giovedì 25 settembre 2008

NO, CHE NON M'ANNOIO




Un'amica di vecchissima data,insegnante alle medie inferiori, mi racconto' una volta di una ragazzina gravemente disabile,in carrozzella, con tutti i problemi connessi, inserita in una sua classe.
Come fossero venuti, in classe, gli amici e l'insegnante di sostegno a canticchiarle 'No, che' non m'annoio', il ritornello di Jovanotti, non è chiaro a nessuno.
Di fatto, la ragazzina sbuffava spesso :forse per quello ,per ridicolizzare quella che lei contrabbandava per noia, avevano cominciato a canticchiarle la strofetta.
Di li' ad innamorarsi pazzamente di Jovanotti, per la ragazzina il passo fu facile.
Un vero amore,di quelli che da adolescenti nascono sulla pelle come i brufoli.
Nel frattempo, in sede di programmazione delle uscite'didattiche', usci' fuori la gita a Venezia.
Insomma,alla fine le gite furono due:a Venezia, e al concerto di Jovanotti.
Con i bambini che si erano accollati la compagnia e la responsabilità dell'amica in carrozzella.
Tutti compresi, come tante api operaie intorno all'ape regina.
Ma come frenare l'impeto romantico, il desiderio dell'amore dell'amica piu' sfortunata ?
'No,che' non m'annoio, no, che' non m'annoio'
Aveva cantato la ragazzina in carrozzella, su e giu' per calli e campielli, e poi al concerto, in mezzo alla folla dei rapper di casa nostra.
Con gli occhi lucidi e la felicità nel cuore.



martedì 23 settembre 2008

MIRACOLO ADRIATICO




Le mie vecchie nozioni di liceo scientifico non sono sufficienti.
Neppure quel po' di imparaticcio pseudo-scientifico che il cittadino comune assorbe nella sua frequentazione quotidiana di zapping, edicole, sale d'aspetto dei dentisti e simili.
Ci vorrebbe un filo diretto con il Centro di Biologia marina di Trieste, ma vattelapesca.
Non c'è che da ricorrere al solito anzianissimo signore che scruta l'orizzonte marino per istinto, per saggezza,per consuetudine,per spiegare questo splendido mistero della natura.
Il mare Adriatico non è ancora morto.
-I pescherecci sono aumentati tantissimo,di numero, negli ultimi dieci anni-dice l'anziano signore
-Ma pescano?
-Si,non vede? Sono carichi.
-Insomma, l'Adriatico vive
-Vive, vive.....
Si, vive, eccome.
Rientrano in porto i pescherecci dei lampedusiani ,carichi di pesce.
Eppure le cronache saccenti del nord recitano la morte dell'Adriatico, stagno chiuso, catino di scarichi padani,acqua putrida.Si sussurra che esista gia' un progetto per la sua cementificazione globale,e farla finita,una volta per tutte.
Lui, pero',non pare morto,ancora,anche se non ci sono nozioni scientifiche per sostenerne la vitalita' a tutti i costi.
Nel millenovecentoottantanove, quando scoppio' il 'caso'mucillagini, e mezzo mondo si interrogo' sul problema dell'eutrofizzazione, forse l'unico che ci azzecco' fu Andreotti,mesfistofelico.
Disse:-Tranquilli tutti, è un fatto naturale, il mare si rigenera da se'
Ma che avesse avuto davvero ragione?
Non c'è limite al dubbio italico, e il bizantineggiare del pensiero è di casa, qua,cosi' come l'approssimazione barricadera.
Ma lui, l'Adriatico, è vivo davvero.
Nonostante ci continuino a provare pressoche' tutti, a farlo fuori.

