lunedì 29 settembre 2008

MISSISSIPPI BURNING


Alcuni giorni fa, di ritorno da Ferrara,dalla splendida cornice della Biblioteca Ariostea, a due passi dall'antico ghetto ebraico, un luogo carico di retrogusti elitari, umanistici, leggermente esclusivi, con accenti linguistici veneziani piu' che emiliani,mi sono trovata, per il ritorno a casa, sul regionale di Trenitalia delle venti e trentotto da Bologna.
Viaggiavo in seconda, pur con il biglietto di prima, per non imbarazzare i ragazzi che mi accompagnavano e ad un certo punto, cercando la 'toilette', ho fatto il giro di mezzo treno.
Le mie credenze terzomondiste incrollabili, la mia fede incondizionata nel meticciato hanno un attimo vacillato.Mi sono trovata davanti, appoggiato alla porta della toilette mezzo scassata, un satanasso di due metri, di colore, faccia butterata, cewing-gum ostentato.
Oddio, non che la mia, di faccia, fosse meglio, a pensarci bene qualche imperfezione della pelle ce l'ho pure io,chissa' come lui ha visto me,in quel momento. Magari era un dolcissimo signore solo un po' stanco che aveva la disgrazia di parere un bounty-killer.
Attorno, seduti, altri ragazzi di colore,non so dire come se la passassero. L'aria pero'era irrespirabile,si stava proprio male.
Nel melting pot delle venti e trentotto, c'erano ovviamente anche tutti gli altri.
Un signore elegante, brizzolato, si è messo a sbraitare con la capotreno incolpandola di non conoscere il latino.
Una giovane donna in mohair e personal portatile ha continuato a lavorare chiusa nella sua nuvola ,facendo di tanto in tanto strani sorrisetti.
Non mi pareva ci fossero delinquenti veri,anche perche' da vicino non ne ho mai visto uno, sono sincera.
Chi la fa sempre franca, i signori del vapore no, non viaggiano sul regionale delle venti e trentotto.Lavorano pulito,chiedono sicurezza. Nessuno chiede loro ne' biglietto ne' documenti.

sabato 27 settembre 2008

LA ROBA







Vedo una gru alta nel cielo-non un volatile,ma un mezzo meccanico atto all'edificazione di immobili-, e davanti c'è un cartello:'GECOS'; passeggio a due pasi dal mare e tra le costruzioni cresciute nei pochissimi spazi rimasti,vedo un cartello:'GECOS'.
So che la GECOS è ovunque, dovunque ci sia un mattone, un etto di cemento da stendere.
Dovunque passi, a Rimini, è presente la GECOS.
Chi sono le sue persone reali ?
Magari si scopre che mangiano, dormono, si puliscono i denti,insomma,non sono sintetici,sono persone in carne ed ossa.
Se solo ne incontrassi una ,di queste misteriose, onnipresenti,particelle di questo tutto inorganico, crescente,mutante,invadente.
Gli offrirei un caffe'.





venerdì 26 settembre 2008

LETTURE




'Il ragazzo giusto' di Vikram Seth mi va da un comodino all'altro, non riesco a finirlo.E' un gran bel libro, uno di quei libri che ti accompagnano, che ti mancano quando lo finisci,ma sono arrivata a pagina cinquecento e le pagine sono milleseicento in tutto.
E' chiaro che sono nevrotica,non riesco a seguire quel ritmo narrativo lento, ampio, perditempo,qualcuno ha detto che per gustarlo si deve immaginare di essere sul Gange, evidentemente non mi riesce,è un problema mio.
La scrittura è occidentale,deliziosa,il grande affresco storico a pagina cinquecento comincia a comparire sotto la ragnatela dei pomeriggi pieni di giochi , degli sguardi e delle infatuazioni ,del tempo suadente e morbido di questo ricco manipolo di altoborghesi indiani degli anni cinquanta .
Si immagina un'India aperta al futuro e diversa ,quanto tempo mi ci vorrà per finirlo non lo so.
E dire che mi sono digerita mattoni e mattoni, anni addietro.Forse è la frequentazione del web, che mi ha tolto un po' di empatia con la pagina cartacea.
Forse è solo il mio tempo che che ha qualche distonia.
Vikram Seth,nato a Calcutta nel 1952.
Altra cosa è la voce di Cinthia Ozick, che va giu' come una bibita al mirtillo d'estate.
Si impone,urge, avanza, dirompe, riinterpreta le parti , le attacca,le risistema ,forse non scrive neppure benissimo.
Di certo 'Eredi di un mondo lucente ' non ha subito imbellettature di editors.
E' natura ,passione del vedere-sentire.
La storia è semplicissima:la storia di una diciottenne che si trova a fare da 'tata', infermiera, segretaria, tuttofare in una curiosa famiglia di profughi,incredibili 'outsider',imballati tutti insieme in un difficile rapporto con una realta' durissima, esuli per vocazione,perdenti per destino,ancorche' coltissimi,dei veri 'cervelli':corre l'anno 1935, e la famiglia viene da Berlino a New-York.
E' una lettura travolgente.
Si resta imbrigliati nella sequela delle parole che si attorcigliano attorno alla 'fabula',di volta in volta animate da vita propria, giocose o dolenti,sempre vitalissime.
Apro a caso, a pag.247:'...il viso di Annelise si scioglieva,come succede ai miopi,in una sbavatura di acquerelli...'
Cynthia Ozich nata da genitori ebrei-russi a New-York nel 1928.

