lunedì 26 gennaio 2009

CO/INCIDENZE DI SCRITTURA






Ho cancellato, in questo blog un paio di post dopo che li avevo pubblicati, e ho tenuto li' diverse bozze:il tutto non mi convinceva, riletto poi.
E' difficile che quello che si scrive convinca fino in fondo,ma ci sono alcuni casi in cui rimane l'inquietudine di non aver detto il giusto:
-quando si parla, anche indirettamente, di cose, persone e fatti vissuti, conosciuti
-quando si descrive una realta' vicina
-quando si descrivono delle sfumature esistenziali che corrispondono ad eventi reali.
-quando si toccano temi universali filtrati dai propri occhi
E' difficilissima la realtà,anche se si vuole sintetizzarla in un linguaggio veloce e divertente, tutto sommato, come quello di un blog.
E della scrittura 'praticata' mi piace l'aspetto di laboratorio, non darla mai per scontata, l'esercizio di stile.Mi piacerebbe anche ,talvolta, la strettoia di qualche giudizio severo.
Anche se poi, ad una certa eta', uno il suo stile,vuoi noioso o fruibile,schizzato o rassicurante, un po' se lo è costruito.
Dicevo, quando ,in particolare non sono convinta di quello che scrivo?
Quando ne avverto la non-coincidenza con la verita' storica,fattuale, ancorche' esaminata nelle sue sfumature.
Quando qualcosa mi stride,non mi va giu'.
Mi pare che le parole non siano trasparenti ma rincorrano se stesse.
Accidentaccio, quel maledetto grillo parlante della coscienza, che non ti lascia neppure scrivere in pace.
Datemi un martello, che lo riduco in polpette.


giovedì 22 gennaio 2009

LE MIE PRIGIONI


La storia del pensionamento delle donne a sessantacinque anni d'età è passata lemme lemme nel politichese nostrano, ma le donne che sbraitavano negli anni settanta,che hanno piu' o meno la mia eta'(cinquantasette a marzo prossimo) dove sono finite?
Gia' mi convincevano poco allora.
Adesso, sono tutte a rifarsi le labbra e quando va bene anelano ad un posticino in un reality?
Ragioniamo un po'.
D'accordo gli standard europei, ma l' Italia non è l'Europa del Nord , con i servizi e le protezioni alla maternita' e alla umana debolezza.
In Italia se non hai avuto una famiglia che ti guardava le spalle e un po' di memoria etica che ti guidava nella vita personale hai fatto fatica ad arrivare a sessant'anni con a testa a posto e la casa in ordine.
Mettiamoci trent'anni e passa di onesto lavoro dipendente, e mettiamoci lavori dipendenti faticosi e delicati come quello della scuola,mettiamoci una generazione che ne ha viste troppe.
La vita è una, e l'economia è una gran bufala.
Sono convinta che lavorare sia nobile anche se massacrante e che la socialità, intesa come partecipazione alla casa comune sia una necessità.
Credo, anzi, che lavorero' sempre, considerato che in fondo anche un misero blog è un lavoro, e mi piace farlo.
Ma la permanenza forzosa, fino ad un'età indefinibile, nei luoghi strategici ,in prima linea, laddove necessiterebbero energie nuove,naturalmente inclini a giocarsi , è un'aberrazione.
Bisognera' parlarne, bisognera' che le vecchie cariatidi che si sono accaparrate i posti piu' facili e sbandierano l'opportunita' magnifica di pensionamenti concessi solo in eta' senile capiscano che bisogna ragionarci su.
Bisogna costruire una dialettica di ruoli mobili, diversificati, orchestrati con intelligenza.
Nulla è piu' letale di una cosa considerata giusta per tutti.
Lo sfilacciamento e la frustrazione nei luoghi di lavoro strategici è una cosa che fa male al cuore.
La scuola, dicevo.
Necessiterebbe di energie nuove, che sapessero individuare il futuro e le sue opzioni, non di lemuri che si trascinano a lamentarsi e a contare gli scatti di anzianità.
Tutta l'esperienza e la professionalita' acquisite buttate a mare?
Ma no, si dovrebbero pensare delle mediazioni, delle finestre istituzionali in cui le produzioni, i saperi, le competenze divenissero tesoro trasmesso.
Cosi' è una prigione.
I fannulloni?
Che meraviglia, se sono leggeri di cervello, agili e intuitivi,ma soprattutto onesti.



mercoledì 21 gennaio 2009

DOPO LA TEMPESTA


La tregua è armata nella striscia di Gaza.

I blindati israeliani stanno all'erta, le giovani macchine da guerra ,ragazzi di vent'anni e poco piu', dormono con un occhio sui movimenti sospetti ,la diplomazia internazionale si affanna a ricomporre l'ennesima lacerazione tragica,mentre il mondo guarda all 'America e alla speranza-Obama.