lunedì 22 settembre 2008

POVERI MILIARDARI


Qualcuno mi inviti ad un matrimonio miliardario, finalmente.
Di quelli che non avevo mai sospettato,agli infarinati del sessantotto parevano piu' pittoreschi gli amori dei poveri.
Invece eccoli qua. E nessuno, freudiano dell'ultima ora ,si azzardi a convincermi che il denaro è l'equivalente simbolico della m.(....)
Scuola vecchia, vecchi pensieri,romanticherie .
Il dato odierno, oggettivo, è che il denaro è reale,sempre di piu',eccome.
Reale come si puo',nella sua sostanza, reale per chi lo possiede, soprattutto. Crea caste, alleanze, relazioni, amori, disegni di vita e di potere,organizza il povero mondo.
Ben consapevole di questo la folta folla-non erano mica due sciacquette,era proprio una italica massa- che a Milano è andata in delirio per Paris Hilton andava al cuore pulsante del problema.
Il denaro, bello, sonante, virtuale e ipotetico, rischioso e rassicurante,culla d'infanzia e ponte per il futuro.
Lei, poverina, la Paris, non so se ne è accorta di tutto quel trambusto.
Non facciamo i cattivi, ma in fondo c'è miliardario e miliardario, lei non è di quelli con la stoffa,anche se con tutti quei titoli azionari anche una scopa sembrerebbe una regina.
Del resto le regine vere, quelle del Nordeuropa ,non hanno questo seguito, vanno a far la spesa come le casalinghe di quartiere, usano la bicicletta e sposano il postino.
Il fatto è che nei soldoni c'è sempre qualcosa di fatale.
Se i Paperoni ce l' hanno, dio glielo ha dato e dio glielo lascia.
Ma fin qui tutto normale, cosi' va il mondo da sempre,quello che non è naturale sono tutte le balle che ci siamo raccontati negli ultimi quarant'anni.
E' sempre meglio partire da affermazioni di verità,invece siamo partiti da bugie.
Che era possibile una rete di relazioni 'risanata' dal leviatano del denaro;che era possibile una naturalezza dei rapporti in barba a quei due quattrini che ci porteremo nella tomba.
Invece no. Chi ne ha tantissimo, se lo tiene stretto anche se dice agli amici al bar di essere dei loro, costruisce il suo destino a partire da quello e in quello morirà. Non ho ancora visto un miliardario che in casa sia onesto nel sentire,in genere fa il maggiordomo del suo conto in banca.
Vive, ama, odia, muore per quello.
Chi ne ha pochino se la cava meglio,sbraita nei punti giusti, si arrabatta e trova colpevoli piu' facili. C'è sempre chi ruba.C'è sempre qualcuno che ti assedia. Ainoi,lavita!!!!!!!!
Un sospetto:quante fans di Paris Hilton si nascondono tra queste brave signore che al mattino portano i bambini a scuola con il famoso 'gippone'?
Non ditemelo.
-Luigi, secondo te è meglio la miseria o la polmonite?
Chiedeva il buon Giacomo all'amico Luigi
-Questo è un problema-rispondeva lui
-Io dico la miseria-tagliava corto Giacomo
- Io dico la polmonite- ribatteva salomonico Luigi.


Dunque, che sia meglio la polmonite, o la miseria?

venerdì 19 settembre 2008

LA VIE EN ROSE




Riesumo da un cassetto la voce struggente di Edit Piaf, mia prediletta.
Sono qua nella provincia del mondo,nel grigio-cemento della costa adriatica del dopo-estate 2008.
Dopo le notti colorate, dopo le feste borghigiane, rimangono le enormi gru metalliche,contro il mare domestico.
Grigio cemento, grigio settembre,grigio pioggia,ma la'vie en rose'', anche qua,nell'immagine romantica, ormai, di una 'rive-gauche' reperto da museo, vecchia Europa per vecchie signore.
Meraviglia di un tavolino, sulla rive-gauche, poterci essere.
Luogo della mente,non piu' reale.
Canto di amori e di morti,mentre la città compie i suoi riti.
Ci sono immagini della memoria che stanno contro il tempo,hanno una loro autonomia.
Reperti da museo,pezzi da vetrina ,buone cose di pessimo gusto.


