povertà e di rischio.
Atenei prestigiosi-non ultimo il bolognese, v .logistica dei luoghi di ricerca al Sant'Orsola /Malpighi - sbattono giovani eccellenze in condizioni esistenziali e lavorative allucinanti, che ben poco hanno di bohemienne.
Ed inoltre:
-a che punto è il riordino dei bandi di accesso alle carriere universitarie, alle specializzazioni post-laurea,agli assegni di ricerca?
C'è solo una parola.chiave che puo' illuminare tutto questo pantano:VERGOGNA.

venerdì 12 dicembre 2008

ARGINI FLUVIALI


Un paesaggio è antropomorfico,cioè umanizzato, quando nella narrazione che se ne fa campeggia l'umano.
Un sole allo zenit è la proiezione di un amore nella sua fase alta,una foresta ingarbugliata la simbologia di un 'gliuommero'gaddiano indistricabile.
Ma meglio,il paesaggio è antropocentrico quando dice l'animo di chi lo abita,ne respira il respiro, alita nella stessa direzione.
Guardo qua attorno,a questo paesaggio italiano inondato d'acqua, esondato dai fiumi in piena,travolto da maree gonfie e rumoreggianti.
In fondo è solo arrivato l'inverno,ma nello spezzettamento costiero, nella devastazione di strade e città ad opera dell'acqua leggo un'immagine del nostro vivere.
Argini fragili, puntellature e cordoli di sabbia,barricate e barriere,volonta' buone e meno buone che tentano di frenare le maree.
Passioni civili ed umane contratte,regole e carte bollate come segnaletica di un reticolo che vorrebbe un ordine al caos sono una infarinata fragile, sotto rumoreggiano le tempeste.
Destini che si intrecciano, storie che si evidenziano, tempi che stringono,vecchi segnali e segni antiquati non sono sufficienti a contenere la realtà che avanza.
Slogan sindacali,trattative politiche ,riforme e riformette,tutto un risicare di argini e puntelli traballanti e miopi.
Piccole felicità individuali in scatola,dove sfoceranno i rivoli delle passioncelle,quando verranno in superficie con urgenza?
Argini traballanti,mentre i fiumi ,sotto,sono in piena.

sabato 6 dicembre 2008

.....PERCHE' CI VUOLE ORECCHIO....











MERCOLEDI' 10 DICEMBRE ALLE ORE 20,45 ,
presso IL CENTRO SOCIALE 'LA CASA COLONICA'
IN VIA BRANDOLINO n.25, a RIMINI(zona San.Giuliano a mare)
faro', con l'aiuto generoso, veloce ed estemporaneo di alcuni amici,tra cui due bravissimi ragazzi che si sono offerti per le letture, con immediatezza ed allegria,un incontro sui miei libri.
Non ho preparato nulla.
Mi piacerebbe fosse occasione per riflettere in maniera libera e 'popolare' sul valore della scrittura , a trecentossessanta gradi.
Riprendo qui un piccolo passo da una storia che avevo dimenticato, 'Di quella volta che una nonna precipito' nel pozzo',ispirato ad una vicenda reale,lo voglio vedere come un antidoto 'ante-litteram',scritto in tempi non sospetti, a questo tempo 'depresso', dentro e fuori di noi.

'...Era stato in quel momento che la nonna aveva iniziato la lunga cantilena:fuori dal pozzo,avvolta nelle coperte di lana,sotto gli occhi dilatati di sonno e di sorpresa dei familiari e dei vigili del fuoco,la nonna si cantava una nenia stracolma di colorate sfumature.
Pian piano, minuto dopo minuto,la nonna si riaffezionava alla vita.
Mai le tinte della vita le erano parse cosi' entusiasmanti,dopo tutto quel buio.Le tenere venature dei contorni dei petali dei fiori,i gialli delle margherite,i rossi delle rose,i lilla e gli amaranti delle viole,le piccole chiazze madreperlate di alcune crespature e ancora il grigio della pietra che circondava la casa,il verde metallico dell'erba,palpitante sotto le gocce di rugiada.
Piccole presenze caleidoscopiche accattivanti si impossessavano della sua fantasia inaridita,tutto un mondo invisibile le trillava intorno....'
Dico, col vecchio Jannacci,che provarci va bene,
ma 'ci vuole orecchio...'




giovedì 4 dicembre 2008

LETTURE/RAGAZZI


Leggo con una prima classe di un istituto tecnico un secondo libro di Luisa Mattia-dopo la felice esperienza con 'La scelta' dello scorso anno-:
'Ti chiami Lupo gentile',Rizzoli.
I ragazzi seguono con una certa attenzione le avventure del piccolo gruppo di teppistelli del litorale romano e le incrinature di coscienza che uno di loro ha.
Con queste incrinature, chiamato all'onesta' innanzitutto dal suo intimo, oltreche' da alcuni affetti che gli intralciano la carriera promettente di piccolo boss,avanza nel difficile percorso della responabilita'.
Buona lettura ,efficacissima.
Avremmo alcune domande da porre all'autrice, che le invieremo intanto nel suo blog,(http://www.luisamattia.com/) in attesa di incontrarla a Giugno, quando,come già lo scorso anno, fu invitata dalle libraie della Libreria 'Il viale dei ciliegi 17' di Rimini al festivaletteratura per ragazzi promosso dalle stesse.
Ecco, per ora ,le domande:
- vorremmo ci chiarisse la ragione del diverso utilizzo della sintassi, ora breve, patratattica,elittica spesso addirittura delle parti fondamentali della frase.
(Avverbi, allusioni, brevi cenni:ci sono passaggi in cui tutto decorre in pennellate velocissime,che paiono seguire il ritmo affannoso di un respiro )
Ora piu' allargata, piu' ragionata,piu' classica,piu' ricca di pause e di attributi.
-vorremmo chiarisse anche l'utilizzo delle due grafie,visto che a tratti, nel racconto, si inserisce ,sottolineata dal corsivo, una riflessione 'esterna'
-vorremmo anche capire bene se abbiamo inteso con correttezza i momenti di 'incrinatura' della coscienza del protagonista-
Io le chiederei anche,personalmente, che rapporto ha avuto con l'editing -visto che parliamo di Rizzoli-e se questo ha pesato sul suo lavoro
Cordiali saluti a Luisa Mattia.

martedì 2 dicembre 2008

TALENTI SPRECATI OVUNQUE


Che peccato tanta intelligenza buttata a mare, tanti talenti sprecati,nessuno che li raccolga,quando emergono è solo un caso,in genere marciscono e affievoliscono prima di essere utilizzati.
Ne vedo ogni giorno, l'intelligenza non abita nelle nostre città,nelle scuole, nei quartieri.
Menti relegate in casa,cuori illuminati costretti alle pantofole,giovani geniali dispersi ovunque, energie al vento.
Mi dispiace,mi dispiace molto che nei luoghi non entrino le genialità,quando ci sono, che i luoghi rimangano territorio di quattro cariatidi ammuffite,segnale di un tempo che fu.
I giovani devono entrare, devono contare, devono governare, i vecchi talentuosi devono essere presenti ed autorevoli con leggerezza.
Cosi' come la vedo,invece, è un ristagno, una risacca un po' puzzolente.
Il leviatano della burocrazia blocca ogni tentativo magari improvvido ma vitale di cambiare queste vecchie carte in tavola.
All'aria i panni sotto naftalina, i panni vanno usati tutti, fino all'ultimo.
Invece è una stenta.
Nei luoghi'protetti' i giovani arrancano non protetti, non hanno fiducia in se stessi, giocherellano.
I vecchi frustrati non molano l'osso, hanno paura della morte e digrignano i denti.
I vecchi illuminati sono fuori dai giochi e signorilmente si sono fatti da parte.
Il gioco è duro,forse non è mai stato cosi' duro.
L'onesto e retto conversar cittadino' ha si' lasciato il passo a 'superbe fole', che almeno delle belle fole avesssero il fascino.
Invece sono balle,sono piccole malattie di mediocri poveracci che si credono qualcuno, solo perche' hanno fatto il vuoto attorno.
Mandateli a spasso, a raccogliere cartacce nei parchi per imparare la generosità e fate spazio alla vita, che urge .

