lunedì 25 gennaio 2010

DEL PESCE TRISTE E DI ALTRI











Assai piu' seri e perbene degli umani,ma non immuni dal globale stralunamento,gli animali stanno perdendo un po' la proverbiale bussola.
Le mitiche balene la perdono ormai in branco,spiaggiando tragicamente, biblicamente, a segnare con i loro corpi enormi un richiamo di muta intelligenza dei mari.
Ma anche specie meno bibliche,anche se ugualmente espressive nella loro fisiognomica animale, danno segni di malcelata insofferenza,di bussole mancanti.
Magari con glamour.
La fedelta' romantica dei due cigni da tempo coppia di fatto,Saruni e Sarindi, si è fatalmente spezzata:lui ha trovato una compagna in Russia, lei un nuovo 'amico'.
Forse quella dell'amore romantico è una vicenda che va davvero storicizzata,anche tra i cigni?
Mentre in Australia il pesce triste, il curioso Blobfish, si sta estinguendo.
Come a dire:ci vogliono togliere anche quella, la nostra libera, splendida,irrefrenabile voglia di essere tristi,aiuto!
Vanita' delle vanita'.
A Pescasseroli,nel Parco Nazionale d'Abruzzo, il lupo solitario non ha resistito al narcisimo e si è fatto fotografare.
Maschi deboli, accipicchia,che si innamorano di se',che abbiano copiato dagli umani ?
Siamo in attesa di news dal mondo animale.

Che comincia ad assomigliar troppo al nostro, ma almeno non parla.

martedì 19 gennaio 2010

QUALE FUTURO/3


La scuola del nostro immediato futuro-gia' presente nel sangue dei suoi protagonisti, i ragazzi-dovra' tener conto della realta'.
Se vogliamo credere che tra i diritti fondamentali ci sia quello dell'educazione-inteso come possibilita' di 'leggere' se' e la realta', di 'ri-conoscere' il passato come autorevolezza primaria,di 'scrivere' il proprio futuro in liberta'- dobbiamo pensare che questo modello di scuola è finito.
Obsoleto il rapporto cattedratico, il censimento delle abilita',la mappa delle intenzioni educative primarie.
Ci si arrivera',la storia va avanti nonostante i quattro tromboni autoreferenziati cerchino di appropriarsene.
Ci sono stati una Montessori, un Collodi, un Don Milani.
Ci sara' una strada anche per questo allucinato inizio di terzo millennio.

Vedo nel meticciato una strada.
L'autorevole, robusta, lucida costruzione di una democrazia educativa meticcia puo' essere una buona base di partenza per il nostro futuro immediato.
Perche' non tutto è andato al macero, ci sono ancora trasmigrazioni di idee, pulsioni e passioni che possono ridisegnare mappe.

Vedo nell'educazione alla pace un'altra strada.
I ragazzi sono impauriti e insicuri, si sentono sull'orlo di un baratro,hanno bisogno di parole ovvie e chiare di buonsenso.
'Pace' è una di queste,naturalmente individuata in laboratori cognitivi,in riflessioni organizzate.

Vedo un'altra strada in una 'rivoluzione' linguistica coraggiosa.
Cosa ce ne facciamo del ripetiticcio rituale di vecchie regole semantiche stantie?
Si devono trovare nuovi sistemi per dare un senso ai vocaboli.
A partire da uno zero assoluto, da un silenzio virtuale e virtuoso.

Dopodiche',possiamo anche gustarci in pace un caffe'.

lunedì 18 gennaio 2010

QUALE FUTURO/2


Famiglie allargate al profilo del nostro futuro.
Vediamo che il modello mononucleare, ordine e sostegno obiettivo e caposaldo dell'eta' romantica e di quella post-decadente, conclamato da papi e re, è finito.
Pulsa all'orizzonte un sistema di tutele che partano da necessita' e bisogni reali.
Non piu' lunghe teorie di amori romantici/infranti,ma il riconoscimento dell'utile anche nella sfera affettiva.
Utile cioe' indispensabile a vivere,che poi significa farsi compagnia e procreare,nei limiti del possibile.
Vediamo saltati gli schemi morali del 'per sempre'.
I giovani sono talmente indifesi e traballanti che ,mirando all'autoprotezione, pensano in termini di eterno presente, eterna gioventu',eterno precariato.
Quello che spuntera' dal futuro non lontano sara' presumibilmente una formula tipo 'famiglia-allargata', tipo 'kibbutz',dove momenti collettivi saranno garantiti da patti di tutela dignitosi e necessari sul territorio.
Penso ai tanti vecchi dell'immediato futuro-anche noi quasi sessantenni i primi vecchi 'nuovi' del terzo millennio-:ci faremo compagnia in modi e tempi adatti, e andra' come andra'.
Ma chi si appresta a iniziare una vita adulta dovra' tener conto dell'impossibilità di una costruzione familiare ormai obsoleta.
E' inutile avere rimpianti,questa è la realta':ce lo diciamo quasi sempre,appena riusciamo a parlarcene con lealta'.
Chi dice cose diverse canta una litania ideologica o retorica a suo uso e consumo .
Coraggio comunque, domani è sempre un altro giorno.