E' l'inizio di una nuova era, ma veleni vecchi serpeggiano per la vecchia Europa,l'antisemitismo, idra a mille teste ,serpeggia alle fermate degli autobus, nei negozi di frutta e verdura, l'equazione Israele-ebrei è troppo facile, il popolo deicida e infanticida ha seminato guai sulla terra e fatto strage di bambini. ancora una volta. I disoccupati testerasate dei curvoni estremi degli stadi,ipnotizzati dai loro semidei miliardari ,orridi nel loro vuoto,nascondono svastiche tra gli striscioni,anche la casalinga di quartiere scuote il capo e dice,rammarcandosi del costo dell'insalata, che questi ebrei sono la rovina del mondo.
Infanticidi e speculatori finanziari, al solito.
Il ministro israeliano Livni, con la sua aria da svedese e nulla della donna mediorientale, dice al mondo che è in pace con se stessa.
Dovra' spiegare al mondo quella ferocia .

Se tutti quei bambini massacrati sono venuti al mondo con un senso, quale è il senso della loro scomparsa dal mondo in questo modo?Vogliamo dimenticarceli, rimuoverli dalle nostre tavole come le briciole del pane,perche' dentro di noi sappiamo che stigmatizzati dai loro padri come martiri di Allah, ritorneranno a seminare odio.
Angeli dell'odio, potranno ricomparire e distruggere.

O forse no,la storia è mistero, la rincorriamo e non ne troviamo il bandolo.
Il dolore dei bambini è il buco nero del mondo e chi se ne va dal mondo bambino ha di sicuro un qualche paradiso pronto.
Chi rimane fissa il buco nero e non trova ragione
Ma la speranza vorrebbe che una giovane resistenza pacifica nascesse in quella terra martoriata.
Cosi' come vorrebbe che la speranza si tingesse di gioventu' anche in questo nostro paese ammuffito e vecchio, decadente e parecchio instupidito.
E la speranza è dura a morire.

martedì 20 gennaio 2009

CI SONO BAMBINI A ZIG ZAG


'Ci sono bambini a zigzag',di David Grossman .Oscar Mondadori,è stato uno dei testi utilizzati in una gara di lettura cui ho condotto i ragazzi di una classe ,dalle solite bravissime libraie della Libreri per ragazzi 'Il viale dei ciliegi 17' a Rimini.
Siamo arrivati ultimi degli ultimi, ma due o tre punzecchiature ci sono rimaste in testa.
Oltre al freddo pungente di quel sabato mattina riminese di uno degli inverni -si favoleggia-piu' rabbioso degli ultimi cinquant'anni ,che attorno all'Arco d'Augusto pareva rarefatto, sibilante, salmastro e si infilava sotto alle giacche cosi' bene che neppure un'abbuffata di pizza doverosa lo ha scacciato.
Follie del clima, oggi ci sono stati diciotto gradi, vento di scirocco e diavolerie in arrivo.
Il meteo è a zig zag.
Tra le punzecchiature del cervello, quella storia che ci ha rifilato David Grossman sui bambini a zig zag si faceva fatica a mandarla giu'.
Cosa vorra' dire? Ci siamo chiesti.
Dunque,pensa e ripensa, ragiona e rivolta la frittata, siamo arrivati alla conclusione che chi è a zig zag è difficilmente inquadrabile.
Perche', tanto per tenersi sulla matematica,si provi ad inscrivere in un cerchio una figura a zig zag.
Si provi a narrare come se fosse la ricetta di un purgante,(a + b= c)una storia familiare a zig zag.
Impossibile.
Si provi a cantare una storia d'amore a zigzag.
Un dramma,neanche la penna di Tolstoj ce la farebbe.
E via di seguito.
La storia narrata da Grossman era intrigante, ruotava attorno ad un improbabile viaggio-premio di Nono, un tredicenne che in questo viaggio-letto da dentro, letto da fuori,letto dalla cima e dal fondo del treno- ne vede di belle.
Ma di storie intriganti se ne leggono tante.
Era quella storia del zig zag che ci intrigava.
Del resto, chi 'E' ' a zig zag lo sa.