domenica 30 novembre 2008

INQUIETUDINI DI PROVINCIA


La provincia è una dimensione dell'anima.
C'è chi cresce di endorfine nel glamour scintillante delle prime file e chi si acquatta nella provincia del mondo, e di li' osserva e sente i palpiti dell'universo intero.
Vuoi perche' mi manca il fisico, ma è evidente che anche io vivo in questa seconda linea.
La provincia, pero', dicevo, è innanzitutto una dimensione dell'anima e,volendo, permette di quelle terribili epifanie, altrove, forse, impossibili per eccesso di rumore e di pienezza delle cose.
In provincia girovagano personaggi degni della penna di Daniel Defoe,o magari di Maupassant.
Ladruncoli o ladroni,ex-bellone ridotte a pietose immagini di se',strani giri affettivi dove c'e' di tutto fuorche' la nettezza dei sentimenti e delle proprie dignità.
I figli di quel dio minore della buona borghesia di provincia hanno creato decine di disastri affettivi, li rivedo spesso come un manipolo di reduci,spuntano dietro le bancherelle del mercato del sabato, o alle conferenze affollate di varia umanità.Sono sempre uguali ,ma sfatti nel corpo che se diovuole ha registrato con forza il tempo,almeno lui.
La socialità di provincia è amnios caldo e protettivo ,dove in genere tutti conoscono tutti,dove gruppi di donne con i riccioli freschi e il cattivo odore del tabacco che non va via si mescolano agli ex-mariti ora conviventi con le ex-figlie degli ex-compagni di partito.
Che pandemonio di pesci che nuotano sott'acqua, la provincia del mondo.
Ho provato alcune volte ad affacciarmi ad uno di questi momenti che vengono offerti-una lezione di filosofia, in verità-,momenti apprezzabilissimi,aperti a chiunque.
Un disastro.
Mi ha preso la 'sindrome delle gambe senza riposo'.
E,siccome la riunione era vicino al mare, sono uscita,all'aria, a passeggiare per sentire l'odore di salmastro,nella notte bassoadriatica che ci riempiva ancora delle sue dolcezze,proco prima di questi ultimi furori invernali.
Ho filosofeggiato, lo confesso, con il barista.
Gran tema, l'orzo in tazza grande, dopo le undici di sera.

martedì 25 novembre 2008

VIOLENZA SULLE DONNE/3


Ne avranno avute di cose da fare, quelle quattro mamme-una è svenuta in aula per lo sgomento-
dei ragazzi che hanno dato fuoco per noia al barbone a Rimini, zona Colonnella,zona centro studi.
Si sono 'accorte 'solo ora che il figlioletto poteva trasportar una tanica di benzina a mezzanotte e versare il liquido contenuto tutto attorno, con arte e determinazione, al corpo di un poveretto che dormiva su di una panchina cittadina.
Care persone.
Non me la raccontano.
Una si alleva per vent'anni un neonato, poi un bambino, poi un potenziale mostro di ferocia e nullitudine e non se ne accorge,presa com'è a controllare se ha preso sei nel compito o se non si droga, o a procurargli le Nike e il giubbotto Replay, e tutto il resto.
Qui non c'entra la cultura.
O forse si', ne deve aver subite di violenze un corpo di madre per ridursi al vuoto di cui sopra,montagne di impulsi programmati, di ore e ore di televisione, di compere in citta', di piccoli progettucoli del proprio tornaconto, di shopping ai centri commerciali e di paure organizzate in luoghi comuni e retorica da grigliata.
Il sentire materno è un fatto animale,che travalica la ragione, eccede l'organigramma dei pensieri, e' flusso vitale in se',travolge ogni sicurezza, lascia individuare scelte e progetti per il solo motivo di esistere.E' amore assoluto, crea eccessi e squilibri, ma è cosi' e semmai va moderato e temperato in giusti equilibri.
So di donne che ,per qualche stana 'epifania',hanno abbandonato i figli nelle mani dell'abbandonato marito, per correre verso lidi piu' felici.
Ma l'urlo della madre è atavico,non tace, continua a 'sentire',anche di lontano e mi sono sempre chiesta come si pensassero, quelle donne 'libere',nelle loro passeggiate gigioneggianti.
Queste che svengono esterrefatte nell'aula di un tribunale non me la raccontano giusta.
Per un attimo-sempre mi capita con fatti di cronaca locale-ho avuto il terrore di leggere nomi noti, di riconoscere volti noti.
E' quasi successo,in fondo sono quattro ragazzi della porta accanto,uno frequenta l'istituto accanto a quello dove lavoro.
Non fatemi vedere solo una cosa:un bel pranzo di natale, con tagliatelle e panettone, alla riminese, dove i quattro rientrino in famiglia, nella famiglia ansiosa ,perbene,alveo caldo di ogni possibile delitto,che chiede sicurezza,ordine e sette in condotta a chi disturba..

lunedì 24 novembre 2008

VIOLENZA SULLE DONNE/2


Nel gioco terreno dell'identità di genere alcuni dati marcatamente femminili vengono sistematicamente violentati.
La fluidità e lo smarrimento sono ai primi posti.
La fluidità.
Nell'alternarsi dei ruoli maschile/femminile, le donne sono quasi sempre costrette ad aderire a sistemi identitari fermi.
La donna 'ferma' da agli uomini senso di sicurezza, il nido, l'alveo,l'amnios materno, la proiezione interiore dell'eterno femminino.L'uomo cerca sempre di fermarsi, in una madre o in una prostituta.
Invece, la natura femminile è in se' mobile, acqua che scorre, fluttuante, aperta .
L'addensarsi delle violenze imposte dai messaggi del mercato e dell'opportunismo del vivere crea strani inquietanti ibridi di donne che hanno chiuso la valvola della vita e si identificano con comportamenti,ruoli,status.
La fluidita',l'essere inerme ed occasione di rischio cedono il passo alla meccanica dei pezzi anatomici, degli show scassati per accendere libido quasi sempre morenti.
L'ingenuita'.
E qui chiamo in campo l'esercito delle giovani madri, che di ingenuita' ne hanno veramente poca.
Ma di cosa si stupiranno, quei figli, quando quelle mamme intabarrate di protezioni e oggetti, e piccole tutele e armi letali come quelle di un serial killer insegneranno loro i primi passi?.
E' da parecchio tempo che non recito piu' la sequela degli aneddoti della 'mammma-con -gippone',prototipo di una lunga serie di individui socialmente artefatti, pericolosi per il futuro di tutti noi,ma forse è ora che ricominci.
L'essere donna subisce attacchi.
Chi lo direbbe mai che un battito di tempo limpido, inerme, vale quanto il rumore mediatico di ostentazioni di mercato?
Quanto rumore per nulla!.
Gli uomini, poveretti loro, anche i govanissimi, sono smarriti, destinati all'impotenza, di questo passo.
Quella metaforica, ovviamente, e forse non solo.

domenica 23 novembre 2008

LA VIOLENZA SULE DONNE


Essere donna è difficile.
Lo è sempre stato,lo è ancora di piu'.
Le militanze femministe dei tempi antichi mi vedevano cosi' estranea, non capivo quel furoreggiare di uteri esibiti e quando hanno cominciato ad apparire serial televisivi inneggianti pulsioni saffiche malcelate dietro i grembiulini di donne tradite mi è venuta un po' di nausea.
Mi sento una signorina Felicita fuori moda e fuori tempo, chissa' cosa nasconde questa mia parte,eppure so che la violenza sulle donne è ancora reale.
In primo piano , i modelli estetici, corporei , osannanti alcuni tipi e non altri,ben vengano se riempiono le case di bellezza,ma ahime' non è tutt' oro quel che luce.
Il corpo è un mistero, e la bellezza pure.
Poi ci sono i rapporti di lavoro, dove alle donne è chiesto di essere come i compagni di ufficio maschi, efficienti e perverse.
In famiglia,poi, l'identità femminile è un discrimine delicato, dove la dedizione e il servizio ordinario alle cose necessarie si confondono con frustrazioni e pulsioni inespresse.
In genere non mi fido delle apparenze troppo regolari, a meno che queste non siano piccoli miracoli di equilibrio e di altruismo, ed è possibile che esistano.
Rimane la verità indscussa che solo identità personali mature e libere possono confrontarsi nella quotidianità e nel rischio dei giorni che si accavallano.
Ma il corpo è pieno di dati spurii,che sfuggono alla ragioneria spicciola del dover essere palese.
Che si fa?
Solo la lealta' andrebbe insegnata,intanto agli adolescenti.
La lealtà ha un suono, un timbro, un colore,è perfettamente identificabile.
Solo a partitre dalla lealta' si possono costruire reti e sistemi di convivenza che vadano verso il rispetto, la sensibilità,la delicatezza di intenti.
Ecco,che parolona, la delicatezza.
La delicatezza è un modo di guardarsi, di vedere e di non vedere,va a parare nell'attesa che ognuno di noi ha dell'altro.
Si vorrebbe che l'altro fosse migliore, sempre migliore,migliore di noi e di tutto quello che ci circonda.
Se c'è un incanto nel vivere ,quell'incanto è dato dal possibile, dal lasciare che le trame si dipanino,dalla capacita',talvolta, di osservare senza dire parole.
Lo dice chi predica bene e razzola male, ovviamente.

