sabato 21 marzo 2009

BARRICATE DELLA MEMORIA


Barricate contro la vanità, contro la dissipazione,il vuoto e l'idiozia che avanza,necessarie come l'aria che si respira,come i fili d'erba che spuntano ancora caparbi ai lati dei cespugli, negli anfratti di cemento.
Barricate della memoria, unica sostanza vitale,antidoto necessario in questo periodo che tutto macina e lascia poco.
Le persone passano, vanno e nessuno che le ricordi.
Le istituzioni cittadine faraginose e malfidate non costitutiscono certezze, depositi leali di quello che è stato.
Barricate nobili della memoria,necessarie nei piccoli assembramenti quotidiani, nelle relazioni di affetto, nelle disposizioni al futuro immediato.
Cinquan'tanni sembrano due millenni,a giudicare da quanto è stato travolto negli ultimi quindici . Giuramenti dimenticati, contenitori smessi e abbandonati, idee perdute.
Barricate e barricate.
Necessarie,per non essere solo polvere.

venerdì 20 marzo 2009

PER CAVALCARE L'ONDA




Per cavalcare le onde, occorre almeno saper nuotare.
Non dico bene, non dico avere familiarità con l'acqua e i suoi movimenti,le profondità e le correnti,per carità.
Almeno sguazzare come le anatre, starnazzare un po'.
Non mi risulta che tutti quelli che tentano di cavalcare l' Onda studentesca,per rimanere in metafora , sappiano neanche sguazzare un po'.
No i docenti:quelli anzianotti, stremati dai propri malanni e incalliti nella poltrona,quelli giovani logorati dal precariato,nessuno con un'idea e chi ce l'ha deve accudirla alla larga dai corridoi e dalle aule, altrimenti son dolori.
No i politici, che badano a tirar su audience come al mercato e a far notte.
No i preti che poveretti sono l'ombra delle loro vecchie sottane.
No gli 'esperti' che sono tutti mezzi mafiosi.
No il Ministro, che si sforza di fare i primi passi.
Ma l'onda avanza, e avanzasse, finalmente ,il fatto è che incontrera' sicuramente risacche e maestrali- contro
Auguri,ai giovani che avanzano, che chiedono,anche se sbagliano.Purche' a intervalli si fermino, a raccogliere tutti detriti sulla riva,unica condizione di credibilità.
Un abbraccio grande,con il cuore, con quel cuore che mi è rimasto.
E una certezza:con le onde non si scherza mica.

giovedì 19 marzo 2009

PRE/SERVIAMOCI


La prima cosa è il rispetto dei vecchi.
Nella mia 'religione' è il comandamento numero uno.
La seconda cosa è l'inadeguatezza e l'impotenza dell'uomo bianco davanti al mondo-Africa.
So per certo che addirittura i viaggiatori incalliti -quelli che addestrati tutto l'anno dai tour-operators se ne vanno nel continente nero e toccano realta' inimmaginabili-tornano malinconici ,portando con se' tutto la grandezza e l'assoluta alterità ,la piccolezza del nostro cuore di bianchi bruttini e decadenti da viaggi che volevano di piacere.
Quanti debiti abbiamo nei confronti del continente -madre,non ne teniamo piu' il conto.
Il conto è cosi' lungo, che a me risultano sempre ridicoli addirittura anche tutti quelli che considero 'politically-corrected', ci vedo sempre colonialismi,egocentrismi,violenze.
Mi viene sempre di dire:'Ma.... e se li lasciassimo in pace?'

Allora,vorrei avere rispetto,anche se è difficile con questa ultima 'boutade', di questo vecchio papa che nella sua apollinea follia va in Africa a dire che il profilattico non serve,come se fosse seduto ad un te' di pochi nobiluomini , in un salotto di Parigi :solo perche' è un vecchio.
Come quei vecchi giustizialisti che alla sera, al parco, con i loro cagnolini, ormai unica compagnia, uccidono e fanno fuori mezzo mondo, giusto per farsi venire appetito.
Magari sarebbe piu' facile rispettarlo davvero, se fosse spoglio di ori e di potere, palese ed occulto.
Del resto nel campo semantico 'religione' di 'originali' ne abbiamo.
Penso al pastore Milingo,all'esorcista Milingo, e alla sua biografia rocambolesca.
O ai telepredicatori americani,potenza dei network.
Lasciamo stare i lefevriani, che dicono che le camere a gas erano luoghi di disinfezione, poi si ricredono, quelli non sono neppure tanto vecchi, sono nel pieno del vigore.


Cosa ci sara' di cosi' terribile in un piccolo oggetto di lattice, venduto in farmacia,si fatica a capirlo.
'Sesso e alti polimeri',proclamava un vecchio amico d'università, ridanciano, vitale,studente di chimica,che giocava al libertino e invece era fedelissimo alla sua ragazza, figurarsi.
La vita gli ha giocato dei gran brutti tiri, adesso è castissimo e infelice come allora.
Anzi, non si capisce come la contraccezione anche nel ricco occidente sia piuttosto demandata a contracettivi orali, chimici, a tutto svantaggio delle giovani donne, piuttosto che a questa elementare, antica ,semplice ,piccola quantita di polimeri, appunto.
Le ragazze dovrebbero riflettere, su questo,ma qui siamo in un altro capitolo,capitolo delicato, perchè chiama in causa la sicurezza dei maschi.