E chi ci prova ad acchiapparlo anche

giovedì 15 gennaio 2009

IL MONDO DA SCRIVERE A QUINDICI ANNI


Scrivere per un ragazzo di quindici anni è un'esperienza fondamentale.
Faccio da sempre, inseriti quando è possibile, laboratori di scrittura con i ragazzi e sempre hanno lasciato tracce ,cambiato facce,risolto piccoli risvolti,aperto spiragli.
I sistemi possono essere tanti, una quindicina e passa di anni fa avevo presentato un elaborato progetto che ha avuto tanti complimenti da un fantomatico Ufficio Scolastico Regionale,qualche timbro, due o tre passaggi da una scrivania all'altra ed è finito in fondo ad un cassetto di una credenza di casa mia.
Gli anni novanta se ne sono andati, è rimasta la risacca di questa scuola di sopravvivenza, ma qualche laboratorio di scrittura ci scappa ancora, in qualsivoglia condizione come direbbe un romanziere nostrano.
I ragazzi non se l'aspettano,ci credono poco all'inizio, poi la cosa va avanti, i testi compaiono, il clima si crea.Le occasioni aumentano,si partecipa al tal Premio,ci si convince che scrivere è naturale come camminare,molto piu' naturale che dar di calcio ai muri.
Non sempre, ma talvolta accade.
Se poi si tenta di scrivere del mondo e le cose si complicano, occorre chiedere aiuto agli autori,che di parole se ne intendono.
Di guerra,di giustizia, di amore, di speranza, di rabbia e di dolcezza ,ma anche di nulla, anzi, quasi sempre di nulla.
Le parole sono farina che si dissolve al vento ma sgorgano dall'anima,liberano il cuore,alleggeriscono.
Chi l'avrebbe mai detto che C.,abulico e allampanato, autostima zero,motivazione sotto le scarpe, famiglia nonsisacome,avesse potuto scrivere quelle belle frasi sul suo quaderno?
Eppure...
Bravo C., e ricordati: è cosi' che ci si riappropria del mondo,pezzo dopo pezzo, parola dopo parola.
In qualsivoglia condizione.


mercoledì 14 gennaio 2009

VANITA' DELLE VANITA'


Mi piacerebbe capire.
Capire la Storia, innanzitutto.
Perche' ci sono contingenze umorali ed emotive,politiche ed antropologiche, e c'è la Storia degli uomini e dei popoli ed ho spesso l'impressione che, anche se ci agitiamo tanto, non ci sia niente di nuovo sotto al sole.
L'eterno andare degli eventi, le forme diverse della crosta terrestre, ripropongono quelle due o tre cose, in fondo.
Si nasce, ci si agita per un'ottantina d'anni, se va bene, poi si muore .
I migliori cercano l'onesto conversar cittadino , gli altri si accontentano di un aperitivo al bar e di un po' di shopping.
Tutto qua.
Piu' semplice a dirsi che a praticarsi, ma se fosse chiaro, dalle prime ore del mattino, che quel bel pandemonio che chiamiamo mondo si regge su due o tre assi portanti , forse avremmo le idee piu' chiare.Non scevre di un pizzico di...cinismo? E' corretto dire cinismo?
Forse no, forse meglio dire chiarezza intellettuale senza bufale o inutili accomodamenti.

Tutto questo delirio mi deriva da un chiodo fisso di questi giorni, il tema della guerra.
La guerra in Medio Oriente, sotto gli occhi mediatizzati di tutti noi, la guerra che non ho conosciuto di persona, per fortuna, ma che pure agita tanta parte del mondo,la guerra che si respira, nelle contraddizioni del nostro vivere ordinario.
Scoppia,come un bubbone incurabile, esplode, fa parte dell'umana avventura.
E pensare che mi pareva fatto qualche passo, nella direzione della costruzione del TABU'della guerra, sembrava ci fossimo arrivati,nel Nostro Novecento.
Invece uno dei motori del commercio internazionale è dato dal traffico di armi, e la distruzione sembra l'attivita' piu' produttiva.E i conflitti tribali fanno saltare le viscere dei popoli.
Siamo alla frutta,forse ha ragione G:,l' ultimo monello dell'ultimo banco, che tra uno sbadiglio e l'altro,mentre tira i pallini, dice che ha saputo da un suo amico che ha visto una trasmissione che gli ha suggerito sua zia che fra tre anni il mondo finira'.

domenica 11 gennaio 2009

L'OBBEDIENZA NON E' UNA VIRTU'


Ricordo, di Don Lorenzo Milani, 'L'obbedienza non è piu' una virtu''(Lettera ai cappellani militari,1965)*

Alcuni passi.

'.non discutero' qui l'idea di Patria in se'.
Non mi piacciono queste divisioni.
Se voi pero' avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro' che,nel vostro senso, io non ho Patria..'

'..le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente:lo sciopero e il voto.'

'Abbiamo idee molto diverse.Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo e della Costituzione.'


'Certo ammetterete che la parola patria è stata usata male molte volte...Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia,dallo scegliere,quando occorre ,tra la Patria e valori bel piu' alti di lei.'


'Era nel '22 che bisognava difendere la patria aggredita.
Ma l'esercito non la difese.
Stette ad aspettare gli ordini che non vennero.
Se i suoi preti l'avessero educato a guidarsi con la COSCIENZA invece che con l'OBBEDIENZA cieca, pronta,assoluta, quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo?
..Cosi' la Patria ando' in mano ad un pugno di criminali che violo' ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria condusse la Patria allo sfacelo...'

'Se volete diciamo:preghiamo per quegli infelici che ,avvelenati senza loro colpa da una propaganda d'odio,si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria.... '



*L'episodio dei cappellani militari costerà a don Lorenzo Milani
(Firenze 1923/1967, prete ed educatore di origine ebraica per parte di madre)
un processo per apologia di reato