domenica 17 gennaio 2010

QUALE FUTURO




Litanie incomprensibili e azioni incongrue sulla pelle dei giovani.
Non vedo il futuro,che pure deve esserci.
Chi ci spiega, a noi quasi vecchi e agli adolescenti-nessuno di noi sta capendo-dove stiamo andando a finire?
La tragedia di Haiti ha aperto uno squarcio nel pianeta, ha evidenziato una apocalisse,ci ha fatto percepire il nulla di fatto delle vecchie organizzazioni di tutela.
Buco nero del mondo, indicatore di un disfarsi di criteri comuni di cittadinanza.
C'è un senso di globale precarieta' che aleggia nell'etere.
Non venitemi a raccontare che con la pia solidarieta' si rimediera' qualcosa.
E' gia' accaduto quello che doveva accadere ,occorre interpretarlo, vederne indicazioni storiche,
segni profetici ed operativi.

Generazioni precarie intanto si incrociano per le strade del mondo,non possono fare di meglio, si sfiorano e non si toccano,si perdono nell'etere, potrebbero e non possono.
I vecchi orizzonti familiari sono finiti e non se ne vedono di nuovi.
La scuola ,dove va, è per caso.
Il web è uno strumento utilissimo,ma parziale.
Si fa quel che si puo'.
Pero' pensare in liberta' non è male.
Solo, come i musicanti di Brema ,ce la cantiamo e ce la balliamo.

venerdì 15 gennaio 2010

LA CURA DELLE VESPE




Ad inverno avanzato, la brava gente , magari con qualche anno sulle spalle, si trova con le articolazioni scricchiolanti, con le giunture talvolta gonfie, con qualche centimetro di curva sbagliata nella postura.
Chi puo' ,denaro permettendo, va sulle spiagge caraibiche salve dalla crudelta' della Natura matrigna.
Oppure prenota qualche stiracchiato week-end all'inseguimento di benesseri termali,rapidi ed effimeri.
Gli altri vivacchiano scricchiolando, aspettando la Primavera e maledicendo il governo ladro,gli altri cattivi,i pericoli delle citta', il mal vivere .
Inclini alla sublimazione, noi che pratichiamo carta,penna e tastiera, ci alleniamo a commentare il mondo e le nostre personali ubbie.
Eroi in giro niente.
Sono scomparsi tutti, e quelli che ne hanno vagamente la stoffa,indossano di volta in volta l'abito del cinico, dell'autarchico, del fannullone,oppure si mascherano di passioni fasulle e di chiacchiere vane.
In una delle piu' esilaranti novelle dal 'Marcovaldo ' di Calvino, il povero popolo dei reumatici si illude che con una improbabile cura delle vespe-cioe' farsi pungere- si possa guarire.
Naturalmente finisce male e l'illusione è sfatata da orribili gonfiori, reali e tumefatti.

Fare quello che si puo' è concesso,illudersi pure.
Purche', prima o poi, la verita' compaia, comunque.
E con la verita' si scherza poco, in qualsivoglia condizione di spirito e di ossa.

giovedì 14 gennaio 2010

'CODE NOIR'




Luigi XIV impose a Saint Domingue alla fine del Seicento il 'codice nero' voluto dal suo Ministro delle finanze Colbert:il primo editto elaborato ad impedire agli schiavi africani la pratica di religioni diverse da quella cattolica romana,consolidando l'infezione che l'uomo bianco aveva ,con Colombo,gli Spagnoli e i Francesi, portato fatalmente nello splendido paradiso haitiano.
Il resto è manuale di scuola , fino al caotico sistema di 'protezioni' americane che sostenevano di fatto le diverse dittature ,dei vari 'Bebè Doc',macellai e dei loro 'ton ton macoute', i tagliateste,sergenti di quell'ordine infame.


Per quello strano gioco del nostro cervello che in fondo si cautela come primo moto spontaneo,in questi minuti in cui le cronache recitano della tragedia haitiana, ho in mente un'immagine:
seduta a tavola con la mia famiglia d'origine,piu' di quaranta anni fa,parliamo animatamente anche di Haiti e delle sue dittature ,siamo cosi' presi che ognuno mette sul fuoco, a fine pranzo, la sua macchinetta del caffe'.
Ci troviamo con troppo caffe', pieni del mondo che ci sovrasta,pieni di affetto, l'uno per l'altro.
Ma abbiamo dato un pezzo del nostro cuore, per un non ritorno,gettandolo tra le macerie del mondo.

mercoledì 13 gennaio 2010

PADRE NOSTRO




PADRE NOSTRO


la terra trema addosso ai suoi poveri.
La cronaca di ieri recitava qui di caccia all'uomo nero.
Oggi recita di centomila morti ad Haiti,la regione piu' misera del Continente americano.
Questo ed altro.

Eppure ci sara' un senso.