giovedì 3 settembre 2009

LABIRINTITE CURIALE




Come puo' un cittadino di strada capirci qualcosa,anche se si impegna,sull'ultima 'boutade' catto-clericale-di veline-e casigiudiziari pregressi?
Anche a mettercela tutta rimane difficilissimo.
Se poi ci si aggiunge che la propria energia la si vorrebbe spendere meglio, il gioco è fatto:si guarda da una certa distanza l'ultimo 'gliuommero' della cronaca e ci si capisce poco.
Di fatto potrebbe starci dentro tutto:lotta tra vertici della Cei,trame nei sotterranei a danno del direttore dell'Avvenire, riesumazione di un suo 'peccatuccio' sul quale- a volte sanno essere veramente dei grandi ,accipicchia che 'nonchalance'-i capi suoi soprassedettero disinvoltamente, a suo tempo.
Il Cavaliere nostro capo che,senilmente ma non troppo, gradisce l'offerta di detta manovra,un tuonante capo leghista che passa dal culto del dio Po alla sacra genuflessione alla Santa Madre.
Oppure:un poveraccio che ha avuto la vita rovinata da una congiura costruita a tavolino?
Non so, qualche carta c'è,pare,anche se stantia.E lui un poveraccio proprio non è,nonostante esibisca un 'look' dimesso.
E del resto, lasciatelo pure ai suoi gusti sessuali,comunque essi siano, ma qualcosa di buono l'aveva detto.
Anche di storto, naturalmente,moraleggiando a spada tratta,come è d'uopo, su morale sessuale e cellule staminali e DICo, e caso Englaro.
Il tipo che predica male spesso,sul tema, bene talvolta e razzola come puo'.
Ma definire un essere umano per le frattaglie di cronaca è cosa terribile.
La cosa piu' -letterariamente- pesante è pensare allo scuotersi di sottanone curiali, alle fibrillazioni di poveri cuori di monsignori, che all'insegna dei due famosi verbi'Sedare,sopire' avranno passato chissa' quante notti insonni.
Un bel quadro,davvero.
Con il coro ciellino che di volta in volta moraleggia,salvo poi esibire spregiudicatezze da brivido, che farebbero accaponare la pelle anche al piu' intrallazzone dei bottegai romagnoli.

Rimane,dopo lo stress dell'impegno per capirci qualcosa,un dubbio metodico:
ma tutto questo,cosa c'entra con noi?
Con una postilla:nel caso ci venisse un sospetto di pensiero religioso, quale è la scorciatoia per evitare questo bordello?

domenica 30 agosto 2009

SCRIVI UNA VITA/MERCE' RODOREDA




'La piazza del diamante' di Merce' Rodoreda ( Barcellona,1908-Romanya de la Selva,1983)è stata una bella scoperta.
Grazie a mio fratello,lettore libero ma non da poco,che in questa estate mi fa da bibliotecario.
Una signora che appartiene alla lunga serie dei 'desaparecidos' della vita riminese, ex-insegnante, spirito sensibile e fine, mi disse una volta che quello che fa la poesia è il desiderio di andare a rileggerla perche' se ne è capito poco e ti è rimasta la voglia e la curiosità e il desiderio.
La scrittura di Merce' Rodoreda è cosi'.
E' un bellissimo mistero,qualcosa che si avvicina al cuore molle della vita quasi identificandocisi.
Un cuore intimo,fatto di parole coraggiose che allineate le une alle altre come perline della collana di una bambina stupiscono,non saziano.
Spagna,Barcellona,gli anni della guerra civile.
Si dipana la vita di Natalia che in questi anni terribili,in un matrimonio fatto di incongrue apparizioni,affetti non riposanti,un quotidiano mai pienamente soddisfatto, fno alla perdita del marito, alla fame, al delirio della fame e dell'impotenza di non saper nutrire i figli, perde la sua giovinezza.
Ci sara' anche una sorta di riscatto ferito,in un secondo matrimonio,che non riuscira a sanare del tutto le ferite di Natalia.
Ma quello che colpisce è la tecnica della scrittura.
Tecnica?
Che brutta parola,forse meglio dire la forma, l'apparizione,il farsi dalla grafia sulla carta che produce la meraviglia del contenuto,il perfetto equilibrio tra lingua viva e 'grammatica',mimesi di un tempo storico e misteriosamente intima.
La vita è meravigliosa e anche quando la protagonista sembra vicina a gesti disperati si avverte che il dire quello che potrebbe accadere, la parola che si avventura nelle pieghe dell'attimo che fugge puo' funzionare da balsamo benefico.