giovedì 25 settembre 2008

NO, CHE NON M'ANNOIO




Un'amica di vecchissima data,insegnante alle medie inferiori, mi racconto' una volta di una ragazzina gravemente disabile,in carrozzella, con tutti i problemi connessi, inserita in una sua classe.
Come fossero venuti, in classe, gli amici e l'insegnante di sostegno a canticchiarle 'No, che' non m'annoio', il ritornello di Jovanotti, non è chiaro a nessuno.
Di fatto, la ragazzina sbuffava spesso :forse per quello ,per ridicolizzare quella che lei contrabbandava per noia, avevano cominciato a canticchiarle la strofetta.
Di li' ad innamorarsi pazzamente di Jovanotti, per la ragazzina il passo fu facile.
Un vero amore,di quelli che da adolescenti nascono sulla pelle come i brufoli.
Nel frattempo, in sede di programmazione delle uscite'didattiche', usci' fuori la gita a Venezia.
Insomma,alla fine le gite furono due:a Venezia, e al concerto di Jovanotti.
Con i bambini che si erano accollati la compagnia e la responsabilità dell'amica in carrozzella.
Tutti compresi, come tante api operaie intorno all'ape regina.
Ma come frenare l'impeto romantico, il desiderio dell'amore dell'amica piu' sfortunata ?
'No,che' non m'annoio, no, che' non m'annoio'
Aveva cantato la ragazzina in carrozzella, su e giu' per calli e campielli, e poi al concerto, in mezzo alla folla dei rapper di casa nostra.
Con gli occhi lucidi e la felicità nel cuore.



martedì 23 settembre 2008

MIRACOLO ADRIATICO




Le mie vecchie nozioni di liceo scientifico non sono sufficienti.
Neppure quel po' di imparaticcio pseudo-scientifico che il cittadino comune assorbe nella sua frequentazione quotidiana di zapping, edicole, sale d'aspetto dei dentisti e simili.
Ci vorrebbe un filo diretto con il Centro di Biologia marina di Trieste, ma vattelapesca.
Non c'è che da ricorrere al solito anzianissimo signore che scruta l'orizzonte marino per istinto, per saggezza,per consuetudine,per spiegare questo splendido mistero della natura.
Il mare Adriatico non è ancora morto.
-I pescherecci sono aumentati tantissimo,di numero, negli ultimi dieci anni-dice l'anziano signore
-Ma pescano?
-Si,non vede? Sono carichi.
-Insomma, l'Adriatico vive
-Vive, vive.....
Si, vive, eccome.
Rientrano in porto i pescherecci dei lampedusiani ,carichi di pesce.
Eppure le cronache saccenti del nord recitano la morte dell'Adriatico, stagno chiuso, catino di scarichi padani,acqua putrida.Si sussurra che esista gia' un progetto per la sua cementificazione globale,e farla finita,una volta per tutte.
Lui, pero',non pare morto,ancora,anche se non ci sono nozioni scientifiche per sostenerne la vitalita' a tutti i costi.
Nel millenovecentoottantanove, quando scoppio' il 'caso'mucillagini, e mezzo mondo si interrogo' sul problema dell'eutrofizzazione, forse l'unico che ci azzecco' fu Andreotti,mesfistofelico.
Disse:-Tranquilli tutti, è un fatto naturale, il mare si rigenera da se'
Ma che avesse avuto davvero ragione?
Non c'è limite al dubbio italico, e il bizantineggiare del pensiero è di casa, qua,cosi' come l'approssimazione barricadera.
Ma lui, l'Adriatico, è vivo davvero.
Nonostante ci continuino a provare pressoche' tutti, a farlo fuori.

