mercoledì 18 marzo 2009

BALLA COI LUPI






















Alontano da me le immagini da fiction dell'orrore piombate -e non e' la prima volta-sull'onda della cronaca:la morte orribile del bambino di Modica, sbranato da un branco di cani randagi.
Questa ed altre,non si riesce neppure a pensarle.
Orrore.
Ma come è possibile essere arrivati a questo punto?
Chiunque conosca anche pochissimo gli animali domestici-ed il cane lo è dalle eta' preistoriche-sa che da un cucciolo ad un feroce randagio ci passa un ' enorme distanza riempita di torture,fame,vessazioni, abbandoni, crudeltà inenarrabili.
Un cane puo' anche improvvisamente impazzire, ma è cosa rara.
Come possono un territorio civilizzato, un'amministrazione arrivare ad un punto di inedia, di abbandono, di terribile indifferenza da permettere che il randagismo diventi emergenza ?
La' dove cemento e malavita e camorra e mafia fioriscono , si permette che un bambino venga sgozzato da una muta di randagi.
Ha dell'incredibile.
Nella storia lontana, solo un periodo ricorda tutto questo:lo dicevo scherzando,anni fa e mi si sorrideva dietro:l'età longobarda.
Scorrere un banalissimo manuale di storia per verificare:'..territori invasi da belve feroci,randagismo...ecc...'.
Nella storia recente, la Romania del durante e post-Ceausescu ricorda che camionette militari percorrevano il territorio per mattanze di randagi divenuti problema per gli umani.
No comment.

martedì 17 marzo 2009

SAN GIUSEPPE




Mi era sempre sembrata una sorta di disfunzione semantica, quell'accoppiata della parola 'dio','figlio -di dio' con 'falegname'.Mi riferisco alla mitografia cristiana di Giuseppe, il santo ,chiamato ad essere padre putativo di Gesu', figlio di dio.
Perche', vuoi che questi fosse indiscutibilmente amico e partigiano dei poveri della terra , degli ultimi, delle prostitute, degli storpi e dei senzatetto, ma nella agiografia popolare compariva sempre bello, biondo,alto,pieno di salute e con l'immancabile aureola dietro al capo.
Seguito da una Maria- madre giovane e devota, dolcissima ,coperta di un velo azzurro e dai lineamenti regolari e mediterranei.
E invece lui, Giuseppe, il falegname, stonato nel trio,poveretto in carne ed ossa, con il suo lavoro, le sue spalle ingobbite e un destino di assoluta oscurità.
Il classico personaggio-spalla di tutte le commedie popolari.
Giuseppe il falegname, Giuseppe l'oscuro della terra, Giuseppe il personaggio secondario.


Ricopio qui un piccolo passo da un mio vecchio racconto-di quindici anni fa circa-, 'San Giuseppe'*:
''.................
La fiamma intorno è diventata alta,il riverbero illumina le figure intorno e i nostri visi,la luce opaca,rossastra e densa,cancella le imperfezioni dei lineamenti,i sorrisi sono larghi,gli occhi brillano buoni.
Un gruppetto di uomini arriva concitato con un cestello pieno di bottiglie,è pronto il vino rosso che si beve con i dolci di casa,ci avviciniamo e qualcuno ci allunga un bicchiere di carta pieno di sangiovese.Sorseggiamo con un brindisi al mare,a noi, a questa notte.
Ma poi, all'improvviso, in una pausa del chiacchiericcio collettivo,sembra di udire un tonfo sordo che arriva dal mare,da qualche miglia di distanza,un tonfo che poco dopo è seguito da un altro simile, e poi dal richiamo della sirena del faro.
Che succede?Qualcuno sta arrivando,in questa notte cosi' prevedibile.C'è chi continua a parlottare dei casi propri,ma con un tono piu' smorzato,c'è chi tace e cerca di ascoltare,c'è chi dice la parola 'profughi'.
Ancora un tonfo sordo ed allungato dal mare,ancora la risposta della sirena del faro,come in un gioco organizzato'Gli albanesi!!! Gli albanesi!!!'Un gruppo di ragazzini rumorosi e scomposti arriva con i motorini.
'Lo abbiamo sentito dire sull'altro molo,arrivano stanotte gli albanesi'
Altri ragazzi,con motori piu' grossi, si aggiungono al primo gruppo.
'Forse non albanesi, ma curdi,o chi lo sa'
..........
Immagino il freddo dei bambini accatastati come animali spauriti,con gli occhi scuri e grandi sulla notte di marzo,perduti e mitici,brandelli di carne alla ricerca di un destino;e noi qua,un poco goffi,con i bicchieri in mano ancora semipieni di sangiovese,mentre un tonfo sordo ritorna identico agli altri,ma piu' lontano,piu' insistente e disperato.
Corre tutto intorno un brivido di disagio,umori forzati negli animi,la gramigna delle ovvieta' copre all'improvviso il cuore di molti,sembra fiorisca all'improvviso una distesa di erbacce che ci invade.
Davanti a me,appena il medico si scosta,compare una donna grassa, sulla sessantina,scarmigliata,con un fare concitato dice qualcosa,il tono alterato di una persona derubata,gli occhi lucidi,agita un braccio.
'Non saprei, signora..'azzardo una distanza,la vedo come in uno specchio,in una grossa caricatura.
............
Penso che ognuno di noi è un poco ammaliato,non del tutto protetto,defraudato in qualche modo.Il mondo intero è questa nebulosa di fumo con voci e botti che si rincorrono da un lato all'altro della costa,qualcosa di denso in una notte di attese e di bicchieri di carta,le parti distribuite a caso ai personaggi...
..............'.

