domenica 23 agosto 2009

PAROLE SEPOLTE


Le parole sono armi.
Pietre e mattoni, cemento del mondo.
Con le parole si costruisce e si distrugge, si fanno le guerre e si costruiscono palazzi di pace.
Gutturali e ridicole, bieche e facinosrose,calvalcano l'oscenità.
Le ultime frasi oscene sulla morte dei poveri migranti corrono in questa estate scialba,recessiva,carica di 'eventi' idioti che non hanno risanato neppure le tasche dei 'poveri' operatori turistici .
Il mare piange i suoi morti, lui solo sa che cosa contiene nel fondo.
Parole non dette, speranze troncate, desideri.,il futuro che avanza inesorabile
Morire in mare è degli eroi.
Giovani eroi sono affondati ancora nel nostro Mediterraneo e i loro corpi cantano la vendetta su questa nostra civilta' boccheggiante.
Giovani eroi che prima o poi ritorneranno, in una nemesi doverosa, a bussare alle nostre porte .
Amo il mare perche' tutto abbraccia,capace di silenzi e di collere improvvise e grandi.
Vorrei che dal mare fiorissero parole giuste,come un canto di pieta'.
Ma rimangono nel fondale, si insinuano discrete nelle risacche,tacciono di vergogna.



venerdì 21 agosto 2009

MILLE SPLENDIDI SOLI


Un'anziana amica mi ha 'obbligata' a leggerlo,non potevo disubbidire.
Un'altra,vicina di casa,madre di tre figli, mi ha detto che leggendolo si è commossa,trovandovi in alcuni tratti di 'smarrimento' di una protagonista alcuni riferimenti biografici che la hanno scossa.
Un'altra ancora dice di non essere riuscita a finirlo, pena quelle lunghe descrizioni di violenze,botte, reclusioni e oltraggi subiti dalle due donne del romanzo, Mariam e Laila.
Chiacchiere tra donne su un libro che ho catalogato come 'popolare'.
Uno di quei testi di facile divulgazione, capaci di inserire messaggi potenti dentro una affabulazione accattivante, che conduce il lettore alla stregua di un film di intrattetimento.
All'inizio mi aveva ricordato la collocazione americana dell'autore :Khaled Hosseini.,nato a Kabul nel 1965, nel 1980, dopol'arrivo dei russi, ha ottenuto l'asilo politico negli States,in California, dove vive tuttora.
Il suo primo romanzo,'Il cacciatore di aquiloni'-che non ho letto-e' diventato un caso editoriale,con milioni di copie,un successo caloroso e inatteso di pubblico.
Lo avevo collegato d'istinto alla scrittrice americana degli anni trenta, Pearl Buck, di cui lessi il capolavoro, 'La buona terra':di cose cinesi, di antiche tradizioni contadine, di personaggi saggi e con proiezioni millenarie.
Ma descritti da un'americana, che nella sua bella prosa'comunque' trasfigurava e leniva.
Cosi''Mille splendidi soli':all'inizio mi pareva una 'fiction' perfetta.
Poi, devo ammettere che l'intensita' delle descrizioni, i paesaggi devastati dalle guerre, prima i russi,poi i signori locali armati dalla CIA,poi i talebani, poi ancora i 'signori della guerra'-non lasciava scampo.
Si intende, leggendolo, che la nota 'popolare' è necessaria.
Qua non si fa letteratura d'avanguardia o flusso di coscienza ,si fa un romanzo storico dentro una tragedia .
Alla fine,il respiro che Laila e Tariq trovano,il loro amore ritrovato nonostante la gamba amputata di lui ,le ferite di lei,tutto quello che hanno visto e vissuto, lascia intendere un filo di speranza,anche se con necessità di attenzione.
E rimane vivo, su tutto, quell'intreccio di preghiere delicate,il ritornello di un 'islam' premuroso e aperto,l'affetto per le cose di casa,la tenerezza verso i bambini.
Come un canto,che scivola sul martirio di un popolo.
Pero' i bambini muiono ancora.
I nuovi 'signori della guerra' che passano con i macchinoni nella Kabul della pseudo-ricostruzione rischiano di uccidere per strada i due bambini di Laila.
I bambini muoiono, devastati da tutto:schegge,mine, dissenteria, tisi,malnutrizione,ma nel nuovo orfanatrofio in cui Laila ora lavora c'è piu' pulizia, piu' cibo,circolano i libri anche in mano alle femmine.