lunedì 22 settembre 2008

POVERI MILIARDARI


Qualcuno mi inviti ad un matrimonio miliardario, finalmente.
Di quelli che non avevo mai sospettato,agli infarinati del sessantotto parevano piu' pittoreschi gli amori dei poveri.
Invece eccoli qua. E nessuno, freudiano dell'ultima ora ,si azzardi a convincermi che il denaro è l'equivalente simbolico della m.(....)
Scuola vecchia, vecchi pensieri,romanticherie .
Il dato odierno, oggettivo, è che il denaro è reale,sempre di piu',eccome.
Reale come si puo',nella sua sostanza, reale per chi lo possiede, soprattutto. Crea caste, alleanze, relazioni, amori, disegni di vita e di potere,organizza il povero mondo.
Ben consapevole di questo la folta folla-non erano mica due sciacquette,era proprio una italica massa- che a Milano è andata in delirio per Paris Hilton andava al cuore pulsante del problema.
Il denaro, bello, sonante, virtuale e ipotetico, rischioso e rassicurante,culla d'infanzia e ponte per il futuro.
Lei, poverina, la Paris, non so se ne è accorta di tutto quel trambusto.
Non facciamo i cattivi, ma in fondo c'è miliardario e miliardario, lei non è di quelli con la stoffa,anche se con tutti quei titoli azionari anche una scopa sembrerebbe una regina.
Del resto le regine vere, quelle del Nordeuropa ,non hanno questo seguito, vanno a far la spesa come le casalinghe di quartiere, usano la bicicletta e sposano il postino.
Il fatto è che nei soldoni c'è sempre qualcosa di fatale.
Se i Paperoni ce l' hanno, dio glielo ha dato e dio glielo lascia.
Ma fin qui tutto normale, cosi' va il mondo da sempre,quello che non è naturale sono tutte le balle che ci siamo raccontati negli ultimi quarant'anni.
E' sempre meglio partire da affermazioni di verità,invece siamo partiti da bugie.
Che era possibile una rete di relazioni 'risanata' dal leviatano del denaro;che era possibile una naturalezza dei rapporti in barba a quei due quattrini che ci porteremo nella tomba.
Invece no. Chi ne ha tantissimo, se lo tiene stretto anche se dice agli amici al bar di essere dei loro, costruisce il suo destino a partire da quello e in quello morirà. Non ho ancora visto un miliardario che in casa sia onesto nel sentire,in genere fa il maggiordomo del suo conto in banca.
Vive, ama, odia, muore per quello.
Chi ne ha pochino se la cava meglio,sbraita nei punti giusti, si arrabatta e trova colpevoli piu' facili. C'è sempre chi ruba.C'è sempre qualcuno che ti assedia. Ainoi,lavita!!!!!!!!
Un sospetto:quante fans di Paris Hilton si nascondono tra queste brave signore che al mattino portano i bambini a scuola con il famoso 'gippone'?
Non ditemelo.
-Luigi, secondo te è meglio la miseria o la polmonite?
Chiedeva il buon Giacomo all'amico Luigi
-Questo è un problema-rispondeva lui
-Io dico la miseria-tagliava corto Giacomo
- Io dico la polmonite- ribatteva salomonico Luigi.


Dunque, che sia meglio la polmonite, o la miseria?

venerdì 19 settembre 2008

LA VIE EN ROSE




Riesumo da un cassetto la voce struggente di Edit Piaf, mia prediletta.
Sono qua nella provincia del mondo,nel grigio-cemento della costa adriatica del dopo-estate 2008.
Dopo le notti colorate, dopo le feste borghigiane, rimangono le enormi gru metalliche,contro il mare domestico.
Grigio cemento, grigio settembre,grigio pioggia,ma la'vie en rose'', anche qua,nell'immagine romantica, ormai, di una 'rive-gauche' reperto da museo, vecchia Europa per vecchie signore.
Meraviglia di un tavolino, sulla rive-gauche, poterci essere.
Luogo della mente,non piu' reale.
Canto di amori e di morti,mentre la città compie i suoi riti.
Ci sono immagini della memoria che stanno contro il tempo,hanno una loro autonomia.
Reperti da museo,pezzi da vetrina ,buone cose di pessimo gusto.


Mi chiedo dove stia ,attualmente, l'energia vitale, il motore del futuro.
Mi viene in mente un piccolo elenco:
in prima linea i marginali.
Per esempio, quelli che a scuola hanno qualche 'disturbo'.
Io so per certo che le potenzialità cognitive dei ' diversamente abili' sono bombe inesplose.
Del resto, un grande ' diversamente abile', Stephen Hawikngs ,è l'Einstein dei nostri tempi.
Poi il nuovo meticciato acculturato e dignitoso,un dato di natura, va da se' che le confusioni organiche generano forza.
E per terzo, i bambini.
Quanti ne ho visti nascere, negli ultimi mesi.
Attorno avevo il coro, la lunga litania dei malati di cancro, quasi una epidemia dolosa-nel senso di colpevole- e accanto un fiorire di nascite.
Fidarsi dei giovani genitori?
Ma va,neanche per sogno.
Pero' tra quegli occhioni sgranati,meravigliosamente aperti al mondo e ai tempi, ci sono le carte dei primi cinquant'anni del primo secolo del terzo millennio.


Si', la vie en rose'.