domenica 10 febbraio 2008

NOMADI O STANZIALI?


Ad un certo punto della vita il tempo si fa velocissimo, e noi invece ci facciamo piu' lenti.
Il tempo, che guaio.
Corre , qualsiasi cosa pensiamo di lui.
Filosofici e pragmatici, ci rompiamo il cervello a definirlo, e lui va come gli pare. Inesorabile.
Giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, si fa notte e poi si fa ancora mattino.
I grandi viaggiatori che mi circondano-mio fratello,mia cognata, diversi amici,ormai quasi tutti- quando tornano e mi raccontano dei fusi orari, e delle lunazioni in quel delle Ande o nella tal baia delle Filippine, lottano contro il tempo ordinario dei giorni.
Io li ascolto, bevo le loro parole, talvolta mi distraggo e penso ai casi miei.
Anni fa questionavo con degli amici di mia figlia sul tema dei soggiorni 'intelligenti', di impegno, su progetto, in ogni parte del mondo. In particolare nei luoghi' a rischio'. A rischio povertà,miseria, guerre. Le universita' pullulano di questi progetti, di questi andirivieni da un punto all'altro del globo. Ricordo un bel ragionamento, a filo stretto, in particolare, mentre ostentavo un po' la parte di chi crede che l'avventura vera sia dietro casa, a saperla cogliere.
Ora, sinceramente, non saprei cosa dire.
Mi si è un po' rarefatta la definizione delle cose,su questo tema,come in quel film, intitolato'Mamma mia,mi si sono ristretti i ragazzi'.
Restiamo con i piedi per terra, anzi, pensiamo dove si potrebbero affondare, in quale bella spiaggia, o su quale selciato antico del mondo.
Viaggi.
Viaggi .
Me ne rimango qua, e non ho una gran voglia di uscire neppure al sabato sera, quando tutta la citta' romba del rumore di chi esce.Mi manca quasi sempre l'energia giusta,preferisco starmene in pantolofe, a girare per casa.
Mi piace uscire al mattino presto, quando le cose sono ancora apparentemente intatte.
E nei momenti in cui la città impigrisce.
Mi piace ricordare alcuni degli ultimi viaggi che ho pur fatto, magari questionando con la mia famigliola ,che' si litiga anche sul Mar Egeo, non solo sull'Adriatico.
Bei ricordi di una che ha viaggiato poco?
Le bouganvillae, su per le terrazze di Lisbona, quel senso di inquietudine ambigua di una città che sembra pronta a fuggire.
Le canne intrecciate attorno alla Torre Eiffel, che fanno sentire l'odore di campagna.
Le calette di sabbia bianca, dietro i banchi di fichi d'India in Sardegna.
Le pietre calde del sole d'agosto di Pienza,Toscana.
Il mondo del resto ci entra in casa ogni attimo, con violenza, rumoreggia, ci invade.
A volte è dolce pensarlo da turisti.
Ecco, si', forse mi piacerebbe essere 'sempre' una turista,anche domattina, o dopodomani.
Uscire di casa e vedere come va.
Come da un bistrot, all'angolo di una via di Parigi.



2 commenti:

fino ha detto...

Anch'io a Lisbona ho provato le tue stesse sensazioni. Forse ciò è dovuto alfatto che questa città si sporge su spazi infiniti.
Siamo stanziali ma con l'animo nomade.
A proposito. Io sono nato il 12 marzo del 1952.
Buona serata, Fino

Anna Rosa Balducci ha detto...

Io il 16 marzo del 1952.
Oppure siamo nomadi per forza con l'anelito alla stanzialità.
Mah.