domenica 6 gennaio 2008

MASCHERE ANTIGAS


Che vergogna,si ha poca voglia di spendere energie per questa nostra Italia,davanti a temi come questi delle discariche in Campania.
C'è poco da sofisticare, vecchie memorie di letture anni settanta davano segnali di previsioni certe. Il problema dello smaltimento dei rifiuti sarà un punto -chiave per interpretare il nostro pianeta-recitavano.
Mi chiedo come sia possibile che in un piccolissimo centro della Romagna, Sogliano sul Rubicone, dai rifiuti ci abbiano ricavato l' oro, un welfare per i pochi residenti degno di sistemi svizzeri.
Non è un problema tecnico, quello dei rifiuti campani, è un problema politico. Camorra ,ndrangheta, boss, cupole,mi vergogno di essere italiana. Ed ho un'ulteriore inquietudine sottopelle: anche qua, a casa mia, a Rimini, girano sistemi malavitosi:bancari, di riciclaggio, 'mani sulla città', microcriminalità organizzata,ecc...
Nella provincia del mondo, dove tutto deve essere 'normale', appetibile, vendibile, rasserenante gira di quel fradicio,di quel genere che tutti sanno e nessuno sa documentare ma è certo che c'è.
No, si ha poca voglia di essere 'anime belle', e avevo appena detto su questo blog del mio nuovo libro,è chiaro che per queste iniziative totalmente gratuite, 'a perdere', ci vorrebbe almeno un po' di aria buona da respirare,attorno.
Gia' è difficile, infilare un lavoro 'extra' tra le fatiche quotidiane, crederci in modo adulto.

Ci vorrebbe-oltre ad un amico ad ogni angolo, come recita la canzone-ossigeno in giuste dosi .
Che ti facesse andare con leggerezza.
E invece ,per uscire di casa, occorre la maschera antigas


sabato 5 gennaio 2008

PANE A COLAZIONE


D'accordo che il popolo vuole brioches surgelate, ma questa volta ho da offrire solo pane a colazione, cioe'
'PANE A COLAZIONE',romanzo, che ho pubblicato per i tipi di Giraldi Editore di Bologna.
Nelle librerie dal 14 gennaio.

Cosa dire in un blog?
Ricopio una scheda di presentazione.

'Si puo' leggere come una trama che si dipana nell'ultimo secolo e si affaccia al nuovo millennio.
Si puo' leggere come la ballata di un giovane amore che non sa morire.
Oppure come un canto di nostalgia,corale, tratteggiato a tinte pastello dalla provincia italiana ai tetti di Gerusalemme,passando per Parigi e per una misteriosa cittadina del Nord Europa.E si ha l'impressione che con l'ultima pagina ci sia solo una pausa,che la narrazione possa riprendere alla prima occasione.Che sia possibile, in un futuro dai contorni incerti, percosso da brividi di inquietudine,continuare a parlare di sentimenti,di destini, di giovani eroi '

Trama:

