martedì 23 giugno 2009

SOPRAVVISSUTI


Un'Italia pulita deve essere possibile,perche' ci sono in giro cervelli e curiosità e abnegazioni quotidiane e desideri irrinunciabili che non possono essere coperti dallo squallore delle cronache urlanti.
Energie giovani e competenze,persone non piu' giovani, sfibrate ma che non si arrendono.
Cuociono nelle pentole di piccoli assembramenti, di antichi riconoscimenti, anche se a dire il vero quando c'è qualcosa da festeggiare o una notizia da dare rimane la sensazione di vivere in un day-after,ci si ritrova tra quattro sopravvissuti e non si sa mai che faccia fare.
E' venuto meno il villaggio cui riferirsi con fiducia, si sta diventando tutti un po' monadi.
Il solipsismo affettivo è una malattia del tempo.
Eppure so per certo che un 'Italia modesta e pulita esiste,negli angoli riposti delle tradizioni familiari sagge, nei piccoli progetti, nelle intuizioni e nelle intelligenze che friggono.
Diventasse un ruscello, poi un fiume,ne abbiamo abbastanza di ascoltare immondizia che pare l'unica realta'.
Sopravvissuti, vorremmo vedere segnali all'orizzonte,sederci ad ammirare le curiose,bellissime prospettive di nuove cattedrali.

domenica 21 giugno 2009

BALBETTII ISLAMICI




Analfabeta del pelago islamico, posso solo balbettare alcune affermazioni elementari,mentre occorrerebbero persone ricche di nozioni e di frequentazioni in diretta di quel mondo per costruire interpretazioni serie.
A monte di tutto,in una stigmatizzazione banale e sintetica,credo possibile un dialogo con il mondo islamico a partire da due idee fondamentali: rifiuto del negazionismo storico, ovviamente Olocausto in primis, e assoluta chiarezza sull'idea del kamikaze come fatto diabolico,totalmente privo di giustificazioni.
A lato, corolllario non minore, il rifiuto degli omicidi perpetrati sulla libertà delle donne,spesso portati fino all'estrema violenza fisica.
Detto questo,so che l'Iran,la cui antica storia poggia sul mito della Persia e non sulle fondamenta dell' Islam piu' assoluto,e'luogo strategico degli equilibri mondiali, dalla caduta del muro di Berlino in poi.
Mi chiedo quanto quei giovani -e davvero l'Iran puo' dirsi un paese di giovani, di energie vitalissime e impellenti-che lottano fino alla morte per la democrazia sappiano distaccarsi dai loro coetanei, figli e nipoti di quei contadini che sostengono il dittatore in auge,Ahmadinejad.
Forte della mia affezione europeista, so che la democrazia è un lunghissimo percorso di educazione sciolto nella storia, carico di errori e di splendori, un tracciato impervio e spesso contraddittorio.
Una direzione in cui le luci e le ombre ambigue e personalistiche del mondo arabo,le atmosfere delle mille e una notte dove quello che conta è il rapporto personale con il capo e non invece il diritto ,devono trovare una loro peculiarità.
Lo spero per loro, per la loro giovinezza,per quello che ancora resta loro da spendere nell'avventura drammatica e splendida della Storia.

venerdì 19 giugno 2009

LEGHISMI ROMAGNOLI


E' un virus che in casa mia non è mai entrato, forse anche per caso.
Come si suol dire:'fortuna volle....'
O forse per quei due o tre libri che tutti abbiamo amato, qualche antenato la cui memoria ci protegge...Magari si scopre che discendiamo da etnie che con il romagnolo-tipo non hanno granche' da spartire.
Tutti, direi, si'.
Arrivo al punto,il virus di cui sopra è la malattia leghista.
Sciovinista, territoriale, possidente e organizzato come un cavernicolo, il romagnolo-tipo è un leghista di elezione.
Ricordo racconti al femminile sentiti da bambina :
di quando in campagna,nella Romagna solatia, le donne dovevano mangiare a parte,non al tavolo con gli uomini; dei privilegi-quasi uno 'ius-primae-noctis'-che i massari avevano sulle donne dei mezzadri;delle strane malattie 'di consunzione' che colpivano le giovani spose attanagliate da catene domestiche-non avevano attorno al capo il 'chador'islamico, ma quante donne hanno portato per una vita il fazzoletto della schiavitu',obbedito e lavorato,mentre gli uomini si ubriacavano al bar...
Storie di un tempo neanche troppo lontano,facciamo a cavallo tra le due guerre.
Nel sangue del romagnolo corre la terra,io desiderio del possesso.