La cosa ha dell'inverosimile.
Non so se c'è in Vaticano qualcuno che abbia un 'idea dell'AIDS.
So che alcune strutture della Comunità Giovanni XXIII, di Rimini, non accettavano operatori se non motivati e selezionati, per l'altissimo impatto emotivo ,inevitabile nel contatto con eserciti marcescenti, schiere di bambini morenti e tutto quello che non si immagina.
Ma forse il problema storico reale è un altro:semplicemente, una Chiesa, quella romana apostolica, ha esaurito il suo aggancio-nel bene e nel male-con la storia in quanto tale.
Rimarra' un reperto, anche curioso, anche affascinante, per alcuni versi.
Siamo nel terzo millennio.
La vita, che sulla terra è nata a partire dall'Africa, continuera' in qualche modo, a partire da interrogativi che da li' saranno posti.
Il resto è folclore,reperto da museo,roba che forse qualcuno studierà,in futuro.

mercoledì 18 marzo 2009

BALLA COI LUPI






















Alontano da me le immagini da fiction dell'orrore piombate -e non e' la prima volta-sull'onda della cronaca:la morte orribile del bambino di Modica, sbranato da un branco di cani randagi.
Questa ed altre,non si riesce neppure a pensarle.
Orrore.
Ma come è possibile essere arrivati a questo punto?
Chiunque conosca anche pochissimo gli animali domestici-ed il cane lo è dalle eta' preistoriche-sa che da un cucciolo ad un feroce randagio ci passa un ' enorme distanza riempita di torture,fame,vessazioni, abbandoni, crudeltà inenarrabili.
Un cane puo' anche improvvisamente impazzire, ma è cosa rara.
Come possono un territorio civilizzato, un'amministrazione arrivare ad un punto di inedia, di abbandono, di terribile indifferenza da permettere che il randagismo diventi emergenza ?
La' dove cemento e malavita e camorra e mafia fioriscono , si permette che un bambino venga sgozzato da una muta di randagi.
Ha dell'incredibile.
Nella storia lontana, solo un periodo ricorda tutto questo:lo dicevo scherzando,anni fa e mi si sorrideva dietro:l'età longobarda.
Scorrere un banalissimo manuale di storia per verificare:'..territori invasi da belve feroci,randagismo...ecc...'.
Nella storia recente, la Romania del durante e post-Ceausescu ricorda che camionette militari percorrevano il territorio per mattanze di randagi divenuti problema per gli umani.
No comment.

martedì 17 marzo 2009

SAN GIUSEPPE




Mi era sempre sembrata una sorta di disfunzione semantica, quell'accoppiata della parola 'dio','figlio -di dio' con 'falegname'.Mi riferisco alla mitografia cristiana di Giuseppe, il santo ,chiamato ad essere padre putativo di Gesu', figlio di dio.
Perche', vuoi che questi fosse indiscutibilmente amico e partigiano dei poveri della terra , degli ultimi, delle prostitute, degli storpi e dei senzatetto, ma nella agiografia popolare compariva sempre bello, biondo,alto,pieno di salute e con l'immancabile aureola dietro al capo.
Seguito da una Maria- madre giovane e devota, dolcissima ,coperta di un velo azzurro e dai lineamenti regolari e mediterranei.
E invece lui, Giuseppe, il falegname, stonato nel trio,poveretto in carne ed ossa, con il suo lavoro, le sue spalle ingobbite e un destino di assoluta oscurità.
Il classico personaggio-spalla di tutte le commedie popolari.
Giuseppe il falegname, Giuseppe l'oscuro della terra, Giuseppe il personaggio secondario.


