martedì 8 febbraio 2011

POVERE BELLE LETTERE




Che massacro Dante letto cosi'.
Lo dice una che si considera un'analfabeta dantesca,qualcosa di poco piu' del droghiere dell'angolo.Ma cosi' non si puo'.
La potenza della lingua ingrigita in due caselle da fine quadrimestre.
La costruzione immaginifica risolta in quattro pagine di sunto ripetiticcio e arido.
L'arduo imperativo della ragione messo giu' come regoletta.
Per non parlare di come vedo trattati gli Autori in genere.
Piuttosto che cosi' sarebbe meglio quasi niente.
Ci facciamo su due chiacchiere sul mondo,magari con un costrutto, e lasciamo la letteratura ad altri luoghi piu' ariosi e sicuri.


Non la scuola, a questo punto?
Il dubbio viene.
Perche' se alla buona letteratura( e chi si chiede come e se è possibile ancora definirla? ormai è tutto scontato,meccanico e quantitativo,tendente al minimalista cosi' cosi') togli l'emozione,
il gusto della ricezione, e alla fine del gioco la liberta',cosa rimane?
Quattro parole sporche su pagine stantie.

Tutta la progettualita' degli anni migliori è smarrita ormai,ma almeno la bufera avesse lasciato
intatti i testi,macche'.
Sono scomparsi i testi e rimasti asurdi apparati didattici.

Lo dico chiaro e tondo:toglietimi di torno le mappe concettuali e lasciatemi in pace a gustare le parole originarie,quelle almeno,dette dalla viva voce degli Autori

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