venerdì 21 novembre 2008

GAFFES


Qua finisce che faccio piu' gaffes del Cavaliere che tutti ci comanda.
Accidenti a questa benedetta incontinenza e anche se 'verba volant', chissa'dove andranno a parare, poi,queste parole che capita di lanciare al vento?
Si sta,come d'autunno sugli alberi le foglie e la verità è la cosa piu' bella, ormai.
A me capita di dirla sempre, ,ma a volte mi scappa via che non me ne accorgo.
A volte,lo confesso, prendo lucciole per lanterne, cioe' confondo intuizioni personali con verità storico-oggettive che magari con le prime hanno solo piccole attinenze.
L'interpretazione della realtà è complicata e si gioca sulle nostre passioncelle,passioni o apatie.
Se questo cuore umano è questo bel guazzabuglio, figurarsi la storia di tutti noi.
Mi è capitato di combinare per ingenuita' e sprovvedutezza dei bei pasticci.
Da studentessa, ,in tempi assolutamente non sospetti, dissi ad un ragazzo di colore, un bel di', di aver lavorato come un negro,ne nacquero curiose battute degli amici.
Gestacci volgari no, non ne ho mai fatti,ma forse li ho pensati.
Del resto, la vita è una giungla,uscire di casa e tornare sani e salvi è gia' un bell'obiettivo, e la mimica talvolta aiuta.
Mi è capitato di esagerare e di uscire da perdente da situazioni, con il mio sacchetto di stracci consumati appresso.
Per fortuna non ho frequentazioni che contano,come club privee',cene esclusive o raduni per iniziati di qualcosa-ce ne sono, ce ne sono!!!...- altrimenti, oltre ad essere imbarazzata nella scelta dell'abito, dovrei tenermi un sassolino in bocca, e pensarlo, fitto fitto, per tacere, oppure recitarmi in silenzio 'L'infinito'.
'Sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe,
che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude,
ma sedendo e mirando....'
Ah!!!!!!!!
Il ristoro dell'idillio!

domenica 16 novembre 2008

VECCHI EGOISTI


Ho un rispetto religioso per i vecchi, che mi deriva dalla mia formazione familiare.
Questo non mi impedisce di vedere quanto sia letale l'arroccamento gerontocratico a vari livelli.
Baronie universitarioe di ultrasettantenni con una carriera pensionabile di mezzo secolo che continuano a difendere la poltrona, gerontocrazie nella magistratura e nei settori diversi.
Nei sistemi del pubblico impiego-scuola,amministrazioni- si ha spesso l'impressione di una cuccia calda per curare solitudini, piuttosto che di luoghi attivi per la costruzione del futuro.
Di quanta leggerezza il sistema necessiterebbe, per avvicinarsi almeno di un po' alle urgenze reali!
Questo non è un discorso sull'autorevolezza degli anziani, di cui spesso faccio memoria come di cosa preziosa, è un discorso sull'accumulo egoistico degli stessi nei luoghi che dovrebbero, di diritto,essere lasciati aperti ai giovani.
Mi chiedo se l'Onda' del 2008, il movimento degli studenti universitari che ha tanto osato in questi giorni ne abbia consapevolezza, o se,al contrario, i soliti baroni-feudatari non se ne stiano facendo polpettine , alla loro faccia.
Il sistema feudale-gerontocratico è affidato alla paura.
E invece i giovani debbono essere lasciati liberi di rischiare, di entrare, di decidere,il rapporto con gli anziani si costruisce su altre priorità , non sull'arroccamento malato di questi.
Conosco tanti giovani tra i venticinque e i trentacinque che potrebbero gia' reggere interi sistemi,per capacita' e preveggenza e che invece sono costretti a fare gli straccioni, i falso-creativi, gli emarginati a forza.
Cosi' non va.
Mi chiedo cosa muova un anziano di settant'anni e passa nell'arrancare per difendere la sua postazione, quando un esercito alle porte urge, chiede accesso, ribolle.
Ci sono tanti modi piu' generosi per partecipare e per salvarsi la pelle.

E la generosità non è acqua.

giovedì 13 novembre 2008

RIMINI,ESTATE 2058



Sul sito: http://www.loscrittoreinesistente.it/ ( sito di scrittori bolognesi)c'è un mio racconto breve ( 'Rimini,estate 2058').

Scusatemi, faccio ancora pasticci con i link.

mercoledì 12 novembre 2008

NEBBIE DI NOVEMBRE


Ci sono momenti in cui i cuori onesti sono costretti dalla forza delle cose ad uscire dalle proprie nebbie personali, dal riparo che sono andati costruendosi per sopravvivere.
Nella mia città,bastarda,amataodiata, è accaduto ieri a mezzanotte un fatto che mi fa uscire dalla mia nebbia ovattata di poche speranze, di tentennamenti verso un futuro che non distinguo, di tempi ormai prevedibili , per me, che non danno scampo alle euforie miopi e divertenti della prolungata giovinezza,di ricerca dei miei scogli, cui aggrapparmi per continuare a navigare fermandomi di tanto in tanto a riposare.

Tre balordi hanno dato fuooco ad un clochard che incontravo quasi tutti i giorni, uscendo dall'istituto dove lavoro.
Lo incontravo silenzioso e pacifico, chiuso in una sua misteriosa dignità ,con gli occhi grandi e buoni.Su di lui si erano accavallate notizie biografiche contrastanti,che concordavano tutte solamente sul solito evento di non ritorno, causa principale di quel genere di esistenze,la morte della moglie.
Via da me la retorica dei poveri.
I poveri rompono l'anima ,ma questa categoria di poveri, cosi' poetica e sempre piu' numerosa,esseri che il meccanismo ha vomitato fuori dai suoi ingranaggi , è ormai parte dell'arredo urbano,loro non chiedono altro che di esistere, ci sorridono, al massimo, per farci sentire ridicoli, ci ricordano che c'è un paradiso cui tutti aspiriamo, e che forse loro, li', saranno sicuramente i primi.
Noi, poveri, di qua dal muro, ad arrabattarci con le nostre ubbie.
Il clochard, di cui tutti hanno parlato è stato scientificamente, brutalmente aggredito da tre ignoti in una parte della citta' dove c'è anche un centro -studi, che comprende tre istitui tecnici, un liceo e una scuola media.
Il nulla.
Come se non fosse accaduto, ho visto lo stesso film che vidi quando in un'altra mia scuola uccisero sulla spaiggia un poveretto e la vita continuava ad andare, la gente si affacciava dalla finestra, prendeva il caffe', rideva e la' c'era quel lenzuolo bianco.
Neppure un momento di silenzio, neppure un pensiero.E pensare che solo ieri c'era una bella agitazione,qui da me commentata con favore, una ventata di energia per il futuro, di richiesta di un sistema educativo non in svendita.
Stamattina, a mezzogiorno, sono passata davanti a quella panchina,la panchina dove qualcuno ha dato fuoco a quella persona, era una scena laida.
Un vaso di fiori, due scarponi ,alcuni lumini disseminati a terra, a segnare un evento di morte,due o tre donne che blateravano la loro,un ubriaco che diceva che i ragazzi non c'entrano,un uomo alto che scattava qualche foto alla panchina maledetta sullo sfondo di un discount.
Oggi pomeriggio partira ' la sceneggiata dei buoni sentimenti, in cui ognuno accampera' per se' frasi belle,con le varie sigle , tutte in prima linea ,a dire la loro.
Io mi vergogno, vorrei non essere mai passata di li' e gia' queste parole mi pesano, mi paiono troppe.
Cosi' ritorno ai casi miei,che nel loro intimo profondo rimangono comunque attraversati dai casi di tutti,sperando solamente di non aver contribuito, anche alla lontana, a questo fatto.



mercoledì 5 novembre 2008

OBAMA FOR PRESIDENT


Qua nella periferia dell'Impero laida,grigiastra e cementificata,con tante persone che si ammalano e muoiono per queste colpevolezze ambientali,la stella di Obama passa come una lontana meteora fulgida di speranza.
Obama for president , il primo uomo di colore presidente degli Stati Uniti d'America.
Un brivido ha scosso il pianeta, per questa vittoria.
Si apre con questa presidenza un tempo simbolicamente nuovo,che ci vede vincenti sui i tempi bui dell'apartheid e dei diritti negati e insieme proiettati nel futuro , nel sogno possibile.
Non sono in grado di fare sottili analisi,la storia è sempre complicatissima, la modernità nasconde i suoi fantsmi cattivi , sono solo contenta di questa cosa e vorrei essere da qualche parte a festeggiare.

