giovedì 19 agosto 2010

QUALCOSA DI OSCENO


Ha qualcosa di osceno la caciara che si fa sui 'media' ogni volta che un personaggio pubblico se ne va(muore).Francesco Cossiga aveva appena esalato l'ultimo respiro e gia' le reti a tam-tam unificati andavano a stanare i suoi tic,le immagini della sua vita,nell'intreccio di pubblico e privato che ognuno di noi è,e figurarsi quando una esistenza coincide con una somma di cariche istituzionali e attraversa nodi storici cruciali.
Fa parte del gioco il canto funebre, e il rumore del 'dopo',la ricerca del 'chi era'.
L'osceno è non lasciare spazio,neppure il tempo di un respiro.
Non si riesce neppure piu' a morire in pace.
Non so da cosa dipenda esattamente questa paccottiglia di deliranti confusioni,spesso irriverenti,proprio a ridosso della dipartita dei soggetti.
Forse dall'enorme buco nero su cui poggia questo tempo.
Forse varrebbe la pena studiare le tradizioni religiose diverse,e vedere come gestiscono questa zona d'ombra,anche se qui oviamente le religioni c'entrano poco.
Solo due volte ho sfiorato cose funebri in tradizioni diverse dalla cattolica:partecipando ad un rito evangelico per un conoscente,un momento sobrio, e visitando,a Praga,il cimitero ebraico,cosi' particolare,anche inquietante,tutto fuorche' un luogo di idiozie.
Dopodiche' ,magari ci fosse una memoria storica reale,perdurante nel tempo,calibrata,rispettosa ,anche caustica laddove necessario,sarebbe assai piu' benevola per chi se ne è andato di tanti 'show'.

mercoledì 18 agosto 2010

LO DOVEVANO AVVISARE




Dovevano avvisarlo,il regista Giuliano Montaldo, che Rimini è un posto cosi'.
Forse lui credeva di venire in un posto dove si parla chiaro,dove il bianco è bianco e il nero è nero, e invece è capitato proprio nella Rimini D.O.C,quella dei 'pataca',per intenderci.
Non so nulla delle beghe interne alla Fondazione Fellini,ma il fatto che Montaldo se la sia data a gambe levate mi fa pensare che nessuno lo avesse avvisato.
Perche' ci vuole un programma di decodificazione per comunicare a Rimini.
Ti dicono:'Domani alle sei e un quarto sotto la Torre dell'Orologio'- e tu credi sia normale essere,all'indomani, sotto detta Torre.
Ma va. Era un'opzione relativa,cioe' rischi,se ci credi,di restare come un'coccale' a becco in su a contare i minuti fino a notte.
Ti dicono:'Bravissima,confidi su di noi per.....' e tu ci credi .
Malissimo.
Qua tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare percosso da un irrequieto e volubile vento di terra,
e le definizioni sono sempre opinabili,quando passa il vento.
Luogo di frontiera da sempre,luogo di sopravvivenza opportunistica.
Ma,come dicevo, con un buon programma di decodificazione qualcosa si ricava anche.
Per esempio-azzardo-sul fronte del Cinema:trovo che sia,sul territorio, un interesse reale,una fonte creativa.
Certo,per resistere,ci vuole un fisico bestiale.
E bisogna essere preparati.


venerdì 13 agosto 2010

PER I MORTI IN MARE


Un attimo di silenzio, in questo Ferragosto,per i morti in mare di quest'anno.
Quando ero bambina,nella mia famiglia di non praticanti anarcoidi, si diceva che il giorno di Ferragosto bisognava tenersi lontani dal mare perche' la Madonna voleva una vittima.
Era una cantilena popolare per dirsi che dal mare bisognava anche guardarsi,conoscendone le variabili improvvise,le possibili ribellioni.
A meta'Agosto,poi,si aspettava la tempesta che avrebbe portato via L'Estate,avviando lentamente a Settembre.
Il mare andava comunque conosciuto,guardato,sentito,odorato,prima di usarlo.
Ora, quel telone di plastica abusato che è diventato il nostro Adriatico,ogni tanto chiama qualcuno a se'.
Superficialita',inavvedutezza,beotaggine,destino.
I morti in mare sono troppi,e diversi giovani,anche in un mare cosi' 'facile' come l'Adriatico.
Le insidie sono maggiori nei fondali bassi.
La',dove si abbassa la guardia, e si pensa di essere nel canotto di un parco-giochi,puo' venire tremendo da una corrente lontana un rabbuffo,veloce,cattivo,e portare via.

giovedì 12 agosto 2010

LA DIGNITA' DELLE DONNE


Sparati qua e la' come petardi nella notte,si accendono proclami con firme diverse-l'ultimo che ho letto era firmato dalle donne dell'UDI e dalle aderenti alla campagna'Immagini amiche' di Ravenna-che allertano sul femminicidio degradato che circola.
Ringraziamo queste care signore,ce ne fossero.
Ma mi pare tutto cosi' obsoleto.
Direi,per amor di metafora medica,una sorta di 'rianimazione allopatica',una 'extrema ratio' ,qualcosa di stantio.
Come si fa a correre dietro alle schifezze che entrano ed escono dappertutto?
Impossibile.
Credo piuttosto che la dignita' delle donne,urgenza epocale,necessiti di ben altro.
Intanto,nella dialettica della diversita',di coraggiose affermazioni elitarie.
Essere donna qui,ora,è difficile.
Lo era negli anni settanta,in pieno femminismo ,quando affermarsi sensibili o perdenti rispetto all'ostentazione di 'cliches' violenti era 'demodee'.
Lo è ora,nel marasma identitario che circola come uno tsunami e spazza via pulsioni elementari,delicatezze,sogni.
Che bello avere quasi sessant'anni,mi dico.
Diversamente,dove andrei a parare,con il mio carattere?
Non lo so davvero.
Essere donne è intanto affermazione di un processo 'fluido' del vivere, di un poter essere indifese nella strada fuori casa.
Tutti questi pseudo-uomini che 'odiano le donne' sono attori malati di un processo terminale, ma...e tutti gli altri?
Quale uomo ama veramente una donna,ora,chi la tutela, chi le chiede ragione del suo essere intimo e diverso,chi si diverte, nel gioco altalenante delle reciproche sfide?
Insomma,dove sono finiti gli uomini?