*In Romagna la sera del 18 di Marzo c'è l'antica usanza del falo'all'aperto.

venerdì 13 marzo 2009

IL 'MA' CHE FA LA DIFFERENZA


Non dico della costruttiva , necessaria collocazione di flussi regolari nel movimento migrante che coinvolge il globo.Di sistemi reali di integrazione al di la' di retoriche pietiste.
Ero quasi d'accordo con la strategia delle classi-ponte, se brevi nel tempo e solo funzionali,per esempio.(un campo in cui posso dire qualcosa, in altri non mi avventuro)
Ma questo tema dello straniero mi vede solo STRANIERA.
Non è per far l'originale,ma per me i veri stranieri sono la quasi totalità dei normodotati cittadini grezzi e incolti che vedo quando esco di casa la mattina.
(.................*)
A cominciare da quelli che regolarmente esordiscono con:'io non sono razzista,ma.....'
Se non fosse feroce, la logica leghista sarebbe una delle cose piu' esilaranti della modernità.

Siur parun dalli belli braghi bianchi ,ma da dove siete scappati fuori?
E soprattutto, dove siete diretti?


*censura

martedì 10 marzo 2009

ANTICIPAZIONI


Ho in cantiere un nuovo libro, una raccolta di storie (semifantastiche) illustrate sempre dalla pittrice riminese Antonietta Bellini. Una raccolta di testi che vanno dai primi anni novanta al 2007,dieci in tutto,uscira' tra un annetto per i tipi della Societa' editrice Il Ponte Vecchio di Cesena con prefazione della dottoressa Oriana Maroni.
Se tutto va liscio, come spero.
Ricavo da una delle novelle piu' strampalate,la piu' 'futuribile'un piccolo passo sul tema della scuola.

Un gruppetto di adolescenti, bighellonando una domenica pomeriggio di un improbabile 2252, incappa in una vecchia 'memoria',contenente usanze e 'atti' del tempo che fu, piu' o meno il nostro inizio di millennio.

''....incredibile a vedersi, i loro coetanei di solo duecento anni fa,per acquisire le memorie,se ne dovevano stare almeno quattro ore al giorno seduti,tutti in fila, dietro a piccoli tavoli e ogni ora si sentiva un suono e si vedeva un adulto che seduto dietro un tavolo piu' grande parlava e gesticolava e spesso sbraitava. Ma come potevano fare i loro piccoli progenitori ad acquisire le memorie standosene incastrati come tanti sacchetti di sabbia?
Se lo chiedevano e non riuscivano a trovare una risposta e intanto la pioggia stava un po' dirandando.
Il mondo era veramente incredibile, in quel lontanissimo, curiosissimo inizio del millennio...
-E poi guardali, guardali!!!!-si era messo a gridare all'improvviso Miro,-....sembra stiano tutti aspettando qualcosa...qualcosa che deve scoppiare...-
-Si', si',-aveva incalzato Aura-sembra che abbiano un pallone gonfio di gas sulla testa..-
-...oppure un ordigno a orologeria nascosto sotto ai banchi.....-suggeriva Gico.
E infatti cosi' era,l'espressione di quei loro coetanei,lontani antenati,lasciava intendere che qualcosa stesse succedendo,come se tutto quello che si vedeva fosse una messinscena che doveva camuffare l'inquietudine dell'attesa....-

