domenica 10 maggio 2009

ALTROCHE' PAPI E MAMI




Altroche' 'papi' e 'mami', i giovani fanno una faticaccia da non credere.
Cercano di orientarsi, ce la mettono quasi sempre tutta, almeno la maggior parte, vorrebbero essere migliori dei padri.
Arrancano.
Fanno fatica.
Sono molto soli.
Magari in comitiva,magari in gran compagnia, ma sbrindellati in una precarietà che è come un pelago da cui non si intravede il filo di terra.
Hanno dalla loro la giovinezza-che bella tautologia!-ma contro di loro un mondo in transizione privo di autorevolezze consistenti, di sistemi certi di riferimento,pieno al contrario di chiacchiere vuote e di vecchi meccanismi con vecchi marpioni alla cabina di guida.
Prendono grandi abbagli e pagano di persona.
Alcuni si fanno piccole capanne di paglia contro le tempeste del deserto.

Coraggio ,la vita è bella.



sabato 9 maggio 2009

POSTI IN PIEDI




Solo posti in piedi, per noi.
Accidenti.
Il viaggio, anche quando non si presenta lunghissimo, necessita le sue comodità.
A stare in piedi ti si gonfiano le caviglie,come minimo.
Posti riservati a categorie privilegiate:
tamarri,residenti autoctoni da almeno venti generazioni,strombazzoni,faccetoste,chihaloziochelohainfilatodaqualche parte,veline e velone,qualche cariatide,chi ha un fisico bestiale,chi si è rifatto solo un po',chi scrive da dio, chi pubblica con l'incappucciato di turno.
Ci tocca stare in piedi.
Accidenti.
Forse gliela possiamo fare in barba,magari ricreando una posizione yoga.
La figura dell'albero rivisitata ,per esempio.
Ti credi un albero, una bella quercia secolare,nel bel mezzo degli stromabazzamenti urbani, dalla fermata centodue alla fermata duecento.
Quando sei a destinazione hai la faccia serafica,sorridi a tutti dici:'Piccinini miei, ma che simpaticoni'.

Anche all'autista.

venerdì 8 maggio 2009

LOLITE,MELISSE,LETTERINE ,VELINE,ETC:




Melissa P., ex porno-talento della scrittura italiana under diciotto ora fa la predicatrice.
Magari fara' la commessa nel negozio 'alternativo'di cibi giapponesi dello zio,mangiare si deve tutti.
Della ormai attempatella Santacroce, gia' delizia e 'rivelazione' delle notti folli riccionesi del mitico 'Cocco' (in arte la discoteca 'Cocorico', il 'top' della trasgressione di Riviera,di tutto e di piu)' nessuno parla piu'.
Via via, compaiono e scompaiono.
Chi non entra nel recinto di un qualche 'drago' poi, è destinata a diventare merce avariata nel giro di neanche un lustro.
Dopo i venticinque, ahime' incombe la cellulite e si fa dura trovare uno straccio di posto da cubista anche nelle balere di periferia.
Il fatto è che i sacri fuochi non esistono,anzi, è roba di cui diffidare,in tutti i campi, dalla scrittura alla politica,alla recitazione e mettiamoci pure il karaoke.
Quando il talento,in campi diversi, esiste,-sempre piu' raro, in verità-devono esistere verifiche severe,ambienti salubri di riferimento.
Il mercato dopo.
I 'draghi' alla larga.
Ma quelle mamme di quelle 'rivelazioni' quindicenni,cosa pensavano tra se' e se' quando portavano all'asilo la bambina?
Forse:'chissa' quanto ci posso ricavare?'

giovedì 7 maggio 2009

LETTURE DI MIA MADRE/3-MARCOVALDO




A sessant'anni ben compiuti le era capitato di leggere 'Marcovaldo' di Italo Calvino.
Si era divertita tanto,ne apprezzava le gag,le avventure surreali , lo straniamento da piccolo antieroe della modernità.
Se,'costretta', dovessi trovare una ragione del fatto che considero 'Marcovaldo' una pietra miliare della lingua italiana ,direi per quell'equilibrio perfetto tra suoni e silenzi.
Il silenzio, cosi' sapientemente dosato,ne fa un testo 'classico',il lettore che lo segue prova insomma una sorta di quiete,di tranquilla sensazione di compostezza.
Del resto il quadro torna ,se penso che mia madre amava la danza classica.
Forse lei aveva anche raccontato alcune delle storielle a qualche bambino,la ripenso in un rapporto di tutto privilegio con i bambini:aveva con loro delle complicità incredibili, ma da una certa distanza.
Mi accorgo che 'Marcovaldo' è poco conosciuto-dopo montagne di Junior Mondadori, di piccoli brividi, di Harry Potter e dopo tanti metri sopra il cielo, è quasi un altro ' desaparecido'
Eppure,anche ad una lettura sociologica, ,rimane:basti pensare al cemento che tutto invade, nelle nostre città,ora,molto piu' di allora.
Non cerchiamo forse ogni giorno, come lui,un filo d'erba,una foglia, uno squarcio di azzurro?