Khaled Hosseini dice,in una postfazione:

'lo scorso anno ho avuto il privilegio di lavorare come inviato degli Stati Uniti per l'UNHCR,l'Agenzia delle Nazioi Unite per i rifugiati.
........L'UNHCR offre assistenza a piu' di venti milioni di profughi di tutto il mondo,non solo in Afghanistan,ma anche in Colombia,Burundi, Congo,Ciad e nella regione del Darfur in Sudan......'

lunedì 17 agosto 2009

LE CITTA' INVISIBILI 4/ AI BORDI


C'e una vibrazione particolare dell'aria negli anfratti nascosti delle citta' di tutto il mondo-quelli di cui nessuno parla- che da un tono al tempo e vanifica le stagioni.
E' un sussurro, un vento flebile,sfiora le persiane malandate dei vicoli,i cornicioni impomatati di polvere e i residui dell'inquinamento,tace al primo rumore,alla prima nota alta.
Un esercito stralunato di eroi della sopravvivenza si lascia accarezzare al crepuscolo, e nelle prime ore dell'alba. Scompare quando il sole è allo zenit e quando i notiziari rimbombano di balcone in balcone.
Esistenze ricche di memoria,tacquini viventi di brani di storia che nessuno vuole ascoltare.
Vecchi attaccati ai minuti che passano veloci,affezionati alle cose di tutti,incuriositi dalle piccole avventure di strada,fratelli laddove anni prima erano stati antagonisti.
Giovani spesso ubriachi,che si appoggiano ai tavolini dei bar,esibendo cartine di viaggio.
Donne ancora giovani che hanno perso tutti i treni e si trovano a guardare le vetrine
Esistenze.
Giu', giu', fino all'arte di arrangiarsi in tutti i modi,un attimo prima dell'elemosina.
Esistenze di tutte le citta' del mondo.
Adolescenti, ancora bambini, che crescono come ceppi di gramigne spontanee,a volte si raggruppano e si accudiscono,si fermano prima del rischio fatale, trovano un modo.
Hanno il cellulare, intrecciano messaggi nell'etere,si proteggono con le spalle curve e trascinano sacchetti di plastica.
Un esercito silente, e ci fosse un pifferaio di Hamelin che lo chiamasse fuori, a cantare una canzone, a guardarsi in silenzio,almeno per qualche minuto.
A dipingere il proprio mare di sogni,la consistenza delle proprie lotte,gli affetti che se ne sono andati.

domenica 16 agosto 2009

LE CITTA'INVISIBILI 3/ BOLOGNA REALE




Reale.
Non nel senso di regale, ma nel senso di concreta.
Bologna che di Ferragosto, lascia emergere la sua onda civile,la sua anima politica,l'appartenenza.
Spuntano dalle pietre calde di Piazza Maggiore anziani soli e ben tenuti.
I piu' svagati si lasciano andare a piccole concioni a favore dei cani.
'Dopo aver conosciuto gli uomini, si deve amarli'.
L'ultimo episodio di malacitta'-il vecchio massacrato di botte-li ha messi tutti in fila a combattere,li ha tolti dall'ombra,ne ha fatto un coro.
I piu' agguerriti parlano del mondo, sui modi dei vecchi bolognesi partecipativi , all'ombra delle due torri.
Bologna a Ferragosto è vuota e pulita,tirata a lucido come una dama ad un pranzo di gala, accattivante nel suo splendore.
Ti fa venir voglia di studiare,di andar per mattoni e vecchie pietre, per chiese-bellissime, tutte-a fermare il tempo perduto.Ma anche di stare a far niente.Oppure a scovare come investigatori l'antica traccia delle acque,la parte fluida di una citta' di terra.Un reticolo perduto e ridotto al sottosuolo.
Le chiese.
Santo Stefano, San Domenico, San Francesco, una litania preziosa e amalgamata tra i mattoni e il cotto, su su fino a San Luca,il piu' amato,l'amico dei dolori e delle gioie.
Bologna la pragmatica.
Che al Santo Petronio ,protettore, ha fatto l'occhiolino sintetizzando civismo e pietas religiosa, in uno splendido connubio ideale di buon governo.
Regno degli spazzini solerti,in nessun altra citta' del mondo cosi' coscienziosi.
Bologna delle solitudini che si governano con dignita'.
Piu' ricca di Parigi, piu' bella.
Bologna la rossa,che si lascia deturpare dal piccolo manipolo di diavoli allucinati e tutto sommato li assorbe,cosi' come le grandi turbolenze storiche che la hanno percossa.
Bologna, e dietro ad una serranda abbassata va una vecchia radio.
Segna il tempo, e non ha paura.
Bologna cosi' bella,abbandonata da chi fa rumore.