mercoledì 11 agosto 2010

LEZIONI AMERICANE3/ESATTEZZA




pag.58:
'Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo,casuale,sbadato,e ne provo un fastidio intollerabile.
Non si creda che questa mia reazione corrisponda ad un'intolleranza per il prossimo:il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso'.

Ecco,di tutto quello che scorre nella terza delle 'Lezioni americane',questa mi pare la frase al momento piu' condivisibile.
C'è nel nostro linguaggio un'approssimazione tale,che forse solo un puntiglio etico puo' provvedere a risanare.
Cioe',la' dove la tecnica della parola fa difetto,puo' supplire quel pungolo, quel piccolo grillo parlante che ci dovrebbe stimolare a ricercare l'esattezza.
In totale liberta',ovviamente.
E' anche vero che ci sono personaggi cosi' istintuali nell'esprimersi-penso a tale poesia dialettale,mi viene in mente Raffaello Baldini-che in loro l'identificazione di significato-vi sione-espressione pare perfetta.
Forse c'è una corrente sotterranea che collega la verita' alla parola,una sorta di canale,in cui si nuota solo se attrezzati.
Quella che Calvino chiama' epidemia pestilenziale',la malattia che pare aver colpito il linguaggio del nostro tempo portandolo verso automatismi morti ,puo' trovare un antidoto nella Letteratura,quando ben praticata.(che lui definisce 'la terra promessa')
Gia'.
A parte:'editors',cartelli commerciali,talk-show,notti arcobaleno,performance di 'giovani ' e non-piu'-giovani-talenti,serate con l'ultima stella,ecc....
Ricordo una dichiarazione-forse leggermente ipocondriaca-di Gianni Celati sulla morte della Letteratura 'praticata'.
La fece in un teatrino di Correggio dell'Emilia,davanti ad un pubblico di persone comuni.
Perche' ,al di fuori di una 'esattezza',cioe' di un lavoro anche condiviso,anche criticato,posto al macero di un giudizio popolare ,credo che la Letteratura non esista.
Esiste la cartaccia.




domenica 8 agosto 2010

PANE 'ON THE ROAD'


Meglio che la smetta di avventurarmi nell'economia globalizzata,quella dell'incertezza totale,altrimenti finisce che mi trovo in schieramenti di dubbia ispirazione.
Sara' bene che torni alla letteratura.
Ma l'ultima è questa.
Mi capita in mano, per caso, un cartone di un market dietro casa, vi leggo stampato,alla lettera:
'Filoncino siciliano-pane di semola di grano duro parzialmente cotto e surgelato.
Ingredienti:semola di grano duro,acqua,lievito,sale,sesamo.
Pezzi 45.
Prodotto per Lanterna alimentari,GENOVA ,via F.Semini,12 nello stabilimento di Priolo G.(SIRACUSA )'

Forse non ho capito bene.
Ma un pezzo di pane-alimento elementare,ecc...ecc..-viene prodotto a Siracusa,passa ad uno stabilimento di Genova per poi piombare a Rimini ?
Dev'essere uno di quei misteri simili a quello dei pomodori olandesi e cinesi.
Oppure anche il pane subisce la febbre 'on the road'.
Sta di fatto che la farina è li'.L'acqua-per ora -anche.
Poi ci accusano di tentazioni autarchiche.

venerdì 6 agosto 2010

IL POMODORO DEL DAY-AFTER


Forse siamo gia' al day-after,post-liberismo,post-globalizzazione,post-mobilita' e post-precariato.
In senso di 'status' a trecentosessanta gradi,lavorativo, familiare,mentale.
A volte capita di ascoltare alcune trasmissioni radiofoniche assai piu' perspicaci di quelle televisive,indicatrici di questa tendenza.
Per esempio ne ho ascoltata una avente a tema:'L'adozione degli orti ',che in realta' si allargava anche all'adozione di animali.
Ne usciva una pennellata futuristica,degna di un paesaggio post-atomico,in cui persone diverse per estrazione e collocazione geografica,organizzandosi via-web,tessono ragnatele di auto-sostegno,di mutua,reciproca riappropriazione dell'essenziale per vivere.
Per esempio la verdura e la frutta.
Mi sono sfuggite le indicazioni,cioe' gli indirizzi-mi pare un 'punto' sia addirittura sull'Appennino,ma chi fosse armato di buona volontà non stenterebbe a rintracciare detta rete.
Del resto, gli individui,massacrati da un sociale cosi' inattendibile, devono pur vivere.
Come i pesci, che sott'acqua,in tempo di guerra,pian piano si moltiplicano comunque,si anfrattano,creano guizzi vitali,tra gli ordigni caduti sui fondali,a dispetto dei tempi cattivi.
Cosi' il brulichio della terra continua a fermentare,nonostante gli spazi asfittici,le parole abusate.
Germi di futuro covano,caparbi.