venerdì 12 dicembre 2008

ARGINI FLUVIALI


Un paesaggio è antropomorfico,cioè umanizzato, quando nella narrazione che se ne fa campeggia l'umano.
Un sole allo zenit è la proiezione di un amore nella sua fase alta,una foresta ingarbugliata la simbologia di un 'gliuommero'gaddiano indistricabile.
Ma meglio,il paesaggio è antropocentrico quando dice l'animo di chi lo abita,ne respira il respiro, alita nella stessa direzione.
Guardo qua attorno,a questo paesaggio italiano inondato d'acqua, esondato dai fiumi in piena,travolto da maree gonfie e rumoreggianti.
In fondo è solo arrivato l'inverno,ma nello spezzettamento costiero, nella devastazione di strade e città ad opera dell'acqua leggo un'immagine del nostro vivere.
Argini fragili, puntellature e cordoli di sabbia,barricate e barriere,volonta' buone e meno buone che tentano di frenare le maree.
Passioni civili ed umane contratte,regole e carte bollate come segnaletica di un reticolo che vorrebbe un ordine al caos sono una infarinata fragile, sotto rumoreggiano le tempeste.
Destini che si intrecciano, storie che si evidenziano, tempi che stringono,vecchi segnali e segni antiquati non sono sufficienti a contenere la realtà che avanza.
Slogan sindacali,trattative politiche ,riforme e riformette,tutto un risicare di argini e puntelli traballanti e miopi.
Piccole felicità individuali in scatola,dove sfoceranno i rivoli delle passioncelle,quando verranno in superficie con urgenza?
Argini traballanti,mentre i fiumi ,sotto,sono in piena.

sabato 6 dicembre 2008

.....PERCHE' CI VUOLE ORECCHIO....











MERCOLEDI' 10 DICEMBRE ALLE ORE 20,45 ,
presso IL CENTRO SOCIALE 'LA CASA COLONICA'
IN VIA BRANDOLINO n.25, a RIMINI(zona San.Giuliano a mare)
faro', con l'aiuto generoso, veloce ed estemporaneo di alcuni amici,tra cui due bravissimi ragazzi che si sono offerti per le letture, con immediatezza ed allegria,un incontro sui miei libri.
Non ho preparato nulla.
Mi piacerebbe fosse occasione per riflettere in maniera libera e 'popolare' sul valore della scrittura , a trecentossessanta gradi.
Riprendo qui un piccolo passo da una storia che avevo dimenticato, 'Di quella volta che una nonna precipito' nel pozzo',ispirato ad una vicenda reale,lo voglio vedere come un antidoto 'ante-litteram',scritto in tempi non sospetti, a questo tempo 'depresso', dentro e fuori di noi.

'...Era stato in quel momento che la nonna aveva iniziato la lunga cantilena:fuori dal pozzo,avvolta nelle coperte di lana,sotto gli occhi dilatati di sonno e di sorpresa dei familiari e dei vigili del fuoco,la nonna si cantava una nenia stracolma di colorate sfumature.
Pian piano, minuto dopo minuto,la nonna si riaffezionava alla vita.
Mai le tinte della vita le erano parse cosi' entusiasmanti,dopo tutto quel buio.Le tenere venature dei contorni dei petali dei fiori,i gialli delle margherite,i rossi delle rose,i lilla e gli amaranti delle viole,le piccole chiazze madreperlate di alcune crespature e ancora il grigio della pietra che circondava la casa,il verde metallico dell'erba,palpitante sotto le gocce di rugiada.
Piccole presenze caleidoscopiche accattivanti si impossessavano della sua fantasia inaridita,tutto un mondo invisibile le trillava intorno....'
Dico, col vecchio Jannacci,che provarci va bene,
ma 'ci vuole orecchio...'




giovedì 4 dicembre 2008

LETTURE/RAGAZZI


Leggo con una prima classe di un istituto tecnico un secondo libro di Luisa Mattia-dopo la felice esperienza con 'La scelta' dello scorso anno-:
'Ti chiami Lupo gentile',Rizzoli.
I ragazzi seguono con una certa attenzione le avventure del piccolo gruppo di teppistelli del litorale romano e le incrinature di coscienza che uno di loro ha.
Con queste incrinature, chiamato all'onesta' innanzitutto dal suo intimo, oltreche' da alcuni affetti che gli intralciano la carriera promettente di piccolo boss,avanza nel difficile percorso della responabilita'.
Buona lettura ,efficacissima.
Avremmo alcune domande da porre all'autrice, che le invieremo intanto nel suo blog,(http://www.luisamattia.com/) in attesa di incontrarla a Giugno, quando,come già lo scorso anno, fu invitata dalle libraie della Libreria 'Il viale dei ciliegi 17' di Rimini al festivaletteratura per ragazzi promosso dalle stesse.
Ecco, per ora ,le domande:
- vorremmo ci chiarisse la ragione del diverso utilizzo della sintassi, ora breve, patratattica,elittica spesso addirittura delle parti fondamentali della frase.
(Avverbi, allusioni, brevi cenni:ci sono passaggi in cui tutto decorre in pennellate velocissime,che paiono seguire il ritmo affannoso di un respiro )
Ora piu' allargata, piu' ragionata,piu' classica,piu' ricca di pause e di attributi.
-vorremmo chiarisse anche l'utilizzo delle due grafie,visto che a tratti, nel racconto, si inserisce ,sottolineata dal corsivo, una riflessione 'esterna'
-vorremmo anche capire bene se abbiamo inteso con correttezza i momenti di 'incrinatura' della coscienza del protagonista-
Io le chiederei anche,personalmente, che rapporto ha avuto con l'editing -visto che parliamo di Rizzoli-e se questo ha pesato sul suo lavoro
Cordiali saluti a Luisa Mattia.