Mi chiedo dove stia ,attualmente, l'energia vitale, il motore del futuro.
Mi viene in mente un piccolo elenco:
in prima linea i marginali.
Per esempio, quelli che a scuola hanno qualche 'disturbo'.
Io so per certo che le potenzialità cognitive dei ' diversamente abili' sono bombe inesplose.
Del resto, un grande ' diversamente abile', Stephen Hawikngs ,è l'Einstein dei nostri tempi.
Poi il nuovo meticciato acculturato e dignitoso,un dato di natura, va da se' che le confusioni organiche generano forza.
E per terzo, i bambini.
Quanti ne ho visti nascere, negli ultimi mesi.
Attorno avevo il coro, la lunga litania dei malati di cancro, quasi una epidemia dolosa-nel senso di colpevole- e accanto un fiorire di nascite.
Fidarsi dei giovani genitori?
Ma va,neanche per sogno.
Pero' tra quegli occhioni sgranati,meravigliosamente aperti al mondo e ai tempi, ci sono le carte dei primi cinquant'anni del primo secolo del terzo millennio.


Si', la vie en rose'.

mercoledì 17 settembre 2008

CI VUOLE UN FISICO BESTIALE


Sarah Palin è spuntata dalla notte americana come una figurina dei cartoon, in piena crisi dei mutui e dei valori della democrazia 'esportata' a prezzi troppo alti per i cugini a stelle e strisce.
Quello che di lei emerge,oltre al suo culto per le armi e alle sue -pruderie' misticheggianti in fatto di morale-degli altri- è la fisicità a tutto tondo, inossidabile, vincente.
Una vera 'nonna del corsaro nero' di questi tempi che di nero ne hanno gia' tanto.
Evocatrice di una socialità elementare e stereotipata, fatta di qualche slogan rassicurante .
Dio è con lei ,per forza di cose.
Del resto questo povero dio ognuno se lo accaparra, per ragioni che poco hanno a che vedere con quelle due o tre idee che si vorrebbero di un dio che,lassu' , alto nei cieli, ci fosse Padre.
Dio va in guerra, impone regole rigide, consuma intrallazzi politici e pontifica di bene e di male,con invincibile sicumera sulle teste dei poveri casi degli uomini.
Dicevo di lei, di Sarah.
Si',lei il fisico ce l'ha,e gia' da tempo era in noi il sospetto che per far fortuna al mondo fosse quello il carattere necessario dei nostri tempi.
Un fisico che non traballa, che se emozioni possiede, le nasconde sotto il rossetto sempre fresco,che colpisce con mano ferrea al centro del bersaglio.
Forse, dietro le spalle, ha un buon coach, visto che i cugini d'oltreoceano viaggiano sul successo solo se in compagnia di questi angeli custodi.
Cosi', come gli scrittori di successo hanno dietro equipe di editor, il politico/a di successo ha un 'personal trainer' che la inzecca giusta.
Fai cosi',fai cosa'.
Il gioco e' fatto, basta bucare lo schermo nelle fasce-orario giuste e dio, sicuramente, fara' il resto.
Vista di lontano, anche questa è la marea del progresso.
Lontano dai detriti che la stessa marea lascia sulla riva.


*La 'nonna del corsaro nero' è un personaggio della Tivu' dei ragazzi degli anni sessanta,vecchietta combattiva ed invincibile