Auguri di una presidenza saggia a Barak Obama.

martedì 4 novembre 2008

QUESTO QUATTRO NOVEMBRE


Questo Quattro Novembre 2008 è un giorno piovoso e grigio.
Della sua veste di giornata di festa delle Forze armate, ho alcuni dati di cronaca ordinaria:
che lo Stato italiano ha speso sei milioni di euro per commemorare l'esito della Prima Grande Guerra,non so esattamente come;
la parata militare in Piazza Cavour, a Rimini,questa mattina, ore undici e quindici
C. ,una amicia che per telefono, tra le altre cose, mi dice del discorso fatto dal Presidente Napolitano,bello.

Per il resto, quello che penso di milizie e guerre e armi è che il Novecento ne aveva segnato lo spartiacque metafisico:per la prima volta era stata possibile un'idea di storia costruita sulla definizione della pace.
Ricordo, con don Lorenzo Milani, che 'l'obbedienza non è una virtu'.

'......ci presentavano l'impero come una gloria della Patria!Avevo 13 anni.Mi par oggi.Saltavo di gioia per l'Impero. I nostri maestri s'erano dimenticati di dirci che gli etiopici erano migliori di noi.Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla.
Quella scuola vile,consciamente o incosciamente,preparava gli orrori di tre anni dopo.Preparava milioni di soldati obbedienti.Obbedienti agli ordini di Mussolini.Anzi,per essere piu' precisi obbedienti agli ordini di Hitler.
Cinquanta milioni di morti.'


(Don Lorenzo Milani, da 'L'obbedienza non è piu' una virtu')

sabato 1 novembre 2008

IL GIOCO DEGLI AFFETTI


Il gioco degli affetti è la rete di protezione che ci permette di passeggiare nel mondo senza smarrire tutte le bussole.
Altrimenti, grandi o piccoli,siamo costretti a girovagare come randagi, in cerca di sollievi momentanei con il rischio di prendere lucciole per lanterne,quando va bene.
Fili misteriosi e potenti ci allacciano alla vita e ci danno l'interpretazione di tutto quello che accade.
Quando la batteria degli affetti è scarica giriamo a vuoto, facciamo strani rumori, perdiamo del tempo prezioso.
La sostanza degli affetti da corpo al correre dei giorni, è riconoscibile da chi passa, chiunque passi si puo' accorgere se una persona è affettivamente a posto, in qualche modo amata,capace di dare/ricevere con creativo intendimento .
Le parole sono vuote, quando non pescano nella realtà degli affetti.
Vari surrogati si sostituiscono a reti naturali, positive, tradizionali o no poco importa,la differenza sta tra il surrogato e la realtà.
Come si puo' riconoscere il movimento di una persona che parte da una solidità affettiva e si agita nel mondo dal movimento vacuo di chi tira colpi a vuoto?
A naso, direi.Per intuizione, per empatia,per traslazione osmotica.
Ci sono intuizioni che è difficile cacciare via.
Rapporti umani distruttivi,'in sofferenza' lasciano terra bruciata.
Altri, apparentemente bislacchi, vanno al fondo delle cose con naturalezza e vincono sul mondo.
Chi parte da un cuore generoso costruisce,giorno dopo giorno.
Se penso ad alcuni movimenti 'storici', nati per pulsioni indiscutibilmente necessarie, poi trasformati in orribili conventicole di rancidi predicatori autoreferenziati, mi viene di nominare questa solidità di affetti mancante.
Poi ci sono alcuni smarrimenti che è lecito portarsi appresso,quelli non ce li toglie nessuno.

Ieri sera mi è capitato di incontrare un gruppo di ragazzini che festeggiava questa festa di importazione celtica, tutti vestiti da fantasmi e quant'altro.
Erano gli stessi che nelle scuole avevano dato bella prova di se',ma nella serata si erano traformati in pedissequi frequentatori di alcool da strada e di disordini senza regola.
Fragilità di bambini, io stessa che passavo di li'li guardavo come una pallapersa, per casi miei.

Il riconoscimento solido e dignitoso degli affetti è una gara dura, una pratica sconcertante e difficilissima, ahinoi.
Non ti molla,neppure se passi in una piazzetta anonima, ti gira malino e vorresti che un gancio ti sollevasse verso un attico ricco di buoni rapporti, di eleganza, di giusti riconoscimenti ,di odori e sapori benefici.






mercoledì 29 ottobre 2008

SCIOPERO/SCUOLA


Domani scioperero' perche' credo molto piu' nei ragazzi che negli adulti che li governano.
Se questi ragazzi, nonostante questi adulti, sono riusciti ad organizzare quello che vediamo in questi giorni, anche negli istituti piu' deculturati e dequalificati, a balbettare una grammatica stentata per la comprensione del mondo meritano che io regali loro il prezzo intero di una giornata lavorativa.
Sono stati capaci di un tentativo rozzo, infantile la piu' parte, ma sincero di organizzarsi e di parlarsi.
Questo è quello che ho visto in questi pochi giorni. e giuro che non lo credevo possibile.
Credevo che con gli adulti che si ritrovano questi ragazzi non avessero piu' anima,invece è evidente che in loro qualcosa rimane, nel fondo della loro botte,si deposita, sedimenta,fermenta,gorgoglia,vuole dirigersi al futuro.
Ed inoltre, sciopero perche'non esiste che in una democrazia si intervenga su un mondo cosi' ampio e importante come la scuola per DECRETO,utilizzando il metodo della scure, in modo indiscriminato.
Riporterei qui volentieri le parole di C.F.,vecchia maestra elementare a riposo con cui parlavo ieri.
Una leonessa della scuola,che ha ancora le idee chiarissime;lei sostiene che questo 'ritorno' non è possibile, non si bypassano vent'anni di esperienza metabolizzata, ed inoltre la creazione di queste 'figure' collaterali,di serie C, fara' precipitare il tutto nel caos,aggiungendo approssimazione ad approssimazione.
Su tutte le altre questioni vedo questa legge feroce del taglione.
Se di pulizia c'e' necessita',sono la prima ad ammetterlo, occorre semmai potenziare l'intelligenza, l'autorevolezza dei dirigenti, che sappiano operare dei 'distinguo' coraggiosi.
Ma sono già fuori dal linguaggio di un blog.
Purtroppo devo ammettere che vedo nella classe insegnante una stanchezza, uno sconcerto, .
Non è con questi 'capitani' che si governa il futuro dei giovani.
E poi la vergogna del nepotismo.
Quello che mi incanta in una sorta di paralisi è quando sento dire:'Ma tanto il tal posto' è gia' assegnato-in sede post-universitaria, intendo-e l'ho sentito piu' volte in questi giorni.
Segno di questa palude dove i giovani rischiano di marcire,dove si fanno tante chiacchiere e tutto cambia perche' nulla cambi.

No, non è cosi' che funziona.

Domani, signorina Gelmini, staro' acasa con una certa fierezza, tutto sommato.




lunedì 27 ottobre 2008

VADEMECUM AUTOGESTITO




Piccolo vademecum per insegnante di media stazza da utilizzarsi durante il tempo 'autogestito' dei ragazzi, ,al di la' della barricata.

Rispondi:
- Stai dalla loro parte, c'è in te un Peter Pan duro a morire, un sessantottino sepolto sotto tonnellate di detriti che si risveglia al primo scricchiolare di megafono, corri insomma il rischio di 'partecipare', con gli occhi lucidi, ai loro assembramenti?-
Se si', ne parliamo dopo, perche' è una cosa peggiore di quanto sembri ; se no,segui la traccia:
a-quante ore hai? Due piu' buco piu' due? Son problemi.
Due solo o tre in fila? Un po' meglio.
b-la regola prima è evitare il /i capannello/i di colleghi dove si parli di malattie, crisi di coppia,tribu' di parenti da accudire,depressioni,sciatalgie,il graffio nella utilitaria nuova e via discorrendo
c-la regola seconda è trovare un buon punto di stazionamento temporaneo:potrebbe essere fronte-finestra,luogo sempre adatto all'osservazione del mondo
-regola terza:adattarsi ad un'amabile colloquialità.Fa sempre bene al cuore. Suggerisco temi agresti, culinari,l'infanzia, che non fa mai male.
-regola quarta:nascondere le proprie sociopatie.Sconsiglio di appartarsi con l'ultimo romanzo da duemila pagine che si trascina da mesi,fa brutto a vedersi
-regola quinta :non buttarla in politica,ne' in criteri didattici,ne' in piccoli progetti,non è piu' tempo
-regola sesta:tenersi sulle generali, torna sempre comoda la lamentazione sul futuro:ahinoi!!!!
Quale futuro ci aspetta! E i giovani, poveretti!

