martedì 9 novembre 2010

IO SPERIAMO CHE NON CROLLO







Le antiche mura malatestiane di Rimini,lungo Via Madonna della Scala, in stato di abbandono

domenica 7 novembre 2010

DEGLI AMORI LIQUIDI


Inventore della 'liquidita'' come categoria sintetica della contemporaneita',Zygmunt Bauman aveva riproposto l'idea 'liquida' in materia di relazioni affettive gia' dal 2006,anno della prima edizione di questo testo-riedito nell'undicesima edizione nel 2010 -.
Leggo il suo 'Amore liquido' e scorro veloce di pagina in pagina,negli anfratti del pochissimo tempo libero (liquido?),mi fermo alla fine del primo capitolo
Il fatto è che per me 'liquidita'' si associa ad un'idea di liberta',di movimento leggero,di fluidita'.
Qui invece sta a definire una societa' talmente frammentaria e insicura che il sinonimo piu' pertinente mi pare piuttosto'effimero',oppure'caducita'',anche 'fragilita''oppure 'evanescenza'.
Con una prosa raffinata e prolissa,elegante e sottile,ampia nell'argomentare-al punto che si ha inizialmente la sensazione che pagine e pagine potrebbero essere riassunte in poche righe,poi si capisce che ogni riga invece è piuttosto 'densa',quasi solida-arriva a lanciare definizioni agghiaccianti.
Alcuni esempi,tratti dalle prime pagine:
..'forse parlare di 'desiderio' è eccessivo.Come per lo shopping,oggigiorno chi va per negozi non compra per 'soddisfare un desiderio'ma per 'togliersi una voglia'.
.....'quando è pilotata dalla 'voglia' la relazione tra due persone segue il modello dello 'shopping' e non chiede altro che le capacita' di un consumatore medio...'
'...gli esperti sono divisi.La loro opinione oscilla dall'entusiastica approvazione delle coppie semilibere,visto come realizzazione del tanto cercato nirvana(la quadratura del cerchio di un generoso dare e avere senza la perdita dell'indipendenza)alla sua condanna totale......'

Sono solo al primo capitolo, e alla mia eta' è bene fare pause,perche' dare per scontato qualsiasi affermazione puo' far venire il raffreddore.Il secondo capitolo alla prossima.
Comunque -anche se non è esattamente il mio genere-fondamentale per l'interpretazione del nostro tempo:

Zygmunt Bauman
'L'amore liqudo',
Editori Laterza

venerdì 5 novembre 2010

IL NUOVO PRECARIO


Facendo di necessita' virtu',come da antico costume italico,la nostra amata terra sta lasciando germogliare tra i bacilli 'onesta'/resistenti' che girovagano grassi come anatre anche negli ambienti piu' peregrini,come ormai s'è ridotta la scuola pubblica dell'obbligo, la specie del PRECARIO RACCOMANDATO.
Niente di nuovo sotto il sole,non vogliamo fare la guerra dei capponi di Renzo e armare parole contro un piccolo manipolo di malcresciuti,ma tant'è.
Eccolo qua:
trenta/trentacinquenne(quasi sempre sotto ai quaranta),va in giro a raccattar 'soffiate',ha alle spalle mamma' e papa' che lo 'infilano',eccetera,la solita solfa.
Senonche',il tipo/a in questione si veste dell'abito del ruolo e quando dice la sua ne spara di cosi' grosse che ti fa venir voglia di correre a prendere una boccata d'aria pulita in un ricovero per novantenni .
In genere non ragiona piu' in la' del suo naso,tamarro,pretende il proprio,non sa tirar su due interpretazioni che siano due e da colpe a destra e a manca.
Purche' tutto converga in quell''io solo me lo merito'.
Non un'idea,figurarsi un ideale.
Non il rispetto per la storia e l'autorevolezza dell'esperienza altrui.
Non una lettura di se' come generazione,ne' del mondo come luogo condiviso.
Volevo dire che sotto la parola-chiave 'precariato' ci sta di tutto ed è necessario operare delle letture intelligenti,discorrerne,chiarire delle modalita' e dei sistemi,mettere dei limiti di diritto.
Detto pelago non è attualmente governato e quando è cosi', puo'spuntare di tutto.
Forse varrebbe la pena che quelli della mia generazione,in odor di fuga,mettessero dei paletti, transennassero un po' qua e la',prima del botto.