Merce' Rodoreda -antifascista,in esilio dopo la vittoria di Franco, tornera' in patria solo nel 1972-è certamente scrittrice raffinata, che malamente nasconde la sua raffinatezza dietro una sintassi apparentemente elementare,ingenua, paratattica,incombente,in un 'inondazione di sensazioni,di oggetti di casa, di luci, ombre,paure,pensieri, in un mirabolante succedersi di piccoli miracoli.

'...e dentro ogni pozza,per quanto piccola,ci sarebbe stato il cielo...il cielo che a volte un uccello sparpagliava....un uccello che aveva sete e senza saperlo sparpagliava il cielo nell'acqua con il becco....'

Merce' Rodoreda,'La piazza del diamante', la Nuova frontiera edizioni

venerdì 28 agosto 2009

A SCUOLA DA GALILEO


Avessi avuto il cervello giusto avrei studiato la fisica.
Me ne è rimasta una nostalgia da somarella, avevo cinque in matematica e in fisica neppure mi ricordo.
Pero' ogni volta che accendo la chiacchiera con qualcuno che ne sa un po' mi torna la nostalgia.
Riflettevo sul principio di inerzia di Galileo con un collega che sta-tra l'altro-anche per diventare babbo.
Auguri a lui e a tutte le tribu' dei nuovi nati.
''Un oggetto sul quale non agiscano forze-o nel caso le risultante delle forze sia nulla- mantiene il suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme'
Da qui ,dopo cento anni, le leggi di Newton.
Il principio di inerzia mi pare un ottimo spunto di riflessione,lo chiamerei piuttosto, simbolicamnte,'principio di resistenza'.
Cioe',trovo che il concetto di dosaggio razionale delle energie sia necessario per 'galleggiare' a modo nel baillame contemporaneo.
Deve esistere un sistema in virtu' del quale valori,convincimenti e acquisizioni dati 'rimangono',si mantengono,resistono.
Perche' in effetti disperdere energie a rincorrere le particelle della cronaca,il furoreggiare degli eventi e dei rumori,le pseudo-convinzioni altrui è distruttivo.
Conservazione?
No,intanto respiro.
'No comment' denso di ignavia?
No, solo riposo.
L'inerzia è uno stato attivo,in fondo.

lunedì 24 agosto 2009

LI / TAGLIANO


Di qua ci sta il coro leghista,di la' le micidiali 'riunioni per materie'
Aiuto.
Nel mezzo il fiume dei ragazzi che non hanno scuola,e fra un po'comincia la rumba.
Intendo discorrere di educazione linguistica.
Togli i licei, che la basano sulla vecchia sintassi latina e si salvano sempre.
Ma tutti gli altri dove vanno?
Da vent'anni mi pare di capire la necessita' di una educazione linguistica seria tra i banchi,che abbia come obiettivo la collocazione dei nomi giusti alle cose, per dirla con il ' Piccolo principe' di Antoine-de-Saint-Exupery.Un bagaglio reale per leggere il mondo.
I dialetti? Va bene considerarli,come qualunque gergalita',come la gergalità informatica o quella straniera,
La lingua è reale, cioe' parte della vita ,uno dei suoi diritti primordiali.
Invece si relega a quelle due o tre pratiche stantie,l'assolvimento dei doveri burocratici, il 'signorsi' d'obbligo all'esercito dei rappresentanti che stagionalmente offrono i loro prodotti migliori, eternamente identici a quelli peggiori.
''Adottiamo 'quella della Mondadori' o 'quella della Zanichelli'?(V.Grammatica)
Sai che virata di novità.
Intanto il flusso della vita scorre, i ragazzi grugniscono come possono, annaspano,incespicano,scimmiottano un mondo incasinato a tal punto che a confronto il magma adolescenziale è ordine svizzero.
Le parole?
Che differenza fa tra 'sfigato' 'e 'pataca'?
Che nessuno dei due è sufficiente a descrivere chi ci conduce.
E la 'velina' puo' assomigliare alla assai piu' popolare 'struscia'?
E come si puo' descrivere l'orrore dei barconi clandestini in mare,mentre affogano?
Forse con le parole di' Il lungo viaggio di Sciascia'?.
No,non sono piu' sufficienti,ce ne vogliono di piu' efficaci.
E la parata trionfale del totocielle riminese,in una qualunque fine d'agosto ?
E quali aggettivi aggiungere a quell'oste' manzoniano che nulla sa,solo la sua osteria?
Forse nessuno, basta cosi',è un termine autosufficiente.
E se stessi?E' possibile dire almeno una cosa di noi?
Si puo', si puo'....
Si puo' tutto,con le parole,con i nomi giusti alle cose.