martedì 2 dicembre 2008

TALENTI SPRECATI OVUNQUE


Che peccato tanta intelligenza buttata a mare, tanti talenti sprecati,nessuno che li raccolga,quando emergono è solo un caso,in genere marciscono e affievoliscono prima di essere utilizzati.
Ne vedo ogni giorno, l'intelligenza non abita nelle nostre città,nelle scuole, nei quartieri.
Menti relegate in casa,cuori illuminati costretti alle pantofole,giovani geniali dispersi ovunque, energie al vento.
Mi dispiace,mi dispiace molto che nei luoghi non entrino le genialità,quando ci sono, che i luoghi rimangano territorio di quattro cariatidi ammuffite,segnale di un tempo che fu.
I giovani devono entrare, devono contare, devono governare, i vecchi talentuosi devono essere presenti ed autorevoli con leggerezza.
Cosi' come la vedo,invece, è un ristagno, una risacca un po' puzzolente.
Il leviatano della burocrazia blocca ogni tentativo magari improvvido ma vitale di cambiare queste vecchie carte in tavola.
All'aria i panni sotto naftalina, i panni vanno usati tutti, fino all'ultimo.
Invece è una stenta.
Nei luoghi'protetti' i giovani arrancano non protetti, non hanno fiducia in se stessi, giocherellano.
I vecchi frustrati non molano l'osso, hanno paura della morte e digrignano i denti.
I vecchi illuminati sono fuori dai giochi e signorilmente si sono fatti da parte.
Il gioco è duro,forse non è mai stato cosi' duro.
L'onesto e retto conversar cittadino' ha si' lasciato il passo a 'superbe fole', che almeno delle belle fole avesssero il fascino.
Invece sono balle,sono piccole malattie di mediocri poveracci che si credono qualcuno, solo perche' hanno fatto il vuoto attorno.
Mandateli a spasso, a raccogliere cartacce nei parchi per imparare la generosità e fate spazio alla vita, che urge .

domenica 30 novembre 2008

INQUIETUDINI DI PROVINCIA


La provincia è una dimensione dell'anima.
C'è chi cresce di endorfine nel glamour scintillante delle prime file e chi si acquatta nella provincia del mondo, e di li' osserva e sente i palpiti dell'universo intero.
Vuoi perche' mi manca il fisico, ma è evidente che anche io vivo in questa seconda linea.
La provincia, pero', dicevo, è innanzitutto una dimensione dell'anima e,volendo, permette di quelle terribili epifanie, altrove, forse, impossibili per eccesso di rumore e di pienezza delle cose.
In provincia girovagano personaggi degni della penna di Daniel Defoe,o magari di Maupassant.
Ladruncoli o ladroni,ex-bellone ridotte a pietose immagini di se',strani giri affettivi dove c'e' di tutto fuorche' la nettezza dei sentimenti e delle proprie dignità.
I figli di quel dio minore della buona borghesia di provincia hanno creato decine di disastri affettivi, li rivedo spesso come un manipolo di reduci,spuntano dietro le bancherelle del mercato del sabato, o alle conferenze affollate di varia umanità.Sono sempre uguali ,ma sfatti nel corpo che se diovuole ha registrato con forza il tempo,almeno lui.
La socialità di provincia è amnios caldo e protettivo ,dove in genere tutti conoscono tutti,dove gruppi di donne con i riccioli freschi e il cattivo odore del tabacco che non va via si mescolano agli ex-mariti ora conviventi con le ex-figlie degli ex-compagni di partito.
Che pandemonio di pesci che nuotano sott'acqua, la provincia del mondo.
Ho provato alcune volte ad affacciarmi ad uno di questi momenti che vengono offerti-una lezione di filosofia, in verità-,momenti apprezzabilissimi,aperti a chiunque.
Un disastro.
Mi ha preso la 'sindrome delle gambe senza riposo'.
E,siccome la riunione era vicino al mare, sono uscita,all'aria, a passeggiare per sentire l'odore di salmastro,nella notte bassoadriatica che ci riempiva ancora delle sue dolcezze,proco prima di questi ultimi furori invernali.
Ho filosofeggiato, lo confesso, con il barista.
Gran tema, l'orzo in tazza grande, dopo le undici di sera.

