giovedì 11 giugno 2009

PROTEZIONI


Nel magma sconsiderato che tutti ci avvolge,nel difficile percorso di individuazione ,unico compito che ci spetta,in questo tempo difficile e confuso,alcune parole vanno appuntellate sulla pietra,tenute fisse,salvate.
PROTEZIONE,come nel titolo di quella novella di Primo Levi.
E' una parola che oscilla in un campo semantico vario ed ambiguo,ci ricorda subito i film e la letteratura di mafia,gli spiccioli che la piccola malavita spenna agli ignorantoni di casa nostra.
Vediamone un recinto semantico parallelo: protezione si chiede anche a chi se ne è andato, e ci illumina la memoria di principi e di progetti che per noi sono stati scuola.
Abbiamo bisogno di protezioni della memoria,di andare a ripescare con austerità i fondamenti a cui siamo stati introdotti.
E' difficile,nella sarabanda dell'apparire,ma necessario.
Una persona, un parente, un insegnante,una lettura,un padre o una madre che sentivamo giusti a governarci.
E' necessario, ora come non mai fare un po' di silenzio attorno alle immagini che consideriamo proponenti nella nostra memoria.
Anche nel privato, dalla cui pulizia nasce poi il pubblico.
Altro oggi non so dire.

mercoledì 10 giugno 2009

IL MIO ADRIATICO


Un mio testo, 'IL MARE E' L'ADRIATICO' segnalato al premio nazionale ' CITTA' di CATTOLICA'.
E'successo ad Aprile, me ne sono accorta ora.
Che dipenda dalla mia antipatia congenita per gli 'eventi' letterari?
Sorry.
Qui di seguito un piccolo passo:

'.....Se è troppo caldo si desidera una casa ampia,fresca e bianca in cui stare ad aspettare che la caligine afosa,il torpore del cielo immobile e bianco lascino spazio alla brezza; anche se c'è nebbia,quella nebbia fredda e uggiosa di certe giornate novembrine o anche di metà febbraio,quando la temperatura della terra è abbastanza calda per produrla,ma il vento dell'inverno lavora tutto attorno, a gelare notti e giorni.
E anche quando il freddo gelido del nord spazza via le sterpaglie che le tempeste hanno depositato sulla riva, urla contro i pali di cemento e contro quelle poche costruzioni rimaste a sfidare la brutta stagione.Urla forte,sferza la pelle,impietrisce le mani,fa lacrimare gli occhi.
Il desiderio della casa allora si fa forte,intenso, sempre piu' forte.
Nella casa grande si sogna di tornare a rincuorarsi, a fare merenda,a sedersi ed aspettare,a fare tutto quello che si puo',come in un luogo di riparo e di quiete.
E talvolta ci si acquatta in riposo e si immagina di essere arrivati a destinazione.
Eccola la casa bianca,poco piu' in la' della riva,sembra preparata da un tempo immemorabile........'

martedì 9 giugno 2009

VERDEFRANCIA


In questo momento post-elettorale mi sentirei piu' a mio agio seduta in un posto qualunque della Francia, a sbocconcellare una baguette non troppo igienica, tentando di oltrepassare il francese che non so,da appartenente alla generazione degli anglofoni-made- in Patto -atlantico-post-bellico.
France, douce France.
Attorno a casa mia,qua nel remoto borgo natio, si dice che almeno il Cavaliere non ha ottenuto l'agognato consenso plebiscitario e questo per ora è gia' tanto, poi si vedra'.
Bene le facce nuove,ma da verificare.
Concordo.
Eppure ,non mi sfugge che oltrecortina si è imposto quello schieramento 'verde' che noi qua non sapremmo neppure disegnare .
Sul destino del pianeta, sull'aria e sulla terra,sul ben-essere dei suoi abitanti si gioca il futuro, di questo ne sono certa.
Mi pare che anche Obama se ne sia accorto.
Magari Daniel-Con-Bendit ' sara' un 'pataca' di ultrassesantenne che fa l'evergreen, per dirla alla riminese,non ne so nulla, ma tutto quel verde mi fa piacere, e mi congratulo con lui,sinceramente.

lunedì 8 giugno 2009

RAMBO MITTELEUROPEO/ VADEMECUM


Piccolo VADEMECUM per il novello Rambo mitteleuropeo:


1- Nelle situazioni fai una schermata grossolana e individua il piu' debole:prenditela con lui

2-Segui le istruzioni per la creazione del 'capro espiatorio',basta qualche suggerimento neanche troppo datato

3-Brucia piu' libri che puoi, sono oggetti pericolosissimi e destabilizzzanti

4-Tieni sempre nell'armadio una divisa-fai-da-te,puo' essere utile farci una passeggiata ad ogni ora del giorno, ti aiuta a fare la voce grossa col primo che incontri

5-Per non sbagliare,considera stranieri tutti quelliche non sono nati nel tuo ghetto

6-Se anche tutto il mondo va verso il meticciato, non perdere le staffe:la febbre passera'

7-Quando, dopo una solenna mangiata-e-bevuta comincerai a vaneggiare con i compagnoni di tavolata di un Grande Impero della Padania, prenditi dell'Alka-seltzer,che' con l'ipertensione puo' venirti un ictus.

domenica 7 giugno 2009

UNA DESTRA DI BUGIE


Spero che le giunte di centrosinistra in generale non abbiano i connotati riminesi,da me abbondantemente criticati.
Di sicuro in una cosa nessuno di quello schieramento ha raggiunto gli avversari
LE BUGIE.