Dopodiche', finito il'servizio', si puo' cominciare a ragionare:allora,per l'allegria che puo' scattare come passione, data l'eta' media della categoria, occhio agli sbalzi di pressione,che' di vita ce n'è una sola

domenica 26 ottobre 2008

GNUOMMERI


Leggevo stamattina un articolo a proposito di lettere inedite di Carlo Emilio Gadda.
L'ingegner Gadda mi ricorda:
una bellissima lezione di Mario Petrucciani, ascoltata a metà anni settanta a Urbino, dove frequentavo, dopo la laurea a Bologna, una Scuola di Letteratura biennale.
Il tema era i letterati e la scienza.
Poi:il bofonchiare poco convinto del professor V.,preside dell'Istituto tecnico-fronte mare dove avevo un incarico, metà anni ottanta,finalmente a casa,dopo le valli trentine e la bassa modenese.
Il professor V.,gia' mio insegnante di Liceo, quando vide che volevo dare ai ragazzi dei temi su Gadda storse il naso :-Ma via, troppo raffinato!!-disse
Lui, che raffinato nelle Lettere lo era di sicuro, guardava obliquo quei tempi ancora ricchi.
E poi:il GLIUOMMERO. O GNUOMMERO.
Accidenti che bel concetto.
Il Commissario Ingravallo, protagonista di 'Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana' sa che la realta' si attorciglia li', in quell'indistricabile nodo para-metafisico, con-causale,de-ontologico ,ma reale,il dannatissimo imbroglio.
Ma soprattutto, e questo è uno spasso,il raccontino 'La tigre reale'.Bellissima presa per i fondelli di tutti gli psichiatri, anzi della psichiatria in blocco.
La trama è questa:consapevoli che le nostre nevrastenie si fondano su antichi traumi infantili ,si scopre che il vero grande Trauma che capito' al piccolo protagonista fu l'aver pestato una....si',una di quelle enormi'marmellate' che sovente stanno qua e la' nei parchi,metre era impeganto a giocare al gioco della 'tigre reale'.
Detto cosi' sembra una banalità,ma quando lo racconta Gadda si trasforma in una chicca da gran signori,lasciando intendere possibili 'pastiches' linguistiche da brivido.
Anche se la parola-chiave è ineqivocabilmente 'quella'.

sabato 25 ottobre 2008

COSA E' UNA FAMIGLIA


Sto per fare un fervorino del sabato, una specie di predicozzo da anima bella?
Speriamo di no, non è il mio genere.
Pero' a parlare di famiglia, volendolo fare,il rischio c'è.
Parlavo con una mia cognata, reduce da un giro a Berlino:la' è l'impero dei singles, cosa del resto arcinota,registrata cosi', senza inflessioni emotive.
Vada per i singles ad oltranza, nella futura modernità, e pace all'anima.
Quello che penso di onesto sulla famiglia è che il problema siano gli individui.
Bella frase, vero?
Piu' facile da scrivere che da vivere, pero'.
L'altra consa che penso è la questione del rischio, del'ambivalenza:cioe', nel correre dei giorni la vita, dipanandosi, mette sui due piatti della bilancia l'eternità e l'effimero, il gioco possibile e quello stabilito.
Il patto matrimoniale, i vari patti possibili in convivenze diverse?
Una verifica,oscillante tra questi due poli.
Anche questa una gran bella frase.
Credo che la famiglia si faccia solo a partire dalle persone, che si scarnificano nel gioco quotidiano della tenerezza ma anche del contraddittorio.
Non vedo soluzioni.
Poi,volendo, anche occasione di divertimento, di convivialità, di bel tempo passato in compagnia.

Immagini e immagini di famiglia.
Accantoniamo tutte queste parvenze, patti fragili, smarrimenti ,che vedo,famiglie malandate e inconsistenti, andiamo a quei pochi esempi che rimangono.
Situazioni diverse, fili sottili che si intrecciano , tanto di casualità,riferimenti antichi che stanno a fare l'occhiolino.
Ancora una volta, quello che rimane sono le persone, e la loro irripetibile, misteriosa, coraggiosa individualita'.
Che talvolta hanno la fortuna di vivere affinita' elettive, destini incrociati,talaltra no.
Tante volte si caricano di errori, le scelte sono non perfette all'origine,quella cosa che è l'amore o il gioco ipnotico delle situazioni si perde e si sfilaccia nella pratica dei conti di casa e dei letti da rifare, e delle decisioni da prendere.
Insomma cosa è la famiglia?
Una zattera provvisoria, un'idea di Grande Casa di tutti gli uomini, un piccolo salvagente trovato cosi', tanto per superare le tempeste ?
Io ci ho creduto, ci vivo in questa definizione, ma la mia è una storia personale.
Di storie personali è pieno il mondo, tante quante sono le persone che lo abitano.
Siamo qua per azzardare dei tentativi onesti.

mercoledì 22 ottobre 2008

OCCHI VUOTI


Quale sangue corre nelle vene di questi giovani che si muovono, 'protestano' chiedono una scuola per loro?
Il sangue dell'incertezza, della fine di un mondo, di un'epoca che muore senza lasciar intravedere un futuro.
Quando, dopo l'11 settembre 2001, si creo' per le strade del mondo quell'enorme 'movimento' per la pace, ultimo fuoco collettivo con un senso,anche se privo di un pensiero 'forte', i giovani che vi aderivano avevano ancora un piede nella stanza degli adulti.
Odoravano vecchi temi,l'autorità dei vecchi, il sorriso di chi,stentatamente, aveva il coraggio, nelle istituzioni, nella scuola, di accompagnarli nella loro 'scoperta' di questo mondo eternamente contraddittorio e di quella parte di storia contemporanea.
Erano ultimi fuochi di un flusso di partecipazione che dal mondo entrava nelle aule,si avvaleva di linguaggi ancora tradizionali, di punti di riferimento nati nel secondo dopoguerra,di sistemi di riferimento comuni, riconoscibili. Patti di tutela, ideali di solidarieta' erano ancora valori reali.
Questi giovani, neo- protagonisti degli ultimi sommovimenti in tante scuole italiane e universita', che cosa hanno nelle vene, nel cuore, nel cervello ,ora?
Io non ci giuro, su quello che hanno.
Vedo tanti, affrancati dai padri,nelle universita' e negli istituti di ricerca, in giro per il mondo raminghi a cercare la loro elitropia, avanzare richieste assennate, disegni condivisibili, anche se a loro non affiderei mai la mia vita.
I piu' li vedo-quelli che vedo- poveretti ,senza padri, ne' madri, ne' adulti, ne' futuro.
Personaggi inconsistenti e fragilissimi.
I ragazzini tra gli undici e i quindici anni bevono come spugne in percentuali altissime.
Quelli che avevano quindici anni nel 2001 hanno visto le loro città crescere come mostri di cemento e traffico, sono stati seppelliti di oggetti e di ossessioni consumistiche per poi assistere al crollo di quella civilta' in cui erano cresciuti .
Bombardati di immagini, di pulsioni, di parole sempre piu' vuote,materiale di 'esperimenti' sociologici, didattici, sciacquadenti di un politichese che se li sbandierava come sciarpe al collo,in mano a famiglie smarrite e prive di autorevolezza .
Cosa hanno nel sangue che corre nelle vene, questi ragazzi, che si affacciano ad un futuro e giocano gli antagonismi della loro generazione senza riconoscere neppure la distanza che c'è tra se' e i propri cugini di dieci anni fa?
Vedo nebbia,ma nel muoversi 'di pancia' dei tanti ci puo' essere una domanda ineludibile: la richiesta di essere considerati soggetti, primi attori del futuro che tutti interessa.
Costruiamo il futuro a partire dai giovani,investendo in loro, in sistemi, aule, idee,prospettive e inserimenti reali nei luoghi reali.
Ma senza fiducia le generazioni non crescono,la fiducia è linfa, ricostituente, anima.
Come trovare fiducia reciproca, in questi occhi vuoti?
Da dove ricominciare, se è possibile ricominciare ancora?

martedì 21 ottobre 2008

L'INDIA DI C. E DI N.


Quando C.-vecchissima conoscenza, di nome e di fatto, nel senso che la conosco dall'eta'-mia-di quattro anni e lei ormai di anni ne avra diversi piu' di ottanta -mi ha detto che sua nipote era in India ho sorriso tra me e me.
Poteva anche essere una di quelle fantasie che stanno tra la malattia e la smemoratezza, tra la voglia di andarsene e il desiderio di curiosare ancora un po'
-Davvero, in India? Per quanto tempo?
-E' la' con...-non ho capito se con un intrallazzo di Chiesa, se per viaggio o per studio.
Studio? Cosa ci puo' fare una giovane architetto in India per mesi e mesi?
Va be' che l'India è il paese del tutto in quanto tale,va be' che ormai il mondo è cosi' piccino che quasi quasi lo mettiamo in un cesto,ma...
-Lei è contenta-incalzava la signora C. appoggiata al suo treppiedi, perduta nella nebbia del suo giardino -son giovani, son contenti....