venerdì 14 agosto 2009

LE CITTA'INVISIBILI 2/ DI DUBAI


Di Dubai si favoleggia l'artificio della ricchezza.
Al centro della produzione petrolifera mondiale, cuore e capitale dell'emirato di cui ha il nome,Dubai èl o sfoggio dell'impossibile.
Come il povero venditore ambulante dell''Amarcord' felliniano, vorremmo arrampicarci non visti fino ad una delle terrazze segrete di Dubai.
E di la' capire qualcosa degli equilibri mediorientali e mondiali.
Vedere se gli emiri- che nei nostri scali portuali non compaiono, come fantasmi che si dissolvono di giorno,lasciano imbarcazioni miliardarie e svaniscono-sono entità visibili, personaggi storici,oppure creazioni dei nostri sogni.
Cosa dice un emiro del povero ragazzo che inneggia al sacrificio islamico,al Regno di Allah,alla sharia?.
Chiederglielo, come si chiederebbe ad un passante che ora è.
Si favoleggia che a Dubai le piattaforme avanzino in mare,potenti, possenti, le autostrade corrano verso le nuvole, le stagioni siano state vinte e ricreate per sommi artifici.

Quando mi arrivera' una cartolina da Dubai?

giovedì 13 agosto 2009

LE CITTA'INVISIBILI/ DI BERLINO


Di Berlino si favoleggia.
Di Berlino si favoleggia una citta' fluviale,modernissima,viola gli antri notturni ,giovani in strada nelle birrerie e negli anfratti dei vecchi monumenti.
La luce del lampione illumina la ballata di Lili Marlene,l'oltraggio del Muro, la modernità assordante,lineare ed imponente che non ha cancellato l'onta storica del nazismo.
Il Museo giudaico è un parallelepipedo grigio.
I palazzoni dei turchi,nelle periferie.
Storie di integrazione e di sfruttamento, di malavita e di buona vita 'scolarizzata' .
Berlino è anche l'opprimente avveniristica tracotanza dell'arte contemporanea,mimesi azzardata di un tempo che frigge il nuovo senza possederlo.
Berlino e la musica.
Ma quello che di piu' si favoleggia,non scritto nelle guide turistiche,è lo scoppio quasi totale del sistema familiare.
Convivenze in tutte le salse,scelte affettive e sessuali diverse vanno nella direzione di un 'melting-pot ' affettivo indistricabile e irriducibile al vecchio schema della famiglia europea monogamica.
Famiglie 'allargate'?
Si', a tutto.
Per necessita' economica,per incertezza dei sentimenti, per paura di timbri invalidanti la libertà individuale,per debolezza antropologica.
Di Berlino si favoleggia l'incanto fluviale.
Anche se, ormai, privo di innamorati che se ne incantino.

mercoledì 12 agosto 2009

TERMINAL




Dove ho visto ragazzi (apparentemente) realmente felici è solo ai 'terminal' degli aereoporti.
Li ' si' che sembrava azzeccato il punto di collocazione di una generazione (e piu') .
Niente di stabile o stanziale, l'attimo fuggente, la prospettiva immaginifica del dominio del mondo intero,pulizia di intenti, corsie programmate e socialità garantita nei luoghi preposti.
Una specie di enormi cliniche contro gli affanni del futuro,aria libera dagli intasamenti dei rapporti e dai residui irrisolti degli stessi.
'Terminal'.
Potrebbe essere il logo di una generazione, che è gia' stanca di affrontare eredita' irrisolte dei padri ancora prima di cominciare.
Loro, i vecchi marpioni, se ne stanno giu' a terra attaccati a quelle due o tre bazzecole:faide politiche interne, tagli di precari a botte di migliaia, cene e pranzi di gala.
Qualche vecchio marpione si fa vedere in mutande mentre annaspa in qualche caletta del mediterraneo per omologarsi ai 'target' giovanili.
E loro via, ai check-in,pronti a fuggire.
Duvunque, purche' si fugga, e domani(l'indomani fatidico del rientro) sara' un altro giorno,basta non pensarlo.