venerdì 30 gennaio 2009

RIMINI/LEFEVRIANI


Cosa ci fara' un prete lefevriano negazionista e allucinato a Rimini, in una località di campagna detta 'Spadarolo', a capo di una improbabile 'fraternità'?
Ma come ci sara' arrivato, attraverso quali percorsi esistenziali, ufficiali , geografici,incappucciati e palesi?
E perche' ce ne accorgiamo solo ora,dopo le ultime battute-shock comparse sulla cresta della cronaca in tema di Shoa?
Adesso che ci penso la mamma di una mia amica con l'Alzahimer aveva detto anni fa che da quelle parti celebravano messe un po' 'particolari'.
Ma gli anziani ne dicono tante.
Dunque, ci mancava solo costui, a completare il panorama di questa città che non ha il verso.
Chiunque ascoltasse, di prima mattina, il gazzettino radiofonico regionale, dopo le news di Parma, Modena, Bologna, Ferrara, capirebbe.
Quando arrivano quelle da Rimini il 'senso' impazzisce.
Tutto si fa rocambolesco, talmente esagerato da parere non vero, un sogno.
Ma torniamo all'individuo.
O è un povero pazzo con manie religiose oltranziste,cosi' come ce ne sono tanti :ricordo, della mia infanzia, uno strano personaggio soprannominato 'suor ramarro':era una donna di mezza età, che si credeva investita da una missione moralizzatrice dei costumi, e andava in giro a strappare manifesti dove comparissero immagini non adatte,secondo lei.
Era vestita di verde,con una strana mantellina , livido il volto, strette le labbra,vuoti gli occhi.
Poveretta,chissa' come è finita.
Oppure è sostenuto da una socialita' inquietante, da protezioni, da una rete pericolosa.
Non lo so.

Ci mancava solo questa, qua.

martedì 27 gennaio 2009

MEMORIA/PARIGI RITROVATA


'Parigi ritrovata' di Claude Gutman,*Einaudi ragazzi ,è un piccolo gioiello, per un pubblico generico ed in particolare di eta' evolutiva.
David, ragazzo ebreo scampato alla deportazione nazista,-otto milioni di persone scientificamente sterminate, secondo la stima di Primo levi- i genitori uccisi ad Auschtwiz, di loro gli rimane solo una foto.
Vivra' per sbaglio, con lucida coscienza di adolescente,la difficile e complessa vicenda del sionismo post-bellico di patria francese,attraverso una dolente esperienza itinerante ,in diversi 'campi' ,verso la terra d' Israele, in Palestina, compresi i campi di prigionia inglesi,fino al kibbuz.
Qui maturera' la coscienza del rifiuto di 'questa' storia,fino al ritorno, per scelta, a Parigi, con il conseguente allontanamento dall'ideologia sionista.

'Ditemi che non ho niente da fare al kibbuz, che mi sono sbagliato .Aiutatemi, vi supplico.Non ho piu' nulla.Gli inglesi hano bruciato i miei libri, ma non è grave, vero?'

'Me ne vado, Mordecahi .Il mio paese è la Francia.E' li' che sono nato.Non voglio piu' sentir parlare ebraico.
Non credo alla pace.Ci sara' ancora sangue.
Vi batterete con gli arabi, dopo, lo so,l'hai detto tu stesso.
La pace, Mordechai, la pace.
E' tutto quello che voglio'


Testo elementare, eppure non fa sconti .

'Il dado era tratto.Ognuno poteva crederci,tanto piu' che ogni giorno uscivano piccoli gruppi con il loro certificato d'immigrazione debitamente compilato.Avevo scelto l'Hachomer per partire.Era di sinistra.
Ma credo che avrei venduto la mia anima al Betar,d'estrema destra,per non restare un giorno di piu' in quel grande pandemonio giudaico in cui i circoncisori circoncidevano, i venditori di cibo casher casherizzavano,i rabbini rabbinavano,i politicanti politicavano..
.....non arrivavo piu' ad ammirare coloro che avevano sofferto tanto piu' di me,che erano stati torturati, che avevano visto i loro figli ammazzati...
Non ce la facevo piu'.
Aspettavo ai piedi del mio filo spinato'


Testo delicato ed inquietante,pone interrogativi, aiuta a leggere in parte quella crepa ,quel buco nero, quel male della storia con le sue odierne metastasi.