-Dov'è andata ,in Cina,la nipote della C.?-mi ha chiesto mezz'ora dopo N.,leggermente piu' giovane della prima, problemi di famiglia, e di cuore,ma con il guizzo indomito ad aggiustare tutto.
A N. è sempre piaciuto dare una ritoccatina alle cose,le piace che siano sistemate, vicine, in ordine.
-Veramente credevo in India- le ho risposto
-E' piu' in la' la Cina o l'India?- N. doveva sistemare questa storia.
-Lei come la vede?-
Inutile pretendere il rispetto della geografia, perbacco, non sara' mica un dogma! -mi sono detta
-Per me l'India...è piu' lontana....-e mentre faceva un gesto largo con il braccio, N.sistemava questo mondo vicino, quello lontano, per finire con un guizzo geniale:
-e poi c'è la luna,che è ancora rimasta li'.

Il bello di tutto erano quei piccoli avverbi di luogo: 'la',li'.
Del resto, da una certa ottica,la casa del vicino è 'la',piu' lontana dell'India.
La luna ?
No, la luna,per ora è' inequivocabilmente in totale solitudine,'la'.

domenica 19 ottobre 2008

UN LIBRO DI ROSETTA LOY


Suggerisco la lettura, tra i tanti di Rosetta Loy, -una delle voci italiane femminili piu' capaci e dignitose , (anche lei nel dimenticatoio?)-di 'La parola ebreo'.
Fedele alla sua tecnica 'intima', apre per spiragli che si attanagliano al problema e non lo mollano, secondo i modi del 'romanzo di formazione' ma fedelissima alla verita' storiografica.
Una bambina che vive a cavallo del famigerato periodo delle leggi razziali apre la sua coscienza e la sua esperienza sensibile alla parola' ebreo'.
Senza remore, senza infingimenti, con curiosita' infantile,sul crinale del rischio, come è sempre rischiosa la verita'.
Insinuandosi nelle pieghe di un vissuto mai dato per scontato,'vede' la sua contemporaneita', la riporta al nostro presente,ne esce un quadro inquietante e dei tempi e di quella diplomazia vaticana che, nella persona di Pio XII, non seppe opporsi al nazismo.
Lascia interdetti davanti al grande quesito storico, al 'perche' tanto,interroga la coscienza, turba i sonni beati, va diritto al nervo della tolleraza, ma soprattutto di 'quella' intolleranza folle.


ROSETTA LOY,
'La parola ebreo ,Einaudi
*nella foto, Rosetta Loy

sabato 18 ottobre 2008

SENILITA'


Con questa storia che sono una miope insofferente degli occhiali da vista graduati una ne penso e cento ne combino.Aggiungi che non sono neppure tanto fisionomista, mi sbaglio a salutare le persone, anche quelle che mi sono vicine.
La distrazione fa il resto.
Una prova di quello che dico.
Passo davanti ad uno dei tanti cartelli e leggo:'CONCERTO PER DIO'.
'Accipicchia', penso tra me e me.Il concerto, questi qua, a dio glielo fanno proprio in diretta senza mediazioni di sorta , ne' titoli, ne' concordati.'
Il pensiero ci stava tutto, perche' ormai quel signore lassu' se lo sono accaparrati in tanti, ognuno a proprio comodo , proprio come si leggeva dell'America gia' da diversi anni,sul tema del proliferare delle sette.Niente di piu' facile che un gruppo qualunque si metta a far concerti per il suo dio, tra una stagione e l'altra.
C'è addirittura chi, senza remore, è convinto che dio stia totalmente dalla sua parte, e non sto parlando di una setta smarrita di pazzoidi.
Parlo di nutriti gruppi di potere che per esempio qua a Rimini , si dicono Unici depositari del Vero.
Li ho incontrati anche stamattina, in una occasione.
Il loro filo diretto è fatto di intrallazzi,conti in banca, opere,scuole, case,sistemi di tutela e di garanzia degli adepti. Parlano tutti alla stessa maniera,hanno lo stesso colore della pelle, la stessa luce negli occhi.

Poi, pero', ho riletto meglio, quel 'dio' in realta' era 'duo'.

Quando si dice essere in malafede.

venerdì 17 ottobre 2008

'...CONOBBI IL TREMOLAR DELLA MARINA.....'



RIMINI


Legambiente:Rimini è in-sostenibile
Inquinata come Palermo
Peggiorano molti indicatori,l'unica città della Regione sotto la media nazionale

Allarme dell'ordine dei medici
Inquinamento:servono provvedimenti seri
In provincia di Rimini 11 casi all'anno di tumori polmonari per l'aria insalubre
( aggiungi tutti gli altri 'casi')


*dietro l'immagine in primo piano nella foto ci dovrebbe essere il mare

mercoledì 15 ottobre 2008

A CASO,NELLA PRATERIA




Non si avrebbe neppure voglia di scrivere un post come questo .
Eppure ci sono cose che è doveroso ricordare,anche al web,vadano dove vadano,probabilmente disperse nell'etere, lucciole fatue ,piccole particelle di una 'resistenza' inconsistente e irragionevole.
Il tema è: gli adolescenti e la legge.
E vedo questo,al proposito:i ragazzini di quattordici-quindici non ci credono, non ne hanno la percezione,si proteggono dalle balle degli adulti e sono confusi, inermi e soli.
Credono che:
tutti fregano, non ci si puo' fidare al 100% di nessuno;
quelli che dovrebbero essere garanti-polizia, autorità...-possono essere i peggiori,nessuno lo sa per certo
ognuno è solo,nessuno ha chi lo protegga dai soprusi di chicchessia
se proprio uno ci tiene a 'denunciare' una illegalita' palese, o abuso, lo faccia, ma a sue spese, in particolare è vietato farlo se il prevaricatore è connesso ad una qualche 'rete'.
chiunque lo abbia fatto, state pur certi che un guadagno l'ha avuto, non si fa niente per niente.
Di fatto il loro mondo è avulso da tutele,si vedono, vivono e pensano come in una immensa prateria, dove l'unica arte necessaria è l'arte dell'arrangiarsi,ovvero della sopravvivenza, costi quel che costi.

Domani?

Sarebbe meglio cancellare tutto e ricominciare


martedì 14 ottobre 2008

NEBBIE


Ottobre caldo compensa di un Settembre piovviginoso e arrabbiato,ma il profilo delle nebbie dipinge gia' l'orizzonte dell'Adriatico domestico e un po' abbandonato.
Nebbie.
Nebbie che delimitano i confini di un futuro immediato,dove in un giorno il mondo crolla e risorge da sudari di cartapesta.
Nebbie nelle nostre esistenze individuali , dove si va alla ricerca di onesta' come fosse la pietra filosofale.
L'onesta' si sente, si annusa, si abbraccia con piacere.
Il profumo dell'onesta' mette allegria,abbatte ostacoli alti, vince i leviatani delle paure.
Esempi disonesti.

Stamattina su un quotidiano locale, una mamma, con lettera firmata, faceva uno di quei voli pindarici che solo gli ignoranti sanno fare, mettendo insieme gadgets filofascisti-tollerabili-, bidoni dell'immondizia e prostitute-intollerabili-.Scriverle qualcosa? Troppa fatica .Chissa' che idea avra' costei dell'onesta'.

E rapporti personali ambigui, ne vedo tanti.
Quell'ex-moglie che chiama su cellulare l'ex-compagno di studi per una serata, come in una novella di rotocalco .Magari con la scusa della cultura.Mica telefona a casa, nella famiglia di lui.
Lui becca.
Sui sentimenti di poca onesta'ne vedo troppe.
Sentimenti?
Poveri cristi che si arrabattano a riempirsi le giornate.

E fiumi di denaro, che corrono,dove possono andare,anche in tempi come questi.
Scuole private, istituti prestigiosi che si arrogano i profili delle classi dirigenti del futuro.
Vi si iscrivono figli di politici e amministratori attuali,nomi, cognomi, indirizzi.
Mamma' trema e papa' tiene il posto caldo.La transazione è gia' pronta, la promozione sicura.
Giovani onesti davvero se ne vanno a cercare acque pulite,faticano,si mettono alla prova.
E oggetti, oggetti:nella mia città ,inquinatissima,ormai,ogni famiglia di quattro componenti adulti ha almeno tre automobili.
Che girano, anche in tempi come questi.

