mercoledì 13 gennaio 2010

PADRE NOSTRO




PADRE NOSTRO


la terra trema addosso ai suoi poveri.
La cronaca di ieri recitava qui di caccia all'uomo nero.
Oggi recita di centomila morti ad Haiti,la regione piu' misera del Continente americano.
Questo ed altro.

Eppure ci sara' un senso.

martedì 12 gennaio 2010

LE IMPRONTE DI VINCENZO


Vincenzo Giorgetti è un caro amico, classe 1946,docente a riposo, poeta.
Per la sociologia, un diversamente abile(nella deambulazione, soprattutto).
Esce in questi giorni il suo'IMPRONTE', per Theu edizioni,in collaborazione con l'amico Alfonso Signorotti.
Un libro di piccole dimensioni,con la copertina gialla e una figura geometrica con tratti bianchi sul frontespizio.
Nella prima parte i testi di Vincenzo,una prosa e ventotto testi poetici:l'ultimo'Figura d'amore',dedicato teneramente ad un'amica scomparsa.

Nella seconda parte,cambia il registro che dal lirico si fa surreale:nei testi in prosa di Alfonso, uno di quegli amici di Vincenzo che ho sempre immaginato a giocar a carte con lui al bar,o a tifare per la Iuve,sua squadra del cuore, veniamo tuffati(pardon per l'eufemismo) in una piscina, in cui Alfonso compare come un simpatico e scanzonato, ma anche filosofico istruttore di nuoto.

Ne esce un duetto leggermette cabarettistico, raffinato , che inquadra entrambi i registri in un afflato di immediatezza e sincera umanita'.

Di questa ultima prova poetica di Vincenzo noto una pennellata di sublime,quasi il setaccio del tempo lo avesse aiutato a filtrare,nelle parole,l'essenziale delle emozioni.
Ed anche il ritorno evocativo di alcuni verbi di movimento:
'..cammino come dentro un frammento/ naufrago/sul ciglio dell'esistenza';
( Scoramento)

'...non arranco dentro/ il confine deserto/di questi viali';
(Girellare)

'silenziosamente/cammino sulla sabbia/senza lasciare impronte';
(Paesaggio marino)

'Cammino come facevo da ragazzo/accanto agli enormi pini/riempiti di freddo'
( Fine d'anno)


Potenza del vocabolo poetico,leggendo questi versi rivedo Vincenzo che effettivamente cammina ancora,tra le vie della citta', in centro, verso il mare.
Lui, che negli ultimi anni invece non si vede piu' in questa citta' straniata e la sua figura manca,ne avevo gia'parlato anche qui..
Nella poesia,è tornato a dire:'Ci sono ancora'

domenica 10 gennaio 2010

INNANZITUTTO




Ci ho pensato un po' su.
Ritengo negativa ogni retorica e giusta di contro una calma,organizzata riflessione su temi che chiamino operatori sul campo,professionisti preparati e giuste politiche.
Ne parlavamo giusto l'anno scorso,a scuola, con una giovane operatrice nel campo della migrazione legalizzata.

Ma,innanzitutto,la correzione del sestante,quello che sta accadendo in Calabria mi ricorda troppo
la storia dei lager.
Chiederei un censimento anche degli operai/e clandestini nella nostra Romagna solatia,dolce paese.
In odor di cosche, anche qua.
Questo blog aderisce all'iniziativa del web proposta per il 1Marzo, sull'onda francese
'24h sans nous'

venerdì 8 gennaio 2010

BODY-SCANNER











Sarei per la messa a punto razionale di 'body-scanner' in grado di individuare i mafiosi attivi nelle nostre citta',oltre ai terribili ,potenziali terroristi negli aereoporti.



Dalla presenza di entrambi liberateci .




Poi, forse si potra' parlare di legalizzazione degli immigrati,del loro lavoro, della loro dignita' di persone.

giovedì 7 gennaio 2010

TOGLIETEMELI DI TORNO







Toglietemeli di torno, per favore.



Loro,i loro padri rammolliti ed inesistenti, le madri con le permanenti fresche di lacca che vanno a chiedere il voto del proprio bambino,le loro insegnanti accorate di arrivare a finire le interrogazioni in tempi giusti,le loro facce indiavolate, la loro noia e il loro vuoto.

Se se ne vanno a dar fuoco ai povericristi la notte per passare il tempo, se nessun adulto ha mai spiegato loro cosa sia un essere umano, se...



Non disturbatemi,per favore.



