giovedì 23 aprile 2009

EVVIVA I NOVANTENNI




Non arrivano alla Rita Levi Montalcini, non sia mai, ma i novantenni che conosco e sono rimasti lucidi sono uno splendore di allegria, una guida per il futuro, delle vere promesse.
Intanto,mi tirano su il morale perche' capiscono sempre al volo, prima che parli, addirittura le intenzioni, e vanno avanti, proseguono tenendo diritto il filo.
Guardano lontano e interpretano con ottimismo.
Neanche uno depresso,semmai leggermente inc....
Siccome sono gli altri che ci rivelano a noi stessi,ecco, i novantenni mi rivelano a me stessa proprio bene.
Senso della storia, intatto.
Individuazione dei meccanismi del vivere,lucida.
Creatività e fantasia,alla grande.
Coraggio, da vendere.
Per esempio, i vecchi ex-insegnanti novantenni o giu' di li':
Dici:'Libertà di pensiero' e gli si illuminano gli occhietti.
Dici:'Rischio creativo, anche per gli adolescenti', e sono tutti un battere di ciglia.
Dici: 'Futuro' e ti organizzano una trama perfetta di splendidi progetti.
Dici:'Autostima' e ti fanno sentire una principessa
Dici:' Memoria', e partono con la potenza dei ricordi
Dici:''Paura del nuovo' e ti arriva uno scappellotto.


Non fatemi dire che dai novanta in giu', invece...








mercoledì 22 aprile 2009

DAGHERROTIPI URBANI /3,GIUSEPPE MAIOLI ,geometra e umanista


Giuseppe Maioli (1899-1972),geometra e umanista riminese, aveva sposato una cugina di mio padre, Anna.
Anna Maioli, una donnina attiva e coraggiosa, che aveva messo in fila otto figli, quasi tutti poi cresciuti all'ombra del campanile, come si diceva con scanzonata simpatia a casa mia.
In questo momento in cui a Rimini si discorre alla grande di progetti urbani e si chiamano in campo le migliori 'archistar' del sistema, ricordo questo genio del Novecento, discreto e schivo, che non ho personalmente conosciuto.
Portai per quattro volte le classi un po' scalcagnate di un istituto per geometri riminese a vedere una mostra che la Biblioteca Gambalunghiana gli aveva dedicato tre anni fa.
Una mostra raffinata e prestigiosa, che evidenziava un profilo professionale alto, sospeso tra modernità e rimandi classici.
Dalla 'lettura' dei suoi progetti si evinceva un'immagine di città ariosa, lineare, sospesa tra la marina e l'entroterra.
Rimandi architettonici alle costruzioni di alta qualità storica ripresi in forma creativa, con prospettive di rivisitazioni moderne ma sempre equilibrate e rispettose degli spazi e del territorio.
Una Rimini ampia, luminosa, con una geometria aperta e intuitiva.
Di lui, anche fotografo, era comparsa per alcune settimane nella città l'immagine in bicicletta, con una fascio di fogli sottobraccio.
Forse avrebbe dovuto crescere una 'scuola',da quelle sue intuizioni di equilibri tra spazi aperti/chiusi, di luci e ombre, di abitato/ deserto urbano.
Giuseppe Maioli, geometra e umanista riminese del secolo ventesimo.

martedì 21 aprile 2009

DAGHERROTIPI / 2


Vittorio Novara(1897-1972) e Virginia Bianchi(1901-1965) erano i miei nonni materni.

Di Vittorio conservo ancora un ritratto a olio che gli feci in seconda liceo, mentre se ne stava tranquillo sul dondolo,con quel suo strano profilo da gatto:la prima Grande Guerra gli aveva tolto lo stomaco,da militare ;con la seconda, per una granata, aveva,da civile, perduto la parte inferiore del mento.
Durante la prima Guerra,poco piu' che bambino, lo avevano insaccato in una divisa e mandato in prima linea, si era fatto due anni di trincea e Caporetto,cosa per cui si merito' poi l'onoreficenza di Cavaliere di Vittorio Veneto.
Il 'Cavaliere', lo chiamavamo per ridere.
Lui invece era un mite,un 'filosofo', con un'intelligenza matematica, una memoria di ferro e il gusto per le sciarade.
L'unica volta che in vita sua fece il 'duro' fu quando si ostino' a non firmare l'adesione al Fascio, nonostante le dosi abbondanti di olio di ricino, cosi' che l'Amministrazione delle Ferrovie lo 'consiglio'' di andarsene al confino in un paesello dell'Abruzzo, con i tre bambini e la moglie che tossicchiava.
Del resto anche Virginia non aveva voluto dare la sua fede d'oro perche' fosse fusa per la gloria dell'Impero, come avevano fatto quasi tutte le donne della borgata.
Lei aveva forti nostalgie di signorilità, che mal governava, minata nel fisico per gli stenti.
Della cucina sapeva l'arte squisita e delicata, niente di romagnolo di tradizione, magari qualcosa di vagamente francese.
Di lei ricordo la sera di un Sabato di Pasqua, con le campane della chiesa del borgo sciolte,dopo le undici,e quel suono sopraffatto dai gorgheggi di Tosca,mentre uccideva Scarpia, che andavano e andavano, nel disordine dei cibi,sui fili di un impianto domestico.
La sua vita era stata piena di slanci,pur nella miseria dei giorni.