Come si fara' a dormire tranquilli, se anche solo un filo di torbido c'è sulla propria coscienza proprio non lo so.
Non lo so davvero.



* Mi scuso con gli amici bloggers per l'assenza di dieci giorni dal web,ma ho avuto problemi di 'macchina'(=computer con un problema, che poi è diventato un altro problema,ecc....)Morale:diciamo che, potendo, 'connessi è meglio'.



mercoledì 8 ottobre 2008

DEL CALVO CHE RUBO' UNA PARRUCCA


Notizia di fondopagina ma non proprio da buttare via,anzi emblematica, direi.
Un calvo con signora si appropria di una parrucca in un market.
Li' per li' pare il teatrino dell'assurdo, ma a ben pensarci una sua logica ce l'ha.
Il desiderio del calvo.
Cosi' è, di logiche non ce n' è una sola, ma ce ne sono tante e si credeva possibile individuarne dei minimi-comuni-denominatori, come ci avevano insegnato alle elementari.
Dicesi minimo comune denominatore....
Invece, forse la modernita' ci impone di individuare logiche prive di denominatori, diverse, intestine, oppure angelicate, l'una contro l'altra armate, a contendersi quel fazzoletto di esistenza. Cercasi decodificatore di logiche .
Tanto per evitare altri caduti sul campo ,l'accelerarsi di una crisi epocale,l'infelicità dei tanti.
Logica di un sistema economico che si proclama per definizione liberista ad oltranza e necessita di una procedura statalista.
Logica di un sistema di comunicazioni sofisticatissimo ed irretito nelle gergalita' piu' gutturali.
Logica di reti affettive che si vogliono 'liberate' e sono agganciate ad immagini in cui dominano quei due o tre fattori ancestrali,non ultimo lo 'status' economico.Antecedente a tutte le rivoluzioni moderne.Sangue e mattone.
Logica delle chiese, che a forza di star con il loro dio ci insegnano cose stranissime,per esempio l'opportunismo,ma solo quello di parte.
E cosi' via.
In casa nostra, alcuni dei nostri governanti non stanno ne' in cielo ne' in terra.
Quale è la logica che li legittima?
Chi dirige l'economia non ha neppure citato,in questi giorni di ansia dei portafogli nazionali ,quell'antica nozione libresca-magari per verificarla- sulla possibile natura ciclica di questa nostra crisi attuale.
Chi dirige la cultura afferma di non capire un'acca della modernita'.
Chi dirige la scuola pare uscita da una favoletta di Ian Mc Ewan.
Di quel fratellino che usava la scolorina per far sparire chi non gli andava.
Tot dipendenti.Tot cervelli. Tot...
Ma una logica ci sara', no?

lunedì 6 ottobre 2008

SCIROCCATI


-Ma io non voglio andare tra i matti-osservo' Alice
-Oh,ma non ne puoi fare a meno-disse il gatto-
(L.Carrol,'Alice nel paese delle meraviglie')


Se devo fare la parte della praticona delle cose realistiche, di vita, qualcosa, state pur certi, in giro non va.
Passi per il buonsenso medico-pratico-fai-da-te-simil scientifico.
Quello per cui segui l'antica massima:'Se sei sudato, non stare nel mezzo della corrente d'aria'.
E va be'.
Passi quel po' po' di didattica 'attiva' che anche un asino in cinquant'anni di scuola, come discente e come docente,deve aver un po'imparato.
Con la lunga serie delle teorie avanzate,come :'Non basta la nozione, bisogna far muovere il cervello'
Passi per quel pizzico di bon-ton che anche gli istintivi sono costretti ad acquisire appena escono dalla foresta delle proprie emozioni adolescenziali.
Come:'Mai dire 'imbecille',anche se lo pensi, al primo tamarro che incontri al mattino.
....Passi...
Ma spesso il panorama attorno mi ricorda quella novella di Achille Campanile.

-Minerale o naturale?-chiede il barista ai quattro avventori seduti al tavolino del bar, dopo che uno di loro ha ordinato acqua.
-Naturale-dice il primo
-Minerale-dice il secondo
- Naturale minerale-dice il terzo
-Minerale naturale-dice il quarto
-Scusate, ma minerale o naturale?-insiste ancora il barista.
E cosi' via, per un'ora circa.
I dialoghi della scena sono tutti qui.

Al primo che mi chiede cosa pensi della tal questione-pubbblica o privata-rispondero':-Naturale o minerale?
Cosi' si passa un po' il tempo, si fa notte, ognuno ha fatto il suo e le cose che si dovevano aggiustare, forse, si sono aggiustate da se'.

sabato 4 ottobre 2008

IL DOTTOR OSS


Nel romanzetto breve di Jules Verne, 'Il dottor Oss ', una tranquilla cittadina fiamminga,Quinquendone, comincia progressivamente a dare strani segni di squilibrata irrequietezza,fino ad arrivare a dichiarar guerra alla citta' vicina per colpa di una mucca rimasta li' dalla prima crociata.
Si scoprirà poi che il colpevole di questo stato di cose è nientedimeno che il dottor Oss, che aveva in gestione le condutture del gas; in queste condutture lui, per gusto di sperimentazione scientifica, inseriva ossigeno in quantità esagerate fino a causare nella gente che lo respirava quello strano stato.

Veniamo a noi
Ecco alcuni titoli di prima facciata degli ultimi tre giorni di un quotidiano locale riminese.
'L'autista è nero:allora scendo dal bus';'Profanate le tombe dei bambini';'Botte al rom quindicenne';'Giovane ladro inseguito da un ottasentenne';'Su internet i tubisti * annunciano rivelazioni-bomba','Sesso e droga, perizia su una mamma'.
A cornice,il resto delle notizie,locali, nazionali e internazionali.
Continuano stralci di 'discussione' su mega-progetti,sogni alla Gerswin di archistar di levatura mondiale,ispirati dal vento di scirocco,su lungomare e co.
Ma dove si è nascosto il dotto Oss?
*diconsi ''tubisti' i coinvolti in un caso di frode attorno alla vendita di uno strano tubo multiuso

mercoledì 1 ottobre 2008

CUORE DI MAMMA


Che orgoglio noi mamme dei primi anni ottanta-considerate a trent'anni primipare attempate,e ci sentivamo vecchissime-, quando ci incontravamo alla sera tardi,nei parchi della città o alle prime ore del mattino, davanti agli asili comunali ancora semichiusi ;sulla riva del mare, la domenica, a scarrozzare con le biciclettine a quattro ruote, o in impossibili dialoghi rattoppati per l'occasione.
Nelle baruffe domestiche per questo e per quello,altalene epiche che proseguivano le trame degli amori dell'università,cariche ancora di motivi, di idee, di rancori mai sopiti.
E gli ideali, di cui eravamo imbastite sottopelle, che fuoriuscivano dalle torte di compleanno fatte in casa, le mie sempre bruciacchiate,orribili a vedersi.Aneddoti ed errori, velleita' irragiungibili di un amore grande.
Errori ed errori.

Dove sono finite,ora, le giovani madri?
Siamo in un paese di mammoni, mammista per definizione,che alleva bamboccioni quarantenni ed illibati,ma le vere madri, la passione delle madri, dov'è?
Non ne vedo molte, qualcuna si',brava, giusta, ma troppo poche.
Un'ostetrica mi diceva che ai corsi di preparazione al parto è un pianto:look azzimati,maternità esibite, corredini dell'ultima ora,poco piu'.
Esperte di qualcosa,smaliziate.
Forse faranno meno errori di quelli che abbiamo fatto noi, sicuramente non insegneranno tutta quella ingenuità.
Montagne di ingenuita',ingenuita' disarmata.
Ma a pensarci bene, se ad un figlio non lasci in dote l'ingenuità, cosa gli lasci?
Passione di madre, la vita stessa che si concede,senza limiti,in bilico,imparando a liberarsene, a brandelli, per strada, giorno dopo giorno.
Il cuore che si racconta.
Ma ora,non vedo altro che qualche gruppetto che sfumacchia agli angoli dei bar,chiedendosi quale sia il miglior corso di qualcosa a cui iscrivere il bambino.
Del resto questo è il gioco del vivere.
Chi vive e va avanti , vede.