Ma Tullio de Mauro dov'è finito?
Che abbiano fatto fuori anche lui, come il fratello,magari in modo piu' soft?

domenica 23 agosto 2009

PAROLE SEPOLTE


Le parole sono armi.
Pietre e mattoni, cemento del mondo.
Con le parole si costruisce e si distrugge, si fanno le guerre e si costruiscono palazzi di pace.
Gutturali e ridicole, bieche e facinosrose,calvalcano l'oscenità.
Le ultime frasi oscene sulla morte dei poveri migranti corrono in questa estate scialba,recessiva,carica di 'eventi' idioti che non hanno risanato neppure le tasche dei 'poveri' operatori turistici .
Il mare piange i suoi morti, lui solo sa che cosa contiene nel fondo.
Parole non dette, speranze troncate, desideri.,il futuro che avanza inesorabile
Morire in mare è degli eroi.
Giovani eroi sono affondati ancora nel nostro Mediterraneo e i loro corpi cantano la vendetta su questa nostra civilta' boccheggiante.
Giovani eroi che prima o poi ritorneranno, in una nemesi doverosa, a bussare alle nostre porte .
Amo il mare perche' tutto abbraccia,capace di silenzi e di collere improvvise e grandi.
Vorrei che dal mare fiorissero parole giuste,come un canto di pieta'.
Ma rimangono nel fondale, si insinuano discrete nelle risacche,tacciono di vergogna.