No, a casa mia no.
S'è sempre guardato molto al mare.

giovedì 18 giugno 2009

LA BOLOGNA DI FAETI




Sto leggendo 'L'estate del lianto', prova narrativa del professor Antonio Faeti,esperto maximo di narrativa per l'nfanzia su scala europea.
Bologna.
La Bologna di Faeti,rivisitata con gli occhi di un bambino orfano di madre gia' all'eta' di quattro anni, è un luogo magico di luci ed ombre,è la citta'-patria, il luogo dell'apprendistato del vivere.
Il piccolo'Topi' e i fratelli la abbracciano, intrisa di letture, di immagini, di passaggi che la fantasia proietta sulle pietre rosse ,negli antri cupi, ricreando un mondo di fantami reali-irreali.
La Storia.
Madre anch'essa,ventre in cui si dipanano i giorni dei ragazzetti che sanno guardare con stupore al di fuori di se'.I soldati, il dopoguerra,gli abbecedari e i fumetti, le saponette palmolive e il primo numero di 'Epoca',è una carrellata di visioni concretissime e affascinanti, ricche di rimandi dotti che il professore non ci risparmia.
La compassione.
C'è tra le righe il sentimento forte della compassione.L'orfano non ha maturato rancore, anzi.
Ha maturato un caldo senso di paternità ,facendosi lui stesso padre dei suoi alunni :prima di scuola primaria, per sedici anni, poi universitari,fino ai percorsi di formazione per educatori, librai ,fino agli ultimi progetti sulla grammatica della fantasia.
Bologna,amata,madre e sorella,che si respira dentro ogni riga.
La citta' che è stata,la citta' che la fantasia vorrebbe proteggere dalla dissoluzione del presente.
Una città in cui i bambini potessero ancora aggirarsi, a inventare avventure.




mercoledì 17 giugno 2009

AFFETTI CHE SI PERDONO


Tra i mille titoli che ci invadono,nella bulimia delle sollecitazioni e degli apprendimenti momentanei e forzosi, ci sfugge tutto quello che il tempo ci viene sottraendo, passo dopo passo e che sembra non appartenerci piu'.
Quanti affetti si perdono, nel corso di una vita,quante persone se ne vanno,quante si allontanano da noi e dai nostri giorni, e ci parevano indispensabili.
Si disperdono , come oggetti inutili.
Se non ci sono progetti avvincenti, o almeno una modestia delle frequentazioni giornaliere,le persone scompaiono,le idee anche, i sogni svaniscono con le parole, come neve al sole.
Attorno, il baluginare roboante dei titoli, dei meccanismi che altri fanno andare.
Tra il villaggio reale e il villaggio globale ci sta la fascia grigia dello straniamento,delle solitudini individuali, dei solipsismi fatti sistema,delle piccole violenze e degli amori piccini.
Lo confesso, non so rinunciare agli ideali ,ma nel profilo dei sogni si agitano progetti andati a male,piccole turbolenze non acquietate,conti sospesi.
Eppure, questa è l'avventura dei giorni in carne e ossa.

martedì 16 giugno 2009

DI VELE, DI VELINE E DI VELONE


Finisce che mi tocca imparare a fare la velina.
Anzi, per scaduti termini di età,ad essere corretti, la velona.
Perche' a pensarci bene, non è poi tanto difficile.
Basta non avere deformita' palesi .
Il resto è questione di immagine, di ritocchi, di giusto pizzico di glamour spenduto al punto giusto. E soprattutto, di una abilità fondamentale:fare il palo e non esprime pensiero alcuno.
Facilissimo, cosa ci vuole ?
Avendo imparato un po', con l'eta', l'arte della temperanza,il il gioco potrebbe essere fatto .
Cosa ci vuole?
L'arte della velina,anzi della velona, è la giusta premessa in ogni situazione in questa nostra che potremmo definire l'eta' dell'apparire.
Primo:mai parere triste, perche' di questi tempi la malinconia è perdente.
Secondo:se proprio la verità ti scappa,cercare lo spiraglio giusto,il refolo di vento favorevole.
Mai il vento di tramontana,quello bello dei cieli chiari.
Piuttosto quei venticelli medio-bassi,che increspano solo leggermente l'onda.

Perche' veline si nasce, ma forse, anche,per sopravvivenza, si diventa.

domenica 14 giugno 2009

MAREDILIBRI 2009




Luisa Mattia (http://www.luisamattia.com/) e don Tonio Dell'Olio, presidente di LIBERA,Associazione contro le mafie(www.libera.it ) stamattina alla sala del Giudizio del Museo della Citta'.
'Mafia'',in arabo significa:'non c'è'.
Ed è esattamente questo il problema:quello che non c'è.

Antonio Faeti nel pomeriggio, nel cortile della Biblioteca Gambalunghiana ha presentato il suo ultimo testo narrativo:'L'estate del lianto'.
Il pericolo piu' grande della contemporaneita'per il professor Faeti-forse la maggiore autorevolezza europea del settore-?
Il narcisismo di massa.
Un progetto per cui lottare?
Restituire le città ai bambini.

Ma... i riminesi se ne saranno accorti?