'Marcovaldo', di Italo Calvino


mercoledì 6 maggio 2009

LETTURE DI MIA MADRE/2-ODORI MEDITERRANEI DELLA DELEDDA




Mia madre era incantata dalla limpidezza della scrittura di Maria Grazia Deledda.
Aveva tra le mani la trilogia 'Canne al vento', 'Elias Portolu' e 'L'incendio nell'oliveto'.
Eravamo a meta' anni settanta,le serate estive erano lunghe e anche l'Adriatico partecipava ancora al coro di incanti del Mediterraneo tutto.
Vorrei ricordare con la chiarezza di mia madre quegli odori del Mediterraneo, le erbe selvatiche su cui passa il vento che percuote l'isola, l'odore salato della pioggia che viene dal mare,l'odore secco,leggermente estenuante della pietra percossa dal sole.
E quei personaggi dai sentimenti intagliati nella pietra , ancestrali e mitici.
Il fuoco del sentire che forgia i vocaboli e rende le trame ricami splendidi di destini, di passioni,di insanabili ferite.
Maria Grazia Deledda è uno di quegli autori dimenticati dalla contemporaneità,come Cassola, Parise, la Manzini e altri.
Gioielli della nostra storia letteraria e belle persone.
Rileggevo la trilogia di cui sopra a Cagliari, nel 1975, insieme a 'Cosima', l'opera piui' autobiografica dell'autrice.
Vorrei ricordare gli antri di quelle abitazioni isolane, dove la parola pian piano faceva della piccola autodidatta la vincitrice del Premio Nobel nel 1926.


Maria Grazia Deledda, tutte le opere.

martedì 5 maggio 2009

LETTURE DI MIA MADRE/MARTIN EDEN


'Martin Eden' di Jack London, era il libro prediletto di mia madre.
Lo aveva letto da adolescente, forse ancora bambina:nata nel 1926 a dieci anni si trovava sul baratro del regime e delle imminenti leggi razziali.
A scuola vestiva, come tutte le sue coetanee, da figlia della lupa.
Eppure era riuscita ad immergersi in quella lettura che io ricordo-ma dovrei rileggerla-come un inno dell'individualismo pionieristico americano.
L'inno dell'individuo che si eleva, da ignorante marinaio a scrittore,entrando in dialettica con quel sistema americano che si avviava a celebrare i riti dell'edonismo capitalistico, del possedere per essere e dello 'status' come raggingimento del piccolo paradiso in terra.
Di Martin Eden -personaggio ricordo la fisicità e quelle lunghe solitudini, l'impeto della scrittura come bisogno del corpo prima che dell'anima.
Lo lessi la prima volta in montagna, in val Pusteria, seduta davanti ad una cresta di piccolo rilievo scuro di boschi,pensando che mia madre lo aveva prediletto.
Lo dovro' rileggere.
In fondo credo anch'io nella solitudine dell'individuo, in quel limite invalicabile della propria stanza,chiamala coscienza, chiamala destino individuale.


Jack London, 'Martin Eden '

domenica 3 maggio 2009

QUELLI CHE 'NON STANNO BENE'


Come si farebbe, con tutte queste persone che ahime' 'non stanno bene',se solo si potesse...
Ce lo insegna la signora Lario, lei puo'.
Il fatto è che di persone che 'non stanno bene' ce ne sono in giro tante, ma tante, ma cosi' tante che alla fine è lecito chiedersi:-Ma io, che ho sempre pensato che lo 'stare bene' fosse una meta da raggiungere,staro' bene,poi?-
Un bel dilemma.
Il fatto è che nella vulgata colloquiale, dire di uno 'non sta bene' è un bel programma .
E' una frase che ne nasconde tante altre, come quel gioco delle matrjoske, che porta al cuoricino della bambola.
Chi gestisce il potere dovrebbe,comunque,'stare bene', per forza o per amore.
Essere capace di equilibrio e di tolleranza, essere colto e lungimirante,poco incline al narcisismo e tanto di piu' al bene collettivo.
Conosco piccoli 'capetti 'che non 'stanno tanto bene'.
Ahinoi, quelli che conosco sarebbero degni di profili gogoliani.
Il potere fa del male a chi non ce l'ha, ma chi se lo arraffa poi spesso non ci fa delle gran figure.
E finche ' di potere vero si tratta, passi.
I 'capetti' di cui sopra sono piccoli'travet' di provincia,esistenze grame.
Poveretti.
No, non 'stanno bene'.
Pero' posso offrire sempre un caffe', se passano di qua.
Fronte mare.