In una mattinata qualunque dei nostri tempi,in una cittadina della pigra provincia italiana,si incontrano dopo tanti anni due vecchi amici,Giovanna e un prete, don Marco.
Il loro incontro si protrae in lunghe passeggiate nei luoghi della città-identificabile,tra le righe,in una Rimini ripulita dalle orde turistiche e lontana dalle immagini dell'ultima modernità-nella prima parte del libro e riporta i due personaggi al loro passato,remoto e piu' recente,delineando in controluce la storia d'amore di Eli e Clara,due vecchi amici di entrambi.
Clara, che anche don Marco ha amato,non riuscendo a vincere il conflitto-che in lui si è fatto negli anni male di vivere-tra il suo 'io'reale,appassionato e vitale e la sua ideologia religiosa;Eli,,affascinanate giovane ingegnere israeliano.
Si inserisce poi vivacemente nel racconto,con un ritmo piu' veloce,la vicenda di Marina e Luca:figli della precedente generazione,ad essa stretta da legami parentali ed affettivi,ma proiettati verso un futuro incerto e tutto loro,alla ricerca di loro stessi e di una propria definizione.La loro vicenda scorre tra luoghi geografici diversi e riapproda, in un finale momentaneamente lieto,a quella provincia pigra in cui si era aperta la narrazione.
La ricerca del padre,che muove Marina,-che in questo caso è rappresentato in modo quasi mitico dall'affascinante Eli- è uno dei motivi'forti',insieme alla domanda filosofica sul senso dell'esistere,sempre presente tra le righe,che pare trovare risposta nella figura di un lontano parente di Giovanna,evocato come esempio di equilibrio ideale ed umano.In lontananza,accennato a tinte pastello,pulsa il mondo,con i suoi conflitti inevitabili e le sue sofferenze.E su tutto,mentre il tempo scorre e tesse la sua tela,ponendo le generazioni inevitabilmente a confronto,scivola l'eterno canto dell'amore ideale,sempre inseguito, mai raggiunto.

martedì 1 gennaio 2008

VIVA ZAPATERO



Mi è piaciuta la dichiarazione d'amore di Zapatero alla moglie, comparsa ieri sui quotidiani, pareva sincera e appassionata.
Viva Zapatero.
Ma confesso che mi sono piaciute anche le immagini di Sarko e la Carla Bruni, randagi per la Valle del Nilo. Senza riflessioni , ovviamente, come se vestissi i panni di una esperta di 'gossip' internazionale, di quelle che fotografano l'attimo. Amore, libertà, gioia di vivere e l'attimo che fugge. Del diman non v'è certezza. Mi piacevano e li invidiavo anche, un po',per quella carica si sensualità che emanavano le loro immagini.
Invece Zapatero parlava di certezze, di contratti affettivi a tempo indeterminato, lui, il difensore strenuo della laicità dei diritti.
Del resto con gli stranieri continuo ad intendermi a meraviglia, anche a distanza.
E se butto giu' due o tre conti, tra i miei amici e conoscenti,quell'ormai ristretto manipolo, campeggiano gli stranieri,potenziando le gia' confuse origini familiari.
Da parte paterna, uno stuolo di emigrati in Brasile, fine ottocento, poi in parte rientrati, con tutto il carico di leggenda che uno immagina.
Piu' recente,un secondo cugino, ricercatore oncologo di fama internazionale negli States,la' naturalizzato con discendenza .
Da parte materna, parenti naturalizzati a Buenos Aires, Argentima, dagli anni trenta del secolo ventesimo.Esther,cugina della mamma,ormai settantenne, compare periodicamente a Rimini.
Poi una zia praghese e un legame parentale quarantennale con Praga, la Moldava,il gulash,quel buon soldato Sve'ik ,eccetera.
Amici:vecchissimi amici scozzesi, continuano a scrivere le figlie; M.N., iraniano, sposa una vecchia amica di liceo,naturalizzato riminese,mio marito è anche stato con lui in Iran, qualche anno fa,persona splendida,lavora nel turismo come dirigente;M.H, irlandese,ingegnere delle fibre ottiche, marito di un' antica vicina di casa,con un carrello di titoli letterari-si sa, gli irlandesi non li batte nessuno, con la letteratura-quante ne avrebbe da dire, su noi italiani -e parlare con lui di Shakespeare o di Joyce è come andare a nozze.
Questi i piu' stretti,poi ne ho altri.
Con gli stranieri ci si capisce in un attimo, anche se si capisce male la lingua. Veloci, sintetici,liberi da impaludamenti cronicizzati.
Noi italiani-'noi'?- siamo bizantineggianti e bigotti, odoriamo di sagrestia e di mafia.
Quando lavoravo in un istituto a sfondo linguistico-turistico speravo di migliorare almeno il mio vecchio inglese,se non di diventare poliglotta,invece ho seguito per anni la sintassi dei pettegolezzi nostrani.
Volete che non sappia che ognuno ha i suoi limiti e che è facile veder bene l'orticello altrui, da lontano?
Che per esempio nel nordeuropa bevono un sacco. Ma si sa ,e lo sanno anche loro. Del resto, 'nemo profeta in patria' .
Pero',per una che ormai viaggia pochissimo come me-forse mi rifaro', tranquilli-, questa sensazione di grande familiarita' e naturalezza con gli stranieri è bella.
-Spanish?-continuava a chiedermi a Praga, un agosto di dieci anni fa ,un gioielliere vicino alla Piazza vecchia, quella dell'antico Municipio con l'orologio, quando io continuavo a chiedergli il prezzo di un paio di splendidi orecchini , con quelle loro granatine rosse, anticate.
-Spanish?-
-No, italiana,-rispondevo io,mentre pensavo se potevo permettermi l'acquisto, e mio marito aggiungeva tra i denti:-Ecco, ti riconoscono anche qui-

domenica 30 dicembre 2007

C'E' UN TEMPO


C'è un tempo per piangere , e un tempo per ridere, un tempo per la disperazione e un tempo per la speranza.
Dedico ad un tempo che penso di grande speranza e a due persone questi miei auguri per il 2008.
A due giovani:
Bilawal, il figlio diciannovenne di Benazir Bhutto, assassinata alla fine di dicembre 2007 in Pakistan.
Non voglio ,per ora, sapere niente di lui,ho paura che mi deluderebbe,so che in quella sua collocazione, alle sue spalle, tessono i fili della politica , della diplomazia e degli intrallazzi internazionali.Non so della sua vita,ne' dei suoi pensieri.
Mi basta quella faccia, e quella frase, che cade come un botto di pace,in cui nomina la democrazia.
Il mondo ha bisogno di miti, e ai giovani eroi non si chiede altro che di fare la loro parte,in momenti in cui anche l'angolo piu' insignificante della terra ha bisogno di loro.
Dai miti desiderati e necessari a volte occorre stare ad una certa distanza,altrimenti si sciupano.
L'altro giovane è Giuseppe Demasi, anni ventisei, la settima vittima dell'incendio della fabbrica torinese.
Neppure di lui so nulla,solo che aveva un anno in piu' di mia figlia e che è morto bruciato vivo,dopo ventiquattro giorni di agonia. E' morto sul lavoro alla fine del 2007,in Italia.
Di lui vorrei pensare una cosa, e soprattutto dirla a tutti quei signori paludati di certezze,cappe sante ed ambiguita':vorrei che per lui esistesse un'aldila' di felicità ,una bella terra felice in cui godersela.
Non credo che esista, non sono sicura neppure del contrario, ma se un giovane muore cosi', una qualche direzione la storia la deve pur avere.
A tutti quelli che van cianciando di dio,e di etica, e di morale, che telefonano al loro dio su linee privilegiate, fatte apposta per loro, e tengono partite iva di entrate e uscite di messaggi dal cielo,dico di guardare questi due giovani,bene ,in faccia e di consumare ,nell'interpretarli, tutte quelle energie e quelle parole che di regola buttano al vento ,causando solo grandi fastidi a chi è costretto a seguirli.
Ma anche ai responabili degli uffici di marketing e soprattutto ai loro capi,quelli che costruiscono a tavolino immagini generazionali e a fine settimana vanno a sfangare la noia sui loro panfili o nei loro festini 'privee'- e loro ,almeno, lasciano in pace dio , e quando qualcuno di loro sprigiona sex-appeal e lascia intravedere un briciolo di cervello ci fanno anche una bella invidia, lo confesso.-
Buon 2008 a tutti, di cuore.

sabato 29 dicembre 2007

CARTOLINE DA UN FUTURO


Penso ad un futuro possibile,per esempio tra cento anni, un fine dicembre 2107.
Immagino alcuni titoli.
FAMIGLIA
La famiglia mononucelare, monogamica, sara' stata sostiutita da unità territoriali di convivenza, ordinate da sistemi amministrativi che riconosceranno i diritti civili acquisiti.Chi fosse affezionato al vecchio 'modus vivendi', lei, lui ,l'ipotetica prole, potra' avere opportunita' di integrazione
SCUOLA
La vecchia scuola di stampo ottocentesco, quella che permane tuttora,avra' ceduto il passo a sistemi di formazione articolati,di auto-apprendimento e di auto-formazione.Impostati in gradualità e mobilità, in spazi e tempi diversi.
I modelli di massa-le classi.gli organici,ecc.-sopravviveranno finalizzati all'educazione alla cittadinanza(la vecchia 'educazione civica,tradotta in imperativi assai elementari: 'pulite quando usate il bagno','non parlate in trenta alla volta' 'non fate lo sgambetto al compagno, che' potrebbe battere la testa','guardate, questo è un banco e non una caramella',ecc)
MEDICINA
Sara' avviata una diagnostica virtuale,tutta fondata su sofisticati sistemi di soft-ware,per ridurre al minimo l'invasività degli interventi..
Equipe di ricercatori e di scienziati avranno ,con sforzi eroici, resa pubblica l'idea che non esisite una medicina che non consideri l'ambiente.
Orde di 'lobbies'professionali e farmaceutiche saranno in perpetua sommossa.
PSICOLOGO
Sara' un servizio 'a-la-carte',diffuso in modo capillare ed in tempo reale nelle diverse situazioni.Lo psicologo dei centri commerciali, lo psicologo dei luoghi di divertimento,lo psicologo delle agenzie di credito, ecc....
Chi controllera' la sanita' di questo esercito di psicologi?
Sistemi di controllo statali, o anche organismi autoeletti, in assemblee periodiche, da unità territoriali.
Sempre di piu' l'ordine professionale degli psicologi, fara' suoi motti della serie:'Lascia stare il can che dorme', oppure:'Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino', e interi vademecum di consigli sul saper vivere:'Non uscire nelle correnti se sudati', 'Non stare al computer dopo pranzo',ecc.ecc...
RELIGIONE
Sara' il trionfo delle sette.
Le tre grandi religioni monoteiste continueranno a cercare di andare d'accordo, con risultati scarsi
POLITICA
Affidata a tecnici, superato il vecchio impaludamento ideologico, nel bene e nel male.Spesso i super-tecnici saranno dei perfetti****,e continuera' ad esserci chi non ci casca.
CEMENTO E RIFIUTI
Non sapendo dove smaltire ne' l'uno ne' gli altri, saranno avanzate gare d'appalto con ricchissimi premi.
Vincera' in assoluto chi risolvera' l'antica sciarada:'Dove va la nostra immondizia?'
POVERI E RICCHI
I poveri saranno sempre di piu' e sempre nuovi.Controllati dalle stanze dei bottoni secondo l'antico adagio'panem et circenses', che vuol dire 'come organizzare il rincitrullimento di massa'.Sara' guerra tra i grandi net-work del divertimento a tutte le ore.
VECCHI
Pochi vecchi aristocratici ,detentori della memoria storica, saranno tutelati da sistemi statali di mantenimento.
Raffinatissime indagini, elaborate e complicate tavole rotonde avranno resa popolare la vecchia massima degli ottantenni frequentatori di osterie, che una civilta' non esiste senza memoria.
Focolai di terroristi cercheranno di diffondere virus di alzahimer
INCAPPUCCIATI
In realta' il potere reale sara' in mano a conventicole di incappucciati(e per fortuna saranno incappucciati, altrimenti che gran brutto spettacolo quelle loro facce!)che creeranno dietro le quinte i trambusti necessari e gli 'scoop'utilizzabili al fine del proprio automantenimento.
IDEOLOGIE
Dopo le ideologie forti, dopo il pensiero debole, dopo gli'ismi' e i 'teo'eccetera, vigerà il vecchio motto di Rossella O'Hara, da 'Via col vento':'Domani è un altro giorno'

venerdì 28 dicembre 2007

ERA SOLO IL 2003


Era solo il 2003, era di marzo e c'era da tempo lo spettro della guerra in Iraq.
A scuola se ne parlava molto, eravamo un gruppo di buoni amici, ed era venuta fuori un'iniziativa che chiamavamo'antologia della pace'.
Non era che un'occasione per riflettere, chiedersi in modo naturale, semplice ed urgente, il perche' della guerra nella storia, e insieme cercare di capire 'questa' nostra storia, la nostra contemporaneità.
Ci siamo voluti molto bene,con quel piccolo gruppo di amici, ancora ci vediamo ,per una pizza, o per scherzare di noi.
E intorno i ragazzi capivano che facevamo sul serio, non c'erano ne' 'se' ne' 'ma'.
Un tentativo approssimato ma da protagonisti, e mentre io curavo un piccolo libriccino, sapevo che era quello il modo giusto per dire parole,assemblare punteggiature, tirar giu' periodi in quella situazione e in quel momento.
Era solo il 2003, e intorno c'erano i cortei per la pace. Pacifisti, qualunquisti,ingenui, quello che ti pare, ma se ne parlava.
Un mio vicino di casa, un signore di origine piemontese e di fede evangelica-il figlio, naturalizzato americano,con moglie americana e filo-Bush ,-discuteva di questa storia della pace sul cancello di casa quasi ogni giorno.
Se ne parlava.
E quando a scuola , in un'assemblea d'istituto,-accaldata,sentita, con alcuni colleghi che-ahime' avevano capito quasi niente, e chiamavano fuori per finire le interrogazioni del quadrimestre i piu' somarelli,senza aspettare un altro momento piu' opportuno -venne a parlare un ragazzo che aveva fatto il servizio civile nella ex- Jugoslavia, io gli dissi che non condividevo niente di quello che diceva e faceva,che la vita,con quelle premesse fragili, lo avrebbe inquadrato in un opportunismo bieco.
Pero' se ne parlava.
Da quel 2003 ad ora sembra siano passati almeno cento anni,anzi molti di piu'.
Cento anni di fatica a vivere nel sociale, di necessità di cautele, di terra arida intorno,di timori guardinghi e di sistemi difensivi.
Ma cosa ci hanno fatto in meno di cinque anni?
Quanto letame, quanta inedia, quanta nullità,quanta ragionieria del 'meno peggio' ci hanno buttato addosso?
Gli ambienti si sono rimpiccioliti,campeggiano i piccoli capetti mediocri,la burocrazia della banalità, il mondo, paradossalmente ampio, vicino, fruibile,'internettizzato', si è fatto un fantasma vagante, e ci arrivano echi di deflagrazioni, cronache di mutilazioni, fino a quest'ultimo eccidio di ieri in Pakistan.
I cronisti recitano tra un botto e una canzonetta che sono in gioco gli equilibri mondiali,ma basta fare 'zappig' sulla 'pruderie ' di turno che pare sentirli aggiungere:' scusate,ci eravamo sbagliati, falso allarme,continuate tranquilli lo shopping'.
Entrano nelle nostre case i brandelli di un'epoca storica che pare non ci riguardi piu'.
Ci arrivano dai 'media' e noi registriamo inebetiti.
Finite le feste, torneremo a dirci la nostra noia, la nostra stanchezza,e le nostre piccole strategie per sopravvivere.
Per fortuna sono spuntati fuori questi blog.
Ma non basta.Ma cosa ci hanno fatto?Chi ci ha ridotto cosi'?

mercoledì 26 dicembre 2007

AUGURI A MARGHERITA




Auguri a mia figlia Margherita, che nasceva il 26 dicembre di venticinque anni fa