*nato in Israele nel 1946, scrittore

lunedì 26 gennaio 2009

CO/INCIDENZE DI SCRITTURA






Ho cancellato, in questo blog un paio di post dopo che li avevo pubblicati, e ho tenuto li' diverse bozze:il tutto non mi convinceva, riletto poi.
E' difficile che quello che si scrive convinca fino in fondo,ma ci sono alcuni casi in cui rimane l'inquietudine di non aver detto il giusto:
-quando si parla, anche indirettamente, di cose, persone e fatti vissuti, conosciuti
-quando si descrive una realta' vicina
-quando si descrivono delle sfumature esistenziali che corrispondono ad eventi reali.
-quando si toccano temi universali filtrati dai propri occhi
E' difficilissima la realtà,anche se si vuole sintetizzarla in un linguaggio veloce e divertente, tutto sommato, come quello di un blog.
E della scrittura 'praticata' mi piace l'aspetto di laboratorio, non darla mai per scontata, l'esercizio di stile.Mi piacerebbe anche ,talvolta, la strettoia di qualche giudizio severo.
Anche se poi, ad una certa eta', uno il suo stile,vuoi noioso o fruibile,schizzato o rassicurante, un po' se lo è costruito.
Dicevo, quando ,in particolare non sono convinta di quello che scrivo?
Quando ne avverto la non-coincidenza con la verita' storica,fattuale, ancorche' esaminata nelle sue sfumature.
Quando qualcosa mi stride,non mi va giu'.
Mi pare che le parole non siano trasparenti ma rincorrano se stesse.
Accidentaccio, quel maledetto grillo parlante della coscienza, che non ti lascia neppure scrivere in pace.
Datemi un martello, che lo riduco in polpette.


giovedì 22 gennaio 2009

LE MIE PRIGIONI


La storia del pensionamento delle donne a sessantacinque anni d'età è passata lemme lemme nel politichese nostrano, ma le donne che sbraitavano negli anni settanta,che hanno piu' o meno la mia eta'(cinquantasette a marzo prossimo) dove sono finite?
Gia' mi convincevano poco allora.
Adesso, sono tutte a rifarsi le labbra e quando va bene anelano ad un posticino in un reality?
Ragioniamo un po'.
D'accordo gli standard europei, ma l' Italia non è l'Europa del Nord , con i servizi e le protezioni alla maternita' e alla umana debolezza.
In Italia se non hai avuto una famiglia che ti guardava le spalle e un po' di memoria etica che ti guidava nella vita personale hai fatto fatica ad arrivare a sessant'anni con a testa a posto e la casa in ordine.
Mettiamoci trent'anni e passa di onesto lavoro dipendente, e mettiamoci lavori dipendenti faticosi e delicati come quello della scuola,mettiamoci una generazione che ne ha viste troppe.
La vita è una, e l'economia è una gran bufala.
Sono convinta che lavorare sia nobile anche se massacrante e che la socialità, intesa come partecipazione alla casa comune sia una necessità.
Credo, anzi, che lavorero' sempre, considerato che in fondo anche un misero blog è un lavoro, e mi piace farlo.
Ma la permanenza forzosa, fino ad un'età indefinibile, nei luoghi strategici ,in prima linea, laddove necessiterebbero energie nuove,naturalmente inclini a giocarsi , è un'aberrazione.
Bisognera' parlarne, bisognera' che le vecchie cariatidi che si sono accaparrate i posti piu' facili e sbandierano l'opportunita' magnifica di pensionamenti concessi solo in eta' senile capiscano che bisogna ragionarci su.
Bisogna costruire una dialettica di ruoli mobili, diversificati, orchestrati con intelligenza.
Nulla è piu' letale di una cosa considerata giusta per tutti.
Lo sfilacciamento e la frustrazione nei luoghi di lavoro strategici è una cosa che fa male al cuore.
La scuola, dicevo.
Necessiterebbe di energie nuove, che sapessero individuare il futuro e le sue opzioni, non di lemuri che si trascinano a lamentarsi e a contare gli scatti di anzianità.
Tutta l'esperienza e la professionalita' acquisite buttate a mare?
Ma no, si dovrebbero pensare delle mediazioni, delle finestre istituzionali in cui le produzioni, i saperi, le competenze divenissero tesoro trasmesso.
Cosi' è una prigione.
I fannulloni?
Che meraviglia, se sono leggeri di cervello, agili e intuitivi,ma soprattutto onesti.



mercoledì 21 gennaio 2009

DOPO LA TEMPESTA


La tregua è armata nella striscia di Gaza.

I blindati israeliani stanno all'erta, le giovani macchine da guerra ,ragazzi di vent'anni e poco piu', dormono con un occhio sui movimenti sospetti ,la diplomazia internazionale si affanna a ricomporre l'ennesima lacerazione tragica,mentre il mondo guarda all 'America e alla speranza-Obama.

E' l'inizio di una nuova era, ma veleni vecchi serpeggiano per la vecchia Europa,l'antisemitismo, idra a mille teste ,serpeggia alle fermate degli autobus, nei negozi di frutta e verdura, l'equazione Israele-ebrei è troppo facile, il popolo deicida e infanticida ha seminato guai sulla terra e fatto strage di bambini. ancora una volta. I disoccupati testerasate dei curvoni estremi degli stadi,ipnotizzati dai loro semidei miliardari ,orridi nel loro vuoto,nascondono svastiche tra gli striscioni,anche la casalinga di quartiere scuote il capo e dice,rammarcandosi del costo dell'insalata, che questi ebrei sono la rovina del mondo.
Infanticidi e speculatori finanziari, al solito.
Il ministro israeliano Livni, con la sua aria da svedese e nulla della donna mediorientale, dice al mondo che è in pace con se stessa.
Dovra' spiegare al mondo quella ferocia .