lunedì 15 settembre 2008

ZIO GIORGIO


Lo zio Giorgio è stato l'anticlericale piu' acceso conosciuto in tutta la mia vita.
Zio materno, Novara di cognome,intelligenza irrequieta e incredibilmente precisa, di mestiere macchinista delle Ferrovie,con la passione del calcolo matematico, dell'elettronica e del rischio razionale.
Nei primi anni cinquanta si era scontrato con una forma nostrana di maccartismo,lui ragazzetto,diplomato in una scuola tecnica, disoccupato,frequentava per far notte un bar 'comunista'.
Cosi', ogni volta che si presentava per essere assunto gli rispondevano:'Che vada in Venezuela, con i suoi compari'.
Pare che i piccoli capetti locali andassero a chiedere informazioni al prete, per assumere i ragazzi.
E lui mise tutto sul conto dei preti.
Ma forse aveva conosciuto qualcosa di inquietante, da bambino, non lo disse mai, era troppo scanzonato,un piccolo anarchico ribelle,lucidissimo ma positivo, non parlava di porcherie con noi.
Negli anni sessanta-abitava con noi insieme ai nonni materni, secondo antiche consuetudini di famiglie allargate per obbligo, da economie traballanti-aveva attrezzato la nostra casa di uno specialissimo sistema di radiodiffusione.
Lui si era ridiplomato con Radiolelettra di Torino per via postale, ma non scherzava mica.
Era bravissimo con fili, elettricita', magie che anticipavano di mezzo secolo il moderno web.
A quei tempi aveva una fidanzata di Parigi,con bellissimi occhi blu, e ogni volta che la andava a trovare tornava con aneddoti e foulard di seta con disegni della Tour Eiffel.
Di quella volta, che lo scambiarono per un algerino:lui, piccolo di statura e scuro di pelle, che guaio, nella Francia post -coloniale degli anni sessanta.
Ricordo una notte di un Venerdi' santo, forse era il 1959.
Le campane della parrocchia suonavano rituali il lutto pasquale e a casa mia andava per ogni stanza la musica della 'Tosca' di Puccini.
Quando Tosca uccideva Scarpia, Scarpia il potere pontificio, l'arroganza, la trama recondita e cattiva , si fermava tutto.
Quello che bolliva sul gas domestico per il pranzo di Pasqua, il respiro,il tempo,i piccoli rimbrotti familiari, il pensiero dei debiti,la malattia del vicino di casa, l'ultima immagine del mondo,il freddo delle stanze ancora senza riscaldamento.
'Bacherozzi neri' :cosi' lo zio Giorgio chiamava i preti e la nonna materna non voleva sentire,lei si proclamava ligia alle litanie di tutti i santi.
Ad ogni santo un compito, come in un quadro di primavera.
Lo zio Giorgio no, era tenace in questo argomento, lui di solito molto dolce, lui che amava i fiori e ci faceva ridere, con i soprannomi che ci affibbiava.
Nel soprannome ci stava l'intuizione di ognuno di noi,l'accettazione di come eravamo, senza riserve,noi sapevamo che su di lui avremmo sempre potuto contare.
Di Scarpia, quella sera di Venerdi', forse gli importava l'esatta diffusione dei fili, tutti intorno alla casa.
Ma-'Muori Scarpia!- della bella Tosca di sicuro un moto di cuore glielo aveva levato.
Tosca, la bella Tosca.


domenica 14 settembre 2008

IL PANE DI ABDUL




Chi difende ad oltranza la vita di poveri esseri legati a nutrizioni artificiali, legati a macchine e segno della crudelta' di noi a noi stessi, dovrebbe rispondere con altrettanta passione civile all'aggressione razzista per cui un giovane uomo di colore è stato massacrato stamattina a Milano, in pieno centro,al grido di ' sporco nero', accusato di aver tentato di sottrarre pane o forse biscotti da un furgone e colpito alla testa con spranghe.
Chi cerca un suo ordine o un suo dio ,qualunque legittimità di potere abbia e non vede il corpo di un ragazzo ucciso cosi' nel centro di Milano è un disturbato, gli possiamo concedere qualche colloquio con uno psicologo dell'ASL, ma finisce li'.
Quando poi all'aggressione mortale vengono aggiunte frasi di odio razziale, ogni commento è superfluo.
E se ne faranno di commenti,se ne cercheranno di mediazioni mentali.
Ma a questo punto non importa neppure sapere l'esatta dinamica,alla storia è stata consegnata questa immagine.
Abdul, diciannove anni, cittadino italiano di colore,massacrato con spranghe vicino
ad un furgone di pane nel centro di Milano con grida di odio razziale.
Anno 2008,Milano, Italia.