martedì 25 novembre 2008

VIOLENZA SULLE DONNE/3


Ne avranno avute di cose da fare, quelle quattro mamme-una è svenuta in aula per lo sgomento-
dei ragazzi che hanno dato fuoco per noia al barbone a Rimini, zona Colonnella,zona centro studi.
Si sono 'accorte 'solo ora che il figlioletto poteva trasportar una tanica di benzina a mezzanotte e versare il liquido contenuto tutto attorno, con arte e determinazione, al corpo di un poveretto che dormiva su di una panchina cittadina.
Care persone.
Non me la raccontano.
Una si alleva per vent'anni un neonato, poi un bambino, poi un potenziale mostro di ferocia e nullitudine e non se ne accorge,presa com'è a controllare se ha preso sei nel compito o se non si droga, o a procurargli le Nike e il giubbotto Replay, e tutto il resto.
Qui non c'entra la cultura.
O forse si', ne deve aver subite di violenze un corpo di madre per ridursi al vuoto di cui sopra,montagne di impulsi programmati, di ore e ore di televisione, di compere in citta', di piccoli progettucoli del proprio tornaconto, di shopping ai centri commerciali e di paure organizzate in luoghi comuni e retorica da grigliata.
Il sentire materno è un fatto animale,che travalica la ragione, eccede l'organigramma dei pensieri, e' flusso vitale in se',travolge ogni sicurezza, lascia individuare scelte e progetti per il solo motivo di esistere.E' amore assoluto, crea eccessi e squilibri, ma è cosi' e semmai va moderato e temperato in giusti equilibri.
So di donne che ,per qualche stana 'epifania',hanno abbandonato i figli nelle mani dell'abbandonato marito, per correre verso lidi piu' felici.
Ma l'urlo della madre è atavico,non tace, continua a 'sentire',anche di lontano e mi sono sempre chiesta come si pensassero, quelle donne 'libere',nelle loro passeggiate gigioneggianti.
Queste che svengono esterrefatte nell'aula di un tribunale non me la raccontano giusta.
Per un attimo-sempre mi capita con fatti di cronaca locale-ho avuto il terrore di leggere nomi noti, di riconoscere volti noti.
E' quasi successo,in fondo sono quattro ragazzi della porta accanto,uno frequenta l'istituto accanto a quello dove lavoro.
Non fatemi vedere solo una cosa:un bel pranzo di natale, con tagliatelle e panettone, alla riminese, dove i quattro rientrino in famiglia, nella famiglia ansiosa ,perbene,alveo caldo di ogni possibile delitto,che chiede sicurezza,ordine e sette in condotta a chi disturba..

lunedì 24 novembre 2008

VIOLENZA SULLE DONNE/2


Nel gioco terreno dell'identità di genere alcuni dati marcatamente femminili vengono sistematicamente violentati.
La fluidità e lo smarrimento sono ai primi posti.
La fluidità.
Nell'alternarsi dei ruoli maschile/femminile, le donne sono quasi sempre costrette ad aderire a sistemi identitari fermi.
La donna 'ferma' da agli uomini senso di sicurezza, il nido, l'alveo,l'amnios materno, la proiezione interiore dell'eterno femminino.L'uomo cerca sempre di fermarsi, in una madre o in una prostituta.
Invece, la natura femminile è in se' mobile, acqua che scorre, fluttuante, aperta .
L'addensarsi delle violenze imposte dai messaggi del mercato e dell'opportunismo del vivere crea strani inquietanti ibridi di donne che hanno chiuso la valvola della vita e si identificano con comportamenti,ruoli,status.
La fluidita',l'essere inerme ed occasione di rischio cedono il passo alla meccanica dei pezzi anatomici, degli show scassati per accendere libido quasi sempre morenti.
L'ingenuita'.
E qui chiamo in campo l'esercito delle giovani madri, che di ingenuita' ne hanno veramente poca.
Ma di cosa si stupiranno, quei figli, quando quelle mamme intabarrate di protezioni e oggetti, e piccole tutele e armi letali come quelle di un serial killer insegneranno loro i primi passi?.
E' da parecchio tempo che non recito piu' la sequela degli aneddoti della 'mammma-con -gippone',prototipo di una lunga serie di individui socialmente artefatti, pericolosi per il futuro di tutti noi,ma forse è ora che ricominci.
L'essere donna subisce attacchi.
Chi lo direbbe mai che un battito di tempo limpido, inerme, vale quanto il rumore mediatico di ostentazioni di mercato?
Quanto rumore per nulla!.
Gli uomini, poveretti loro, anche i govanissimi, sono smarriti, destinati all'impotenza, di questo passo.
Quella metaforica, ovviamente, e forse non solo.