Ricopio qui un piccolo passo da un mio vecchio racconto-di quindici anni fa circa-, 'San Giuseppe'*:
''.................
La fiamma intorno è diventata alta,il riverbero illumina le figure intorno e i nostri visi,la luce opaca,rossastra e densa,cancella le imperfezioni dei lineamenti,i sorrisi sono larghi,gli occhi brillano buoni.
Un gruppetto di uomini arriva concitato con un cestello pieno di bottiglie,è pronto il vino rosso che si beve con i dolci di casa,ci avviciniamo e qualcuno ci allunga un bicchiere di carta pieno di sangiovese.Sorseggiamo con un brindisi al mare,a noi, a questa notte.
Ma poi, all'improvviso, in una pausa del chiacchiericcio collettivo,sembra di udire un tonfo sordo che arriva dal mare,da qualche miglia di distanza,un tonfo che poco dopo è seguito da un altro simile, e poi dal richiamo della sirena del faro.
Che succede?Qualcuno sta arrivando,in questa notte cosi' prevedibile.C'è chi continua a parlottare dei casi propri,ma con un tono piu' smorzato,c'è chi tace e cerca di ascoltare,c'è chi dice la parola 'profughi'.
Ancora un tonfo sordo ed allungato dal mare,ancora la risposta della sirena del faro,come in un gioco organizzato'Gli albanesi!!! Gli albanesi!!!'Un gruppo di ragazzini rumorosi e scomposti arriva con i motorini.
'Lo abbiamo sentito dire sull'altro molo,arrivano stanotte gli albanesi'
Altri ragazzi,con motori piu' grossi, si aggiungono al primo gruppo.
'Forse non albanesi, ma curdi,o chi lo sa'
..........
Immagino il freddo dei bambini accatastati come animali spauriti,con gli occhi scuri e grandi sulla notte di marzo,perduti e mitici,brandelli di carne alla ricerca di un destino;e noi qua,un poco goffi,con i bicchieri in mano ancora semipieni di sangiovese,mentre un tonfo sordo ritorna identico agli altri,ma piu' lontano,piu' insistente e disperato.
Corre tutto intorno un brivido di disagio,umori forzati negli animi,la gramigna delle ovvieta' copre all'improvviso il cuore di molti,sembra fiorisca all'improvviso una distesa di erbacce che ci invade.
Davanti a me,appena il medico si scosta,compare una donna grassa, sulla sessantina,scarmigliata,con un fare concitato dice qualcosa,il tono alterato di una persona derubata,gli occhi lucidi,agita un braccio.
'Non saprei, signora..'azzardo una distanza,la vedo come in uno specchio,in una grossa caricatura.
............
Penso che ognuno di noi è un poco ammaliato,non del tutto protetto,defraudato in qualche modo.Il mondo intero è questa nebulosa di fumo con voci e botti che si rincorrono da un lato all'altro della costa,qualcosa di denso in una notte di attese e di bicchieri di carta,le parti distribuite a caso ai personaggi...
..............'.

*In Romagna la sera del 18 di Marzo c'è l'antica usanza del falo'all'aperto.

venerdì 13 marzo 2009

IL 'MA' CHE FA LA DIFFERENZA


Non dico della costruttiva , necessaria collocazione di flussi regolari nel movimento migrante che coinvolge il globo.Di sistemi reali di integrazione al di la' di retoriche pietiste.
Ero quasi d'accordo con la strategia delle classi-ponte, se brevi nel tempo e solo funzionali,per esempio.(un campo in cui posso dire qualcosa, in altri non mi avventuro)
Ma questo tema dello straniero mi vede solo STRANIERA.
Non è per far l'originale,ma per me i veri stranieri sono la quasi totalità dei normodotati cittadini grezzi e incolti che vedo quando esco di casa la mattina.
(.................*)
A cominciare da quelli che regolarmente esordiscono con:'io non sono razzista,ma.....'
Se non fosse feroce, la logica leghista sarebbe una delle cose piu' esilaranti della modernità.

Siur parun dalli belli braghi bianchi ,ma da dove siete scappati fuori?
E soprattutto, dove siete diretti?


*censura

martedì 10 marzo 2009

ANTICIPAZIONI


Ho in cantiere un nuovo libro, una raccolta di storie (semifantastiche) illustrate sempre dalla pittrice riminese Antonietta Bellini. Una raccolta di testi che vanno dai primi anni novanta al 2007,dieci in tutto,uscira' tra un annetto per i tipi della Societa' editrice Il Ponte Vecchio di Cesena con prefazione della dottoressa Oriana Maroni.
Se tutto va liscio, come spero.
Ricavo da una delle novelle piu' strampalate,la piu' 'futuribile'un piccolo passo sul tema della scuola.

Un gruppetto di adolescenti, bighellonando una domenica pomeriggio di un improbabile 2252, incappa in una vecchia 'memoria',contenente usanze e 'atti' del tempo che fu, piu' o meno il nostro inizio di millennio.

''....incredibile a vedersi, i loro coetanei di solo duecento anni fa,per acquisire le memorie,se ne dovevano stare almeno quattro ore al giorno seduti,tutti in fila, dietro a piccoli tavoli e ogni ora si sentiva un suono e si vedeva un adulto che seduto dietro un tavolo piu' grande parlava e gesticolava e spesso sbraitava. Ma come potevano fare i loro piccoli progenitori ad acquisire le memorie standosene incastrati come tanti sacchetti di sabbia?
Se lo chiedevano e non riuscivano a trovare una risposta e intanto la pioggia stava un po' dirandando.
Il mondo era veramente incredibile, in quel lontanissimo, curiosissimo inizio del millennio...
-E poi guardali, guardali!!!!-si era messo a gridare all'improvviso Miro,-....sembra stiano tutti aspettando qualcosa...qualcosa che deve scoppiare...-
-Si', si',-aveva incalzato Aura-sembra che abbiano un pallone gonfio di gas sulla testa..-
-...oppure un ordigno a orologeria nascosto sotto ai banchi.....-suggeriva Gico.
E infatti cosi' era,l'espressione di quei loro coetanei,lontani antenati,lasciava intendere che qualcosa stesse succedendo,come se tutto quello che si vedeva fosse una messinscena che doveva camuffare l'inquietudine dell'attesa....-