lunedì 29 settembre 2008

MISSISSIPPI BURNING


Alcuni giorni fa, di ritorno da Ferrara,dalla splendida cornice della Biblioteca Ariostea, a due passi dall'antico ghetto ebraico, un luogo carico di retrogusti elitari, umanistici, leggermente esclusivi, con accenti linguistici veneziani piu' che emiliani,mi sono trovata, per il ritorno a casa, sul regionale di Trenitalia delle venti e trentotto da Bologna.
Viaggiavo in seconda, pur con il biglietto di prima, per non imbarazzare i ragazzi che mi accompagnavano e ad un certo punto, cercando la 'toilette', ho fatto il giro di mezzo treno.
Le mie credenze terzomondiste incrollabili, la mia fede incondizionata nel meticciato hanno un attimo vacillato.Mi sono trovata davanti, appoggiato alla porta della toilette mezzo scassata, un satanasso di due metri, di colore, faccia butterata, cewing-gum ostentato.
Oddio, non che la mia, di faccia, fosse meglio, a pensarci bene qualche imperfezione della pelle ce l'ho pure io,chissa' come lui ha visto me,in quel momento. Magari era un dolcissimo signore solo un po' stanco che aveva la disgrazia di parere un bounty-killer.
Attorno, seduti, altri ragazzi di colore,non so dire come se la passassero. L'aria pero'era irrespirabile,si stava proprio male.
Nel melting pot delle venti e trentotto, c'erano ovviamente anche tutti gli altri.
Un signore elegante, brizzolato, si è messo a sbraitare con la capotreno incolpandola di non conoscere il latino.
Una giovane donna in mohair e personal portatile ha continuato a lavorare chiusa nella sua nuvola ,facendo di tanto in tanto strani sorrisetti.
Non mi pareva ci fossero delinquenti veri,anche perche' da vicino non ne ho mai visto uno, sono sincera.
Chi la fa sempre franca, i signori del vapore no, non viaggiano sul regionale delle venti e trentotto.Lavorano pulito,chiedono sicurezza. Nessuno chiede loro ne' biglietto ne' documenti.

sabato 27 settembre 2008

LA ROBA







Vedo una gru alta nel cielo-non un volatile,ma un mezzo meccanico atto all'edificazione di immobili-, e davanti c'è un cartello:'GECOS'; passeggio a due pasi dal mare e tra le costruzioni cresciute nei pochissimi spazi rimasti,vedo un cartello:'GECOS'.
So che la GECOS è ovunque, dovunque ci sia un mattone, un etto di cemento da stendere.
Dovunque passi, a Rimini, è presente la GECOS.
Chi sono le sue persone reali ?
Magari si scopre che mangiano, dormono, si puliscono i denti,insomma,non sono sintetici,sono persone in carne ed ossa.
Se solo ne incontrassi una ,di queste misteriose, onnipresenti,particelle di questo tutto inorganico, crescente,mutante,invadente.
Gli offrirei un caffe'.





venerdì 26 settembre 2008

LETTURE




'Il ragazzo giusto' di Vikram Seth mi va da un comodino all'altro, non riesco a finirlo.E' un gran bel libro, uno di quei libri che ti accompagnano, che ti mancano quando lo finisci,ma sono arrivata a pagina cinquecento e le pagine sono milleseicento in tutto.
E' chiaro che sono nevrotica,non riesco a seguire quel ritmo narrativo lento, ampio, perditempo,qualcuno ha detto che per gustarlo si deve immaginare di essere sul Gange, evidentemente non mi riesce,è un problema mio.
La scrittura è occidentale,deliziosa,il grande affresco storico a pagina cinquecento comincia a comparire sotto la ragnatela dei pomeriggi pieni di giochi , degli sguardi e delle infatuazioni ,del tempo suadente e morbido di questo ricco manipolo di altoborghesi indiani degli anni cinquanta .
Si immagina un'India aperta al futuro e diversa ,quanto tempo mi ci vorrà per finirlo non lo so.
E dire che mi sono digerita mattoni e mattoni, anni addietro.Forse è la frequentazione del web, che mi ha tolto un po' di empatia con la pagina cartacea.
Forse è solo il mio tempo che che ha qualche distonia.
Vikram Seth,nato a Calcutta nel 1952.
Altra cosa è la voce di Cinthia Ozick, che va giu' come una bibita al mirtillo d'estate.
Si impone,urge, avanza, dirompe, riinterpreta le parti , le attacca,le risistema ,forse non scrive neppure benissimo.
Di certo 'Eredi di un mondo lucente ' non ha subito imbellettature di editors.
E' natura ,passione del vedere-sentire.
La storia è semplicissima:la storia di una diciottenne che si trova a fare da 'tata', infermiera, segretaria, tuttofare in una curiosa famiglia di profughi,incredibili 'outsider',imballati tutti insieme in un difficile rapporto con una realta' durissima, esuli per vocazione,perdenti per destino,ancorche' coltissimi,dei veri 'cervelli':corre l'anno 1935, e la famiglia viene da Berlino a New-York.
E' una lettura travolgente.
Si resta imbrigliati nella sequela delle parole che si attorcigliano attorno alla 'fabula',di volta in volta animate da vita propria, giocose o dolenti,sempre vitalissime.
Apro a caso, a pag.247:'...il viso di Annelise si scioglieva,come succede ai miopi,in una sbavatura di acquerelli...'
Cynthia Ozich nata da genitori ebrei-russi a New-York nel 1928.

giovedì 25 settembre 2008

NO, CHE NON M'ANNOIO




Un'amica di vecchissima data,insegnante alle medie inferiori, mi racconto' una volta di una ragazzina gravemente disabile,in carrozzella, con tutti i problemi connessi, inserita in una sua classe.
Come fossero venuti, in classe, gli amici e l'insegnante di sostegno a canticchiarle 'No, che' non m'annoio', il ritornello di Jovanotti, non è chiaro a nessuno.
Di fatto, la ragazzina sbuffava spesso :forse per quello ,per ridicolizzare quella che lei contrabbandava per noia, avevano cominciato a canticchiarle la strofetta.
Di li' ad innamorarsi pazzamente di Jovanotti, per la ragazzina il passo fu facile.
Un vero amore,di quelli che da adolescenti nascono sulla pelle come i brufoli.
Nel frattempo, in sede di programmazione delle uscite'didattiche', usci' fuori la gita a Venezia.
Insomma,alla fine le gite furono due:a Venezia, e al concerto di Jovanotti.
Con i bambini che si erano accollati la compagnia e la responsabilità dell'amica in carrozzella.
Tutti compresi, come tante api operaie intorno all'ape regina.
Ma come frenare l'impeto romantico, il desiderio dell'amore dell'amica piu' sfortunata ?
'No,che' non m'annoio, no, che' non m'annoio'
Aveva cantato la ragazzina in carrozzella, su e giu' per calli e campielli, e poi al concerto, in mezzo alla folla dei rapper di casa nostra.
Con gli occhi lucidi e la felicità nel cuore.



martedì 23 settembre 2008

MIRACOLO ADRIATICO




Le mie vecchie nozioni di liceo scientifico non sono sufficienti.
Neppure quel po' di imparaticcio pseudo-scientifico che il cittadino comune assorbe nella sua frequentazione quotidiana di zapping, edicole, sale d'aspetto dei dentisti e simili.
Ci vorrebbe un filo diretto con il Centro di Biologia marina di Trieste, ma vattelapesca.
Non c'è che da ricorrere al solito anzianissimo signore che scruta l'orizzonte marino per istinto, per saggezza,per consuetudine,per spiegare questo splendido mistero della natura.
Il mare Adriatico non è ancora morto.
-I pescherecci sono aumentati tantissimo,di numero, negli ultimi dieci anni-dice l'anziano signore
-Ma pescano?
-Si,non vede? Sono carichi.
-Insomma, l'Adriatico vive
-Vive, vive.....
Si, vive, eccome.
Rientrano in porto i pescherecci dei lampedusiani ,carichi di pesce.
Eppure le cronache saccenti del nord recitano la morte dell'Adriatico, stagno chiuso, catino di scarichi padani,acqua putrida.Si sussurra che esista gia' un progetto per la sua cementificazione globale,e farla finita,una volta per tutte.
Lui, pero',non pare morto,ancora,anche se non ci sono nozioni scientifiche per sostenerne la vitalita' a tutti i costi.
Nel millenovecentoottantanove, quando scoppio' il 'caso'mucillagini, e mezzo mondo si interrogo' sul problema dell'eutrofizzazione, forse l'unico che ci azzecco' fu Andreotti,mesfistofelico.
Disse:-Tranquilli tutti, è un fatto naturale, il mare si rigenera da se'
Ma che avesse avuto davvero ragione?
Non c'è limite al dubbio italico, e il bizantineggiare del pensiero è di casa, qua,cosi' come l'approssimazione barricadera.
Ma lui, l'Adriatico, è vivo davvero.
Nonostante ci continuino a provare pressoche' tutti, a farlo fuori.