Ho altro a cui pensare.



martedì 5 gennaio 2010

RICOMINCIO DA TRE







'Welcome' è un film che mi ha lasciato un leggero mal di stomaco.
Sara' stata anche la pioggia battente e gelida,non era serata per uscire, ma come potevo rifiutare,noi tre insieme(io ,marito e figlia) è ormai cosa rara.
'Welcome' narra dei migranti clandestini a Calais,rigettati dalla civilissima Francia con metodi poco dolci, marchiato pure chi tenta di aiutarli.
Due uomini che diventano amici,anzi quasi ripropongono un modello padre-figlio:un istruttore di nuoto al termine di un matrimonio finito che ancora lo appassiona e un diciassettenne profugo clandestino curdo.
Il ragazzo matura nella disperazione un sogno:raggiungere a nuoto l'amata che vive con la famiglia in Inghilterra.
Finisce tutto male, il ragazzo muore,l'acqua gelida della Manica rigetta il suo corpo freddo insieme alla sua speranza.
Quei due o tre riminesi ben pasciuti e mediamente 'sinistresi ' che se ne stavano in cineteca uscivano a capo basso, dicendo'Che malinconia'.
Si', speranza zero in 'Welcome'.Solo lunghe sequele di Tir contro le luci abbaglianti dei controlli, e facce di poveretti cacciati anche dai negozi.
Lo stesso matrimonio fallito del francese non giocava a favore del buonumore.
Noi tre abbiamo galleggiato, dopo, con due o tre critiche ben piazzate:che l'uomo francese è palesemente succube della donna;che il ragazzo la terra l'aveva quasi raggiunta;che situazioni di integrazione vi comparivano.


Quei tre che invece stamattina mi hanno innaffiata con il solito fuoristrada chissa' cosa si diranno,nel chiuso del loro abitacolo.
Dico innaffiata,ma in realta' mi hanno hanno quasi investito.
La scena,ormai ordinarissima e monotona, si presentava cosi':tento con il cane infagottato di fare qualche passo, neve,pioggia e vento permettendo ,ma per evitare un'enorme pozzanghera rallento e mi sporgo leggermente al centro della strada.
La task-force delle famigliole locali, la quintessenza della generosità e dell'educazione era pronta li', con bimbetta a bordo, strombazzamenti e improperi e acqua che veniva dal cielo e dalla terra.
Se fossi stata una profuga curda mi avrebbero sicuramente messo sotto,ne sono sicura.
Il loro 'welcome' di quali sinistri ingredienti sara' fornito?






lunedì 4 gennaio 2010

DELLE PAROLE,ovvero IL GIUSTO MEZZO







La parola giusta dà senso e criterio al mondo,lo imposta e lo riqualifica,è a meta' strada tra noi e la realta'.
Puo' dire di speranza nell'orrore, di dolore nell'opulenza, di nostalgia soprattutto.
Perche' priva di nostalgia la parola e' muta di senso.
Nell'orgia della comunicazione che si comunica ,la ricerca della parola è intima alla sopravvivenza della stessa.
Ho tanta fiducia nella Storia da credere che il tempo, solo il tempo, sia in grado di ripulire e giudicare, rivelare e premiare.Cosi' il 'bla bla 'mediatico e non che ci circonda ,col tempo, andra' nel dimenticatoio, come la peggior letteratura, che esplode e incassa per un po', poi nessuno la ricorda piu' e diviene carta da riciclaggio.


Pensavo al criterio di surrealta' delle parole.
Occasione mi è data dalla ri-lettura di 'Il paese delle prugne verdi' di Herta Muller, premio Nobel 2009 ,che è carico di una scrittura surreale.
Decido che non mi piace.
Sono incline alla morbidezza affettiva e domestica della terra,non al suo sospetto di galera.
Ma è solo questione di gusti, e l'individuazione di una idiosincrasia non mi esime dal chiedermi come la parola artistica puo' divenire oggetto di surrealta'.
Forse solo da un'allucinazione, da una assenza di via di fuga.
E in effetti 'Il paese..' parla di una terribile dittatura

Dicevo della nostalgia.
Nella nostalgia la parola di contro si fa analogica e trasparente,anche se densa di realta'.
Smarrita la nostalgia,i brandelli rappresentativi di amori, storie, questioni e opinioni si fanno pattume organico.
Puo' piacere, non ne discuto moralisticamente,solo sul filo del gusto.
Vorrei invece imparare a scrivere meglio di Storia,ma sono convinta di non averne l'inclinazione.
Ogni volta che provo,parto da un punto reale e sociologico e mi esce fuori un oggetto fiabesco,che scappa via.
Ci riprovo ed è peggio,le figure si fanno ancora piu' bizzarre ed incongrue,i confini ancora piu' sfumati.
Forse perche' i miei eroi non hanno patria?












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