Ne ho sentite di cosi' grosse negli ultimi due giorni, ma di cosi' grosse,soprattutto su casi personali che qui evito per rispetto della privacy .
Mi sono chiesta dove potermi nascondere per non sentirle.
C'è una aggressività di fondo, una acredine, un pragmatismo oscuramente direzionato verso interessi a medio termine.
Qualcosa di inquietante, di sradicato dalla storia.
Forse, in mano loro,invece della Notte rosa qua in Riviera, avremmo avuto la scomparsa dell'Adriatico.
In una notte,nel cilindro del prestigiatore,con in cambio un 'bonus' a buon rendere.


sabato 6 giugno 2009

GARBINO ELETTORALE


A volte i miti aiutano.
Del mito del garbino in Romagna s'è detto, eccome,tanto vale non ripetersi.
Vento di terra, vento caldo,neurologicamente attivo.
Chi avesse a che fare con disturbati,se ne guardi ,dalle giornate di garbino,potrebbe evolvere tutto al peggio alla prima folata rabbiosa.
Mulinelli di foglie e sabbia che si incattiviscono, accentuazione degli stereoptipi comunicativi, relativismi culturali e frenesie ,approssimazioni a corto raggio,tirareacampare a lungo raggio.
In giornate elettorali non ci vorrebbe il garbino.
Ma.
In questo non-luogo, in questa non-città che si è ridotta Rimini,il garbino imperversa,fa tabula rasa,soffia, si infila e domina.
Si vota.
Ma.
Si deve battere Il Cavaliere affidando la città ancora a questa giunta che ha spodestato e cementificato e agito in modo clientelare per un sessantennio,con l'appoggio di tutti noi e le tasche piene di bagnini e gente che sa a mala pena distinguere un graffio da una 'O' di Giotto.
Non c'è alternativa, si deve fare cosi'.
Le tante brave persone che ci provano e dicono la loro somigliano a tante Donne Prassede di manzoniana memoria, scambiano il cielo con il loro cervellino e sorridono beotamente all'avvenire.
Chi non sa infilare un congiuntivo dietro l'altro pontifica ad improbabili 'eventi' culturali ,tra i quali anche cose degnissime che si perdono nel ciarpame.
Se all'improvviso qua arrivasse Fellini gli direbbero di farsi da parte e di iscriversi alla'Notte rosa',per avere uno spazio.
Citta' inquietante, con aggregazioni settarie,club 'privee',personaggi improbabili, incappucciati tendenti al 'noir'che se non facessere un po' paura farebbero morir dal ridere.
Regno da sempre dei 'Meeting' ciellini con diramazioni tentacolari attive tutto l'anno e appoggi fortissimi a destra e a manca.
A due passi un Impero della Finanza libera,cioe' del riciclaggio, azzurra vision di San Marino.
Ma tutto corre e tutto viene irrimediabilmente riciclato,spalmato,omologato,non solo il denaro sporco.
Le individualità forti devono rimanere marginali,pena orribili prostituzioni.
Il tanto di buono che pulsa rimane un rumore di sottofondo.

Si guarda all'orizzonte, aspettando pioggia.

giovedì 4 giugno 2009

NARRATIVA O SAPONETTE?




Avevo mandato un paio di mail a Gianni Celati alcuni anni fa, all'indirizzo ufficiale fornito da Feltrinelli.
Chiedevo parere sullo scrivere e udienza.
Alla prima rispose con incredibile gentilezza,alla seconda glisso' con un'improbabile descrizione di un suo stato di chiusura depressiva-ipocondriaca,credo per non dire brutalmente:'Non stia a rompere'.
In libertà.
Cio' nonostante, continuo ad apprezzare le uscite dello stesso sul tema della letteratura.
Per esempio, domenica scorsa è comparsa su 'L'Unità' una sua conversazione di cui sottoscrivo ogni virgola.
Titolo:'Poveri libri,smerciati come fossero saponette dai furbetti dei best-seller'.
Qui individua nella fine degli anni settanta i primi meccanismi dello scrivere come merce,della competizione tra case editrici, dell'autore come feticcio,dei controlli manageriali sulla letteratura,degli 'esperti' che riscrivono i libri per renderli piu' vendibili .
Arriva a parlare di 'genocidio ' della letteratura.
Di luoghi delle lettere tipo-Ikea.
Di' non-lingua'.
La cosa piu' propositiva della conversazione è la riproposizione della quotidianità come 'fenomeno',l'opposto di tutta la paccottiglia smerciata come 'interessante','sensazionale'.
Cito:'L'unico lavoro che si puo' fare ,in cio' che si scrive, è togliere di mezzo quell'a-priori pubblicitario,decondizionando chi legge, anche a costo di renderlo perplesso'.
Sono completamente d'accordo con Lei, professor Celati,anche se Lei non è proprio simpaticissimo.