martedì 2 novembre 2010

LA PATENTE




Non aspiro alla patente di jettatrice-come da novella pirandelliana-,anzi vorrei solo pensare positivo-come da 'rap' di Jovanotti-.
Eppure,la Storia è li',volente o nolente,ci guarda.
E forte della mia laurea in lettere e di qualche pubblicazione di narrativa,avanzo un gran brutto pronostico in materia di terremoti.
Spero solo che i titolati al caso-geologi e sismologi,operatori ed operati-sappiano smentirmi,perche' se stanno zitti la fantasia del popolo galoppa,si sa.
Dunque.
Rimini,anno 1916.
Il periodo sismico ebbe inizio il 17 maggio e si protrasse fino al dicembre successivo.
Le scosse di maggiore entita' si verificarono nelle giornate del 17 maggio,del 16 giugno e del 16 agosto.Cinque morti, mille edifici pericolanti, cinquecento distrutti.
Il tutto a cavallo della prima guerra mondiale e poco prima della diffusione dell'epidemia di 'Spagnola'
Per non farsi mancare proprio nulla,nella mia zona esistevano anche sacche di malaria.
Ora,i sismologi-non che la sismologia sia una materia da me prediletta,ma talvolta si fa di necessita' virtu'- recitano che tali eventi possono avere cadenza centennale.
Mancherebbe poco, e il caldo squilibrato di questi giorni,associato al panorama dissestato di tutta la penisola,porta brutti presagi.
Non è un argomento che fa 'audience',ma ci interesserebbe sapere,abbiamo fatto qualche studio,siamo in grado di capire..

Ma non datemi patenti, per favore,che' non uso neppure quella automobilistica.

lunedì 1 novembre 2010

DI PAPI,REGINE E RE


La microstoria,quella degli uomini e donne in carne ed ossa,recita ricami indistricabili di cuori e pelle,impossibili da risolvere nei manuali che sintetizzano date e guerre,fine delle guerre e inizio delle guerre.
Solo quella è la storia che ci interessa.
Eppure,se un senso ha la piantina vista dall'alto della macrostoria,ci sono in questa eventi che si sottolineano, in un'altalena che rimanda all'altra,la storia non detta sui libri.
Questa pappardella per dire che mi fa un po' ridere sottolineare in questo blog stralunato l'elezione del nuovo Presidente del Brasile,la signora DILMA ROUSSEF.
Ci sta come quelle divagazioni che sanno di tempo sfilacciato e in dissolvenza ,di non partecipazione.
Eppure mi piace farlo.
La macrostoria di quel Paese recita di 30 milioni di individui sollevati dalla soglia di poverta'.
Di interventi massivi per la legalita'.Di un 'economia emergente.
Parole da verificare nella microstoria,ma evidenze forti.
Mentre nel paese di casa mia scatta l'allarme meteo,il dissesto travolge dove puo',qua e la',
mi piace fare di lontano gli auguri a questa signora.
Le offro sulle ali del web il mio piccolo omaggio.

mercoledì 27 ottobre 2010

RIMINI MILIONARIA,ovvero delle CORTI DEI MIRACOLI CRESCENTI


Bivaccano tra i 'discount'.
A tratti hanno lavorato, un po' qua e un po' la'.
Spuntano come funghi sulle panchine dei parchi.
Le ultime due le ho viste stamattina,all'apparenza due tranquille signore di mezza eta'.
Hanno la loro roba personale dentro qualche sacchetto di plastica.
Non visti, talvolta rovistano nei cassonetti delle raccolte degli abiti.
Sono tanti,ogni giorno ne compare uno nuovo.
E' il popolo in crescita dei nuovi senzatutela.
Stranieri,italiani,occhi lucidi,troppi giovani.
Qualche uscito di testa.
Ti imbarazzano con il loro sguardo,con quella presenza ingombrante e discreta.
Ti chiedi dove andranno a dormire,stanotte.
Corri a casa,tra le tue cose che ti rassicurano, e vorresti non averli visti.

martedì 26 ottobre 2010

RIMINI SMEMORATA,ovvero dei 'DESAPARECIDOS' di PROVINCIA


Discorsi da anziani.
Di quelli che sulla panchina,attorno ad un filo di luce,se la dicono su tutto quanto potrebbe essere e non è.
Di una citta' senza memoria,che perde i suoi figli migliori e li macera nella betoniera(termine estrapolato da vocabolario di natura cementizia,uguale macchina che impasta miscugli adatti all'attività edilizia,con preponderanza di cemento,sic.miscela,ecc...) della dimenticanza.
La fretta e il relativismo etico,il tutto subito,lo stare al passo,l'immagine necessaria fanno il loro buon mestiere.
'Glocal',cioe' metafora locale di un universo dilatabile in proiezione ad interpretazioni d'epoca..
Locale ma non troppo,per i piu'.
Se non esiste storia che non poggi sulle fondamenta di un passato,qui la storia è fuggita.
La gente crepa e dopo due minuti è dimenticata.
Fa cose eccelse o abominevoli e nessuno se ne accorge davvero.
Sta chiusa in casa perche' ha paura di uscire e non c'è un cane che si chieda perche'.
Nei luoghi che producono 'cultura'(casse dei market,negozi da parrucchiera,consigli di classe,anticamere dei medici di famiglia)si parla solo di come salvarsi la pelle.
Meccanismo difficile da sostenere,se non riparati in anfratti protettivi e personali.
Ho un elenco lungo di nomi di 'desaparecidos'dalla scena cittadina.
Chiedono urgentemente una memoria,un riconoscimento reale.
Perche' di realta' si parli, e non di fandonie.