Se tutti quei bambini massacrati sono venuti al mondo con un senso, quale è il senso della loro scomparsa dal mondo in questo modo?Vogliamo dimenticarceli, rimuoverli dalle nostre tavole come le briciole del pane,perche' dentro di noi sappiamo che stigmatizzati dai loro padri come martiri di Allah, ritorneranno a seminare odio.
Angeli dell'odio, potranno ricomparire e distruggere.

O forse no,la storia è mistero, la rincorriamo e non ne troviamo il bandolo.
Il dolore dei bambini è il buco nero del mondo e chi se ne va dal mondo bambino ha di sicuro un qualche paradiso pronto.
Chi rimane fissa il buco nero e non trova ragione
Ma la speranza vorrebbe che una giovane resistenza pacifica nascesse in quella terra martoriata.
Cosi' come vorrebbe che la speranza si tingesse di gioventu' anche in questo nostro paese ammuffito e vecchio, decadente e parecchio instupidito.
E la speranza è dura a morire.

martedì 20 gennaio 2009

CI SONO BAMBINI A ZIG ZAG


'Ci sono bambini a zigzag',di David Grossman .Oscar Mondadori,è stato uno dei testi utilizzati in una gara di lettura cui ho condotto i ragazzi di una classe ,dalle solite bravissime libraie della Libreri per ragazzi 'Il viale dei ciliegi 17' a Rimini.
Siamo arrivati ultimi degli ultimi, ma due o tre punzecchiature ci sono rimaste in testa.
Oltre al freddo pungente di quel sabato mattina riminese di uno degli inverni -si favoleggia-piu' rabbioso degli ultimi cinquant'anni ,che attorno all'Arco d'Augusto pareva rarefatto, sibilante, salmastro e si infilava sotto alle giacche cosi' bene che neppure un'abbuffata di pizza doverosa lo ha scacciato.
Follie del clima, oggi ci sono stati diciotto gradi, vento di scirocco e diavolerie in arrivo.
Il meteo è a zig zag.
Tra le punzecchiature del cervello, quella storia che ci ha rifilato David Grossman sui bambini a zig zag si faceva fatica a mandarla giu'.
Cosa vorra' dire? Ci siamo chiesti.
Dunque,pensa e ripensa, ragiona e rivolta la frittata, siamo arrivati alla conclusione che chi è a zig zag è difficilmente inquadrabile.
Perche', tanto per tenersi sulla matematica,si provi ad inscrivere in un cerchio una figura a zig zag.
Si provi a narrare come se fosse la ricetta di un purgante,(a + b= c)una storia familiare a zig zag.
Impossibile.
Si provi a cantare una storia d'amore a zigzag.
Un dramma,neanche la penna di Tolstoj ce la farebbe.
E via di seguito.
La storia narrata da Grossman era intrigante, ruotava attorno ad un improbabile viaggio-premio di Nono, un tredicenne che in questo viaggio-letto da dentro, letto da fuori,letto dalla cima e dal fondo del treno- ne vede di belle.
Ma di storie intriganti se ne leggono tante.
Era quella storia del zig zag che ci intrigava.
Del resto, chi 'E' ' a zig zag lo sa.

E chi ci prova ad acchiapparlo anche

giovedì 15 gennaio 2009

IL MONDO DA SCRIVERE A QUINDICI ANNI


Scrivere per un ragazzo di quindici anni è un'esperienza fondamentale.
Faccio da sempre, inseriti quando è possibile, laboratori di scrittura con i ragazzi e sempre hanno lasciato tracce ,cambiato facce,risolto piccoli risvolti,aperto spiragli.
I sistemi possono essere tanti, una quindicina e passa di anni fa avevo presentato un elaborato progetto che ha avuto tanti complimenti da un fantomatico Ufficio Scolastico Regionale,qualche timbro, due o tre passaggi da una scrivania all'altra ed è finito in fondo ad un cassetto di una credenza di casa mia.
Gli anni novanta se ne sono andati, è rimasta la risacca di questa scuola di sopravvivenza, ma qualche laboratorio di scrittura ci scappa ancora, in qualsivoglia condizione come direbbe un romanziere nostrano.
I ragazzi non se l'aspettano,ci credono poco all'inizio, poi la cosa va avanti, i testi compaiono, il clima si crea.Le occasioni aumentano,si partecipa al tal Premio,ci si convince che scrivere è naturale come camminare,molto piu' naturale che dar di calcio ai muri.
Non sempre, ma talvolta accade.
Se poi si tenta di scrivere del mondo e le cose si complicano, occorre chiedere aiuto agli autori,che di parole se ne intendono.
Di guerra,di giustizia, di amore, di speranza, di rabbia e di dolcezza ,ma anche di nulla, anzi, quasi sempre di nulla.
Le parole sono farina che si dissolve al vento ma sgorgano dall'anima,liberano il cuore,alleggeriscono.
Chi l'avrebbe mai detto che C.,abulico e allampanato, autostima zero,motivazione sotto le scarpe, famiglia nonsisacome,avesse potuto scrivere quelle belle frasi sul suo quaderno?
Eppure...
Bravo C., e ricordati: è cosi' che ci si riappropria del mondo,pezzo dopo pezzo, parola dopo parola.
In qualsivoglia condizione.