venerdì 21 agosto 2009

MILLE SPLENDIDI SOLI


Un'anziana amica mi ha 'obbligata' a leggerlo,non potevo disubbidire.
Un'altra,vicina di casa,madre di tre figli, mi ha detto che leggendolo si è commossa,trovandovi in alcuni tratti di 'smarrimento' di una protagonista alcuni riferimenti biografici che la hanno scossa.
Un'altra ancora dice di non essere riuscita a finirlo, pena quelle lunghe descrizioni di violenze,botte, reclusioni e oltraggi subiti dalle due donne del romanzo, Mariam e Laila.
Chiacchiere tra donne su un libro che ho catalogato come 'popolare'.
Uno di quei testi di facile divulgazione, capaci di inserire messaggi potenti dentro una affabulazione accattivante, che conduce il lettore alla stregua di un film di intrattetimento.
All'inizio mi aveva ricordato la collocazione americana dell'autore :Khaled Hosseini.,nato a Kabul nel 1965, nel 1980, dopol'arrivo dei russi, ha ottenuto l'asilo politico negli States,in California, dove vive tuttora.
Il suo primo romanzo,'Il cacciatore di aquiloni'-che non ho letto-e' diventato un caso editoriale,con milioni di copie,un successo caloroso e inatteso di pubblico.
Lo avevo collegato d'istinto alla scrittrice americana degli anni trenta, Pearl Buck, di cui lessi il capolavoro, 'La buona terra':di cose cinesi, di antiche tradizioni contadine, di personaggi saggi e con proiezioni millenarie.
Ma descritti da un'americana, che nella sua bella prosa'comunque' trasfigurava e leniva.
Cosi''Mille splendidi soli':all'inizio mi pareva una 'fiction' perfetta.
Poi, devo ammettere che l'intensita' delle descrizioni, i paesaggi devastati dalle guerre, prima i russi,poi i signori locali armati dalla CIA,poi i talebani, poi ancora i 'signori della guerra'-non lasciava scampo.
Si intende, leggendolo, che la nota 'popolare' è necessaria.
Qua non si fa letteratura d'avanguardia o flusso di coscienza ,si fa un romanzo storico dentro una tragedia .
Alla fine,il respiro che Laila e Tariq trovano,il loro amore ritrovato nonostante la gamba amputata di lui ,le ferite di lei,tutto quello che hanno visto e vissuto, lascia intendere un filo di speranza,anche se con necessità di attenzione.
E rimane vivo, su tutto, quell'intreccio di preghiere delicate,il ritornello di un 'islam' premuroso e aperto,l'affetto per le cose di casa,la tenerezza verso i bambini.
Come un canto,che scivola sul martirio di un popolo.
Pero' i bambini muiono ancora.
I nuovi 'signori della guerra' che passano con i macchinoni nella Kabul della pseudo-ricostruzione rischiano di uccidere per strada i due bambini di Laila.
I bambini muoiono, devastati da tutto:schegge,mine, dissenteria, tisi,malnutrizione,ma nel nuovo orfanatrofio in cui Laila ora lavora c'è piu' pulizia, piu' cibo,circolano i libri anche in mano alle femmine.


Khaled Hosseini dice,in una postfazione:

'lo scorso anno ho avuto il privilegio di lavorare come inviato degli Stati Uniti per l'UNHCR,l'Agenzia delle Nazioi Unite per i rifugiati.
........L'UNHCR offre assistenza a piu' di venti milioni di profughi di tutto il mondo,non solo in Afghanistan,ma anche in Colombia,Burundi, Congo,Ciad e nella regione del Darfur in Sudan......'

lunedì 17 agosto 2009

LE CITTA' INVISIBILI 4/ AI BORDI


C'e una vibrazione particolare dell'aria negli anfratti nascosti delle citta' di tutto il mondo-quelli di cui nessuno parla- che da un tono al tempo e vanifica le stagioni.
E' un sussurro, un vento flebile,sfiora le persiane malandate dei vicoli,i cornicioni impomatati di polvere e i residui dell'inquinamento,tace al primo rumore,alla prima nota alta.
Un esercito stralunato di eroi della sopravvivenza si lascia accarezzare al crepuscolo, e nelle prime ore dell'alba. Scompare quando il sole è allo zenit e quando i notiziari rimbombano di balcone in balcone.
Esistenze ricche di memoria,tacquini viventi di brani di storia che nessuno vuole ascoltare.
Vecchi attaccati ai minuti che passano veloci,affezionati alle cose di tutti,incuriositi dalle piccole avventure di strada,fratelli laddove anni prima erano stati antagonisti.
Giovani spesso ubriachi,che si appoggiano ai tavolini dei bar,esibendo cartine di viaggio.
Donne ancora giovani che hanno perso tutti i treni e si trovano a guardare le vetrine
Esistenze.
Giu', giu', fino all'arte di arrangiarsi in tutti i modi,un attimo prima dell'elemosina.
Esistenze di tutte le citta' del mondo.
Adolescenti, ancora bambini, che crescono come ceppi di gramigne spontanee,a volte si raggruppano e si accudiscono,si fermano prima del rischio fatale, trovano un modo.
Hanno il cellulare, intrecciano messaggi nell'etere,si proteggono con le spalle curve e trascinano sacchetti di plastica.
Un esercito silente, e ci fosse un pifferaio di Hamelin che lo chiamasse fuori, a cantare una canzone, a guardarsi in silenzio,almeno per qualche minuto.
A dipingere il proprio mare di sogni,la consistenza delle proprie lotte,gli affetti che se ne sono andati.