domenica 8 marzo 2009

GRAZIE ALLA VITA


'' Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato due soli,che quando li apro
perfetto distinguo il nero dal bianco
e nell'alto cielo lo sfondo stellato
e in mezzo alla folla l'uomo che io amo.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato l'udito che in tutto il suo raggio
sente notte e giorno urla tivu e radio
silenzio,vetri rotti,risate e pianto
e la voce dolce del mio bene amato.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il suono e il vocabolario
con lui le parole che penso e declamo
madre amica sorella e sole illuminando
e la via dell'anima di chi sto amando
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato i piedi che sto trascinando
con loro ho guardato cittadine e fango
laghi neve deserti monti e mare caldo
e casa tua il tuo vicolo la strada e il parco
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il cuore che agita il suo passo
quando vedo il frutto del pensiero umano
quando vedo il bene,dal male lontano
quando vedo in fondo al tuo sguardo chiaro
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
cosi' io distinguo bacio da cuore infranto
e i due materiali che fanno il mio canto
ed il nostro canto che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio stesso canto''

(Violeta Parra, 'Grazie alla vita')

giovedì 5 marzo 2009

DEI MATRIMONI MISTI,ovvero, MOGLI E BUOI..


Dove stanno tutti questi matrimoni misti?
Piu' o meno come negli anni cnquanta,al tempo del 'rock an' roll'
Il rivierasco che sposa la svedese,la laureanda spagnola che convive con l'architetto messicano...mah.
Se è vero che siamo nel tempo della transizione, dell'avvenuta globalizzazione, del tuttopossibile, degli spazi aperti, ecc...poca roba.
Almeno quello che vedo al momento, forse per mancanza di frequentazioni.
Intendo ,ovviamente, matrimoni giovani, non regolarizzazioni di vecchie convivenze alle soglie dell'ospizio.
Dunque.
Intanto, di misto vedo pochino perche',anzi, mi sembra avvalorato ogni giorno che passa ,sempre di piu', l'adagio popolare 'moglie e buoi dei paesi tuoi'.
Laddove il 'paese' si puo' allargare a 'casta', 'ceto sociale', 'portafoglio dei genitori' via via fino a 'stesso dialetto'.
Lo confesso, quello che vedo è un moto primigenio di accomunamento tra simili, per estrazione e archetipi familiari.
Mi pare che i giovani, quelli che avanzano il 'terribile' passo-consapevoli anche del 'chissa' se durera'?- si direzionino sul sicuro, cioè sul poco faticoso, sull'immediatamente riconoscibile.
Ne escono piccoli cerchi concentrici monogamici, garantiti da abitudini ataviche.
Di rischi,apparentemente pochissimi, almeno all'inizio.
D'accordo che fuori dal salotto o dal piccolo riparo del caffelatte mattutino, la tribu' balla,il precariato è un luogo della mente prima che uno 'status', il fragile recinto domestico subisce contraccolpi da ogni lato :sara' proprio per questo paradosso,il tutto e il minimo mal assemblati, che ,tutto sommato,anche le famiglie del futuro possono correre il rischio di essere costruite sulla paura.

lunedì 2 marzo 2009

SENTIERI DELLA FISICA


Auguri di buon lavoro e complimenti agli insegnanti del Liceo Scientifico 'Alessandro Serpieri' di Rimini per la bellissima iniziativa,'SENTIERI DELLA FISICA'( 'E quindi uscimmo a riveder le stelle'),organizzata in occasione del'anno mondiale dell'astronomia,questo 2009.
Presa dalle pesantezze del quotidiano, non so se riusciro' a partecipare a qualcosa, certo mi piacerebbe.
Voglio ricordare un aneddoto che mi racconto' la mamma di un'amica scomparsa la scorsa estate,un'anziana docente di matematica.
Durante gli anni della seconda guerra mondiale, l'Ateneo bolognese vantava studenti di matematica e fisica bravissimi,casi addirittura d'eccezione.
Provenienza?
Il vecchio, provinciale Liceo Serpieri di Rimini.
Aria buona, aria di mare, che faceva fibrillare i neuroni cerebrali, individuare sistemi ed equilibri .
Viva la fisica,meraviglioso mondo aperto davanti a noi,grande quanto la volta stellata.