domenica 19 aprile 2009

DAGHERROTIPI


Luigi Balducci (1890-1922) e Sanmarini Pia(1894-1977) erano i miei nonni paterni .
ll nonno Luigi non l'ho conosciuto.
Morto a trentadue anni per le ferite riportate dalla Prima grande Guerra,aveva lasciato due figli maschi,di due e sette anni e una giovane vedova di ventisette anni.
La nonna Pia,che era sopravvissuta al terremoto che colpi' Rimini nel 1916, all'epidemia di spagnola del 1918,,alla solitudine, alla fame e alla vedovanza ,sopravvisse anche alla 'bonta'' dei parenti e dei parrocchiani che volevano,giovane,bella e sola, toglierle i figli.
Non li aveva dati a nessuno e aveva combattuto la sua battaglia lavando i panni ai signori di Rimini, lungo il canale,finche' lo Stato le riconobbe la pensione del nonno, ferroviere.
Bella , selvatica e fedele,raccontava a me, bambina, che ogni sera chiedeva al nonno dove se ne fosse andato.
Ricordo il senso di sicurezza e di pulizia che mi comunicava.
Ricordo i suoi lunghi racconti, come libri pieni di meraviglie.
Ricordo il suo acquattarsi,come un gatto selvatico, fuori dal mondo,che intanto le scorreva davanti,anno dopo anno.
Ricordo quando mi chiese di portare a ritoccare due vecchie fotografie di lei e del nonno nello studio fotograffico Villani, in Piazza Santo Stefano a Bologna,erano i primi anni settanta.
A Bologna avevano curato per qualche anno il nonno,permettendogli di vivere fino a dopo i trenta.

sabato 18 aprile 2009

VIVA LE MARGHERITE




Se cerco un'immagine di speranza, immediata e sensibile,un'idea positiva che navighi su questo tempo scassato,mi si para davanti un grande campo di margherite.
Alla larga gli ideologi/contrabbandieri della new-age, che adesso mi direbbero che sotto di me scorre energia positiva.
Alla fine del valzer si sopportano quasi meglio i cattolici falsetti e opportunisti,almeno un sorriso riscaldato te lo offrono sempre e con due barzellette li sistemi.
I 'nuovi' ideologi,tutti messi insieme in un bel mazzo,in un lunghissimo elenco, arrivando alla nostrana, ruspantissima Wanna Marchi ,personaggi di un'età di decadenza, riempiono non solo le salette delle estetiste, ma anche i corridoi di scuola, gli pseudo ambulatori,le palestre,le pizzerie.
Lievitano,in un pullulare forsennato di balle.
Dicevo delle margherite.
Caparbie, piccole gemme lucenti,oro e madreperla,popolari e regine.
-M'ama,non m'ama-dicevamo da bambine, sfogliandole,per ore e ore,con gli occhi lucidi e fantasie di amori possibili,intrecci e reti del cuore che andavano dipanandosi verso il futuro.
Loro, le piccole stelle dei prati di città, reggono agli urti del cemento e dei gas,si insinuano nelle crepe della terra e la smaltano di meraviglia.
Vincono coraggiose,riescono a non ingrigire delle polveri che tutto invadono.
Ad una certa ora del giorno chiudono i piccoli petali sottili,si assopiscono,per poi riaprirsi smaglianti appena i primi raggi del mattino stiepidiscono l'aria.
Stanno bene sulla terra,libere e al massimo nei mazzetti che fanno per gioco i bambini.
Ecco,l'immagine dei bambini con i cestini di margherite è proprio nostalgia pura,consideriamola solo per un breve attimo.
Viva comunque le margherite,e non mi si dica che faccio propaganda politica, a quei signori li' proprio non pensavo,accidenti ai possibili fraintendimenti.


giovedì 16 aprile 2009

DIVERSAMENTE ABILI


Nella moria della mia generazione,ringrazio il cielo di essere sana-per ora-e ancora in piedi.Ho sempre avuto un po' il mito salutista,lo confesso, ma per ora non ne sono stata punita,anzi.
Sono qua con le mie ubbie, ma in piedi.
Eppure,anche nella piena giovinezza,chiunque fosse diversamente abile mi commuoveva.
Ho nascosto lacrime,sulla spiaggia,al mattino presto, al passaggio di quei genitori che accompagnavano figli in qualche modo'diversi',li pensavo subito come doverosamante in prima fila,con assoluta precedenza, di un qualche futuro riscatto.
Tanto altro, ancora,che qui non dico.
Credo che nei diversamente abili che si inseriscano in qualche modo tra i 'normali' ci sia una forza e una speranza fuori dal comune, non è retorica. Naturalmente la cosa deve avvenire al di fuori di una mistica,anzi,con leale spregiudicatezza.
E con ironia, ma ridere di se' è un'arte che pochi sanno davvero, quando c'è da giocare nel vivo delle cose.
Cosi', guardo con pena alla decadenza che questo motivo sta subendo in questi ultimi anni.
E considero che la debolezza,l'incidente di percorso, stanno diventando motivo di esclusione,sempre di piu'.
Gli ormeggi si stanno mollando malamente.
Alla scuola si chiedono insegnanti con i muscoli,un piccolo esercito di potenziali'diversamente abili' sta mollando, si rinchiude nel suo bunker,avanza chi urla di piu', chi sa dire due robacce non giustificate,chi resiste.Anche l'intelligenza rischia di essere una disabilita'.
Ai ragazzi si chiede una monotona mediocrità,purche' non disturbi.
La delicatezza del sentire è un pericoloso elemento spurio.
Quando poi il problema nei ragazzi è 'certificato',cioè oggettivamente misurato,
la macchina di dubbio gusto dei cosiddetti' servizi sociali' manda avanti personaggi poco qualificati,che in genere fanno solo un granpolverone .
Nessuno me ne voglia ;anzi,magari qualcuno si offendesse davvero .
Sono necessarie piccole trame di curiosità e allegria,che avanzino e imbriglino il meccanismo,un po' di vitale confusione,un protagonismo reale di detti soggetti.
Ma anche una ecologia degli ambienti,perche'non tutti coloro cui manca un arto possono essere Pistorius,per correre in libertà.

mercoledì 15 aprile 2009

MOSTRI DEL XXI SECOLO


Uno dei mostri piu' terribili del XXI secolo è l'adolescente con il 'sano' senso del realismo.
Vecchio anzitempo,ripete vecchi luoghi comuni che ormai neppure piu' i genitori, scafatissimi o disorientati, sanno dire.
-la vita?-
-l'importante è il proprio tornaconto-
-aiutare un amico?-
-purche' non ci rimetti del tuo-
-l'amore?-
-tutte balle, non esiste-
-i migranti e chi bussa alla tua porta?-
-che stiano a casa loro-
-i professori?-
-basta che sappiano farsi valere-
-gli ideali(solidarieta',rispetto dei deboli,collaborazione )?-
-sogni di chi ha del tempo da perdere -
-la legalità?
-frottole, si sa come va-
Eccetera.
L'adolescente con il 'sano' realismo addosso ha la terzana dell'opportunismo,coglie del mondo gli spizzichi e i bocconi del tirare a campare,ha l'incedere del cinquantenne frustrato e l'occhio del capomastro che 'copre' l'imprenditore perche' gli conviene e perche' cosi' si fa.
Mia madre, donna di intelligenza raffinata, diceva sempre che questi soggetti, prima o poi, avrebbero combinato guai irreparabili per se' e per gli altri.
E tutto sommato non conosceva quelli dal novantaquatto(1994) in qua.
Ora avrebbe ottantatre anni, e sarebbe una vecchia lucida,di coraggiosa intelligenza,curiosa e leggera.
Anche spietata, a modo suo,cioè inerme davanti